Facebook conta più di 850 milioni di utenti nel mondo, Twitter ha superato i 500 milioni, YouTube è il sito n. 3 del pianeta per visite giornaliere dopo Google e lo stesso Facebook, e LinkedIn ha già passato la soglia dei 100 milioni di profili registrati. Pochi numeri, per dare l’idea della portata del fenomeno dei social network. Le cui potenzialità, pare, sono sempre più nei pensieri del mondo del vino. Al punto che, ormai, l’80% della cantine italiane al top utilizza in qualche modo il web 2.0 per il proprio business.E quel 20% che ancora non lo fa, in ogni caso, prevede di farlo nel 2012. Il social network più gettonato, in linea con i trend globali, è Facebook, utilizzato dal 70% dei produttori per interagire con
il pubblico di Internet di tutto il mondo, fatto soprattutto di giovani, ma non solo. Poi viene Twitter (55%) seguito a pari merito da YouTube e dai “blog”, utilizzati dal 35% delle cantine. E poi c’è LinkedIn,social network in voga soprattutto tra i professionisti, che coinvolge un’azienda su 5. In ogni caso,
emerge chiara la tendenza che, ad oggi, il social networking non è utilizzato tanto per fare business diretto, ovvero vendere bottiglie, quanto per comunicare eventi, stimolare discussioni, ma anche per rimanere in contatto non solo con il pubblico, ma anche con le più importanti testate on line e blog del settore, per organizzare degustazioni e per migliorare la riconoscibilità e la reputazione del proprio
brand, cosa sempre più importante in un mercato inflazionato di etichette, attraverso quello che ormai è il primo mezzo di comunicazione-informazione del mondo, ovvero il web 2.0.
Maurizio Peroni
LA VOCE DELLA TIPICITA' DEI VINI DELLA TRADIZIONE PICENA E FAMILIARE !
THE VOICE AND THE UNIQUE CHARACTER OF THE FAMILY AND PICENO TRADITION !
THE VOICE AND THE UNIQUE CHARACTER OF THE FAMILY AND PICENO TRADITION !
venerdì 9 marzo 2012
domenica 19 febbraio 2012
I NUOVI ENOTURISTI
Con 5 miliardi di euro l’anno e 3 milioni di turisti, dopo anni di crescita continua l’enoturismo è pronto per diventare un asset importante della voce turistica italiana. Ma serve coordinamento a livello centrale tra tutte le forze in campo dell’offerta enoturistica, con strumenti unitari di promozione e di analisi. L’enoturismo rappresenta un valore aggiunto sempre più importante di altre tipologie di vacanza, come quella culturale, il turismo di affari ed il wellness. Un
pubblico sempre più giovane, quello dell’enoturismo, con il 70% degli ospiti under 50, sempre più connesso e destagionalizzato. Per questo e per mille altri motivi è giusto e conveniente puntare su vino e territori rurali, due tra le più affermate voci del nostro made in Italy. Con gli enoturisti sempre più “2.0”: non semplici winelovers ma un popolo che confronta offerta, prezzi e qualità in tempo reale
sul proprio smartphone e sui social media. 2 clienti su 3 scelgono l’itinerario e la visita in cantina da soli sul web e per intercettare questa realtà fioriscono siti e “apps”, si moltiplicano le campagne “viral” sulla rete e i contenuti “ugc”. Esempi? Da www.movinclick.it, una sorta di Facebook enologico con tutti gli strumenti tipici del web 2.0 (forum, chat, condivisione di file multimediali, pagina personale) ma con tanto di “tasting note” sulle bottiglie preferite, da poter condividere, oltre ai ‘panel di assaggio’ da fare comodamente in poltrona, senza muoversi da casa. Tra
le particolarità, anche la possibilità di definire il proprio “stato sentimentale” col vino e di avere un avatar personalizzato a seconda della categoria di appartenenza (da appassionato a tecnico).
pubblico sempre più giovane, quello dell’enoturismo, con il 70% degli ospiti under 50, sempre più connesso e destagionalizzato. Per questo e per mille altri motivi è giusto e conveniente puntare su vino e territori rurali, due tra le più affermate voci del nostro made in Italy. Con gli enoturisti sempre più “2.0”: non semplici winelovers ma un popolo che confronta offerta, prezzi e qualità in tempo reale
sul proprio smartphone e sui social media. 2 clienti su 3 scelgono l’itinerario e la visita in cantina da soli sul web e per intercettare questa realtà fioriscono siti e “apps”, si moltiplicano le campagne “viral” sulla rete e i contenuti “ugc”. Esempi? Da www.movinclick.it, una sorta di Facebook enologico con tutti gli strumenti tipici del web 2.0 (forum, chat, condivisione di file multimediali, pagina personale) ma con tanto di “tasting note” sulle bottiglie preferite, da poter condividere, oltre ai ‘panel di assaggio’ da fare comodamente in poltrona, senza muoversi da casa. Tra
le particolarità, anche la possibilità di definire il proprio “stato sentimentale” col vino e di avere un avatar personalizzato a seconda della categoria di appartenenza (da appassionato a tecnico).
IL NUOVO VIGNETO ITALIA
Si “muove” eccome, il “Vigneto Italia”, con tanti ettari persi in 10 anni, e cantine più che dimezzate nel numero. Ecco l’analisi in base al Censimento Agricoltura 2011
dell’Istat. Se il numero delle aziende vitivinicole, dal 2000 al 2010, è sceso da 791.091 a 383,645, il “Vigneto Italia” è passato da 717.333 ettari complessivi del 2000, ai 632.140 del 2010 (-12%). Ma guardando più in dettaglio, si notano fenomeni interessanti, come il comportamento diversissimo, per esempio, delle due regioni più blasonate del Belpaese: se in Piemonte è sparito il 12% degli ettari vitati,
la Toscana ne ha perso appena il 3%. La Regione che ha visto il crollo maggiore, in percentuale, è il Lazio (-45,7%). E se il Veneto, in un decennio, è stato sostanzialmente stabile, l’unica Regione che ha visto crescere il numero dei propri ettari è stata il Trentino Alto Adige (+11%), che è anche la Regione che ha perso il minor numero di aziende in percentuale (da 15.325 a 12.729, -16,9%). E, sempre in
tema di vigneti, non sembra riuscito completamente, almeno nell’arco di una decade, il piano di diminuzione in Sicilia: l’isola resta ancora la Regione che possiede il più alto numero di ettari coltivati a vigneto in Italia (erano 121.796 nel 2000, sono 110.699 nel 2010, con un decremento del 9,5%), seguita dalla Puglia con 96.750 nel 2010 (contro i 111.290 ettari del 2000, -13%) e dal Veneto (73.708 nel 2010). Tra le regioni che perdono più aziende vitivinicole, il record dei peggiori spetta ancora al Lazio con un vero e proprio crollo, da 69.371 aziende nel 2010 a 20.485 nel 2010 (-70,5%), seguita dalla Liguria (da 12.544 nel 2000 a 3.940 nel 2010, -68%) e dalla Calabria (da 34.291 a 13.390 -61%). Il primato del numero delle cantine, però, nonostante diminuzioni importanti in percentuale (dal 42 al 51%) spetta sempre al Sud guidato dalla Puglia con 47.901 aziende vitivinicole, seguita da Campania (41.624) e Sicilia (40.611). Ma nonostante questi cali, il vino italiano cresce in valore e in qualità ...
dell’Istat. Se il numero delle aziende vitivinicole, dal 2000 al 2010, è sceso da 791.091 a 383,645, il “Vigneto Italia” è passato da 717.333 ettari complessivi del 2000, ai 632.140 del 2010 (-12%). Ma guardando più in dettaglio, si notano fenomeni interessanti, come il comportamento diversissimo, per esempio, delle due regioni più blasonate del Belpaese: se in Piemonte è sparito il 12% degli ettari vitati,
la Toscana ne ha perso appena il 3%. La Regione che ha visto il crollo maggiore, in percentuale, è il Lazio (-45,7%). E se il Veneto, in un decennio, è stato sostanzialmente stabile, l’unica Regione che ha visto crescere il numero dei propri ettari è stata il Trentino Alto Adige (+11%), che è anche la Regione che ha perso il minor numero di aziende in percentuale (da 15.325 a 12.729, -16,9%). E, sempre in
tema di vigneti, non sembra riuscito completamente, almeno nell’arco di una decade, il piano di diminuzione in Sicilia: l’isola resta ancora la Regione che possiede il più alto numero di ettari coltivati a vigneto in Italia (erano 121.796 nel 2000, sono 110.699 nel 2010, con un decremento del 9,5%), seguita dalla Puglia con 96.750 nel 2010 (contro i 111.290 ettari del 2000, -13%) e dal Veneto (73.708 nel 2010). Tra le regioni che perdono più aziende vitivinicole, il record dei peggiori spetta ancora al Lazio con un vero e proprio crollo, da 69.371 aziende nel 2010 a 20.485 nel 2010 (-70,5%), seguita dalla Liguria (da 12.544 nel 2000 a 3.940 nel 2010, -68%) e dalla Calabria (da 34.291 a 13.390 -61%). Il primato del numero delle cantine, però, nonostante diminuzioni importanti in percentuale (dal 42 al 51%) spetta sempre al Sud guidato dalla Puglia con 47.901 aziende vitivinicole, seguita da Campania (41.624) e Sicilia (40.611). Ma nonostante questi cali, il vino italiano cresce in valore e in qualità ...
sabato 28 gennaio 2012
VINO AL METEORITE
Ai vari profumi che gli enologi attribuiscono al vino sta per aggiungersi anche il “retrogusto meteorite”. La provocazione “spaziale” arriva dal Cile, dove un
produttore e astronomo, Ian Hutcheon, ha lanciato il “Meteorito”, un Cabernet Sauvignon fatto invecchiare in botte con un frammento di un asteroide datato 4,5 miliardi di anni fa. “Sono stato interessato al vino e all’astronomia per molti anni - spiega Ian Hutcheon - e volevo trovare un modo per combinare le due cose”. Il frammento utilizzato, lungo circa 7 centimetri, è stato donato da un collezionista Usa, e proviene da un meteorite caduto nel deserto di Atacama 6.000 anni fa. Sarei curioso di assaggiarlo!!!!
produttore e astronomo, Ian Hutcheon, ha lanciato il “Meteorito”, un Cabernet Sauvignon fatto invecchiare in botte con un frammento di un asteroide datato 4,5 miliardi di anni fa. “Sono stato interessato al vino e all’astronomia per molti anni - spiega Ian Hutcheon - e volevo trovare un modo per combinare le due cose”. Il frammento utilizzato, lungo circa 7 centimetri, è stato donato da un collezionista Usa, e proviene da un meteorite caduto nel deserto di Atacama 6.000 anni fa. Sarei curioso di assaggiarlo!!!!
L'IDENTIKIT DEL CONSUMATORE IN TEMPO DI CRISI
Poco magazzino, vini più legati al consumo quotidiano ma con un migliore rapporto qualità/prezzo: così la crisi diventa un’opportunità per fare piazza pulita dei vini che non piacciono più. Bollicine e vini leggeri? Una ‘moda duratura’, ma solo se l’offerta sarà di qualità. I consumatori non ne potevano più di vini strutturati e alcolici. Quelli, per intenderci, che quattro persone a tavola durante una cena non riescono a finire. È questa l’altra faccia della crisi, quella che di fronte alla necessità di ridurre i costi diventa un’opportunità per alleggerire la cantina: la maggiore coscienza si riflette anche su una corretta gestione del magazzino e sulla sua rotazione, portando il ristoratore a rinunciare alle etichette che non sono particolarmente vendute o richieste e a concentrare la propria offerta. Per fare la giusta carta dei vini bisogna allora fare l’identikit del nuovo consumatore, sfatando magari alcuni tabù, perché è vero che la crisi e le campagne contro il consumo di bevande alcoliche stanno condizionando i consumi di vino al ristorante, ma è altrettanto vero che la diminuzione dei consumi è in atto ormai da anni in Italia e tendenzialmente li porterà al di sotto dei 40 litri pro capite; la causa è il cambiamento nello stile di vita, rivolto a una maggiore attenzione verso il proprio corpo e verso gli aspetti salutistici dell’alimentazione. Inoltre, i vini strutturati non piacciono più così tanto, mentre il consumatore medio è più informato, curioso, viaggia e assaggia vini di altri Paesi. Infine, professionisti come i sommelier possono fare la differenza tra bere colto e informato e quello generalista. Viste queste premesse, le nuove carte dei vini dovrebbero essere un mix di etichette, tendenzialmente più legate al consumo quotidiano, con vini più leggeri, freschi e "beverini".Il desiderio di bere vini leggeri però prenderà piede solo per i vini che risulteranno gratificanti alla beva, di buona sapidità ed espressione riconoscibile dei più disparati territori vitivinicoli italiani. E poi ci sono le bollicine, che sono una forte tendenza attuale per un consumo che ormai copre tutto l’anno. Fondamentale sarà il rapporto qualità/prezzo e il ruolo di ristoratori e sommelier capaci di raccontare il vino, consigliare e orientare l’acquisto verso il gusto che il cliente cerca e verso il prezzo che è disposto a spendere.
PILLOLE DI SCIENZA: I TIOLI
Il termine “mineralità” è molto usato da parte delle riviste specializzate, delle guide e anche da parte dei produttori. Questa tendenza è evidente nel mondo
anglosassone che associa questo carattere alla qualità, all’originalità e all'autenticità soprattutto per i vini bianchi di regioni settentrionali ( come il Riesling). Eppure non esistono pubblicazioni scientifiche dedicate a questo tema. La maggiore difficoltà nasce dal fatto che la mineralità è una sensazione multisensoriale e multimodale che combina olfatto, gusto e reazioni trigeminali. Si distingue una mineralità salina da una mineralità amara e viene descritta da note aromatiche di selce, pietra focaia, pietre secche, grafite,ostriche fresche, fumèe, cherosene,etc. Spesso è associata al terroir che per alcuni degustatori conferisce le note minerali. La ricerca rimane molto scettica su queste ipotesi fantasiose e attribuisce invece queste note sensoriali ad alcuni composti solforati, i "TIOLI" presenti in forma ridotta, legati al vitigno e alle condizioni di maturazione dell’uva. In effetti il benzenemetanetiolo conferisce una dimensione empireumatica al vino molto simile alla nota di pietra focaia. Una recente ricerca condotta su vini di Borgogna ha permesso di evidenziare una diversa percezione di mineralità da parte dei degustatori. Abbastanza comune sembra invece la sensazione sensoriale associata
ai composti solforati ed all’equilibrio acido.
anglosassone che associa questo carattere alla qualità, all’originalità e all'autenticità soprattutto per i vini bianchi di regioni settentrionali ( come il Riesling). Eppure non esistono pubblicazioni scientifiche dedicate a questo tema. La maggiore difficoltà nasce dal fatto che la mineralità è una sensazione multisensoriale e multimodale che combina olfatto, gusto e reazioni trigeminali. Si distingue una mineralità salina da una mineralità amara e viene descritta da note aromatiche di selce, pietra focaia, pietre secche, grafite,ostriche fresche, fumèe, cherosene,etc. Spesso è associata al terroir che per alcuni degustatori conferisce le note minerali. La ricerca rimane molto scettica su queste ipotesi fantasiose e attribuisce invece queste note sensoriali ad alcuni composti solforati, i "TIOLI" presenti in forma ridotta, legati al vitigno e alle condizioni di maturazione dell’uva. In effetti il benzenemetanetiolo conferisce una dimensione empireumatica al vino molto simile alla nota di pietra focaia. Una recente ricerca condotta su vini di Borgogna ha permesso di evidenziare una diversa percezione di mineralità da parte dei degustatori. Abbastanza comune sembra invece la sensazione sensoriale associata
ai composti solforati ed all’equilibrio acido.
giovedì 12 gennaio 2012
LE TENDENZE DEL VINO NEL 2012
Quali saranno i trend 2012 per il vino italiano, tra tensioni finanziarie,Imu e il costo dei carburanti alle stelle? ....ma, il vigneto del Belpaese potrebbe avere qualche asso nella manica. L’export continuerà a rappresentare l’antidoto alle difficoltà del mercato interno. E per i vini del made in Italy sarà importante la
ricettività dei mercati asiatici, in testa la Cina e l’India, approdo “naturale” per i grandi brand, un po’ meno immediato, ma potenzialmente importantissimo, per i piccoli. Il mercato interno,negli ultimi anni in costante calo, potrebbe complicarsi ulteriormente a causa della crisi, ma tanti produttori sembrano voler tornare ad investire con più decisione anche “in patria”, se non per far crescere i consumi, almeno per fermarne la discesa. Mercato italiano che potrebbe reagire con segni di
discontinuità, in favore di un ritorno al classico, cioè ad etichette ed aziende storicizzate dalla forza del proprio marchio o da quella del proprio stile e della propria consistenza e continuità qualitativa. Una sorta di rassicurante “caccia” alle certezze. Il 2012, probabilmente, vedrà divaricarsi ancora di più, in Italia e nel mondo, la forbice di prezzi, polarizzando i consumi tra vini “cheap” (fino a 5 euro) e “fine wines” (da 50 euro in su). Ma, a sorpresa, potrebbe anche essere l’anno della riscossa dei “second vin”,il cui prezzo è nel mezzo, che hanno sofferto nel recente passato ma che, potrebbero riconquistare qualche posizione, grazie ad una qualità che, spesso, rasenta quella dei “cru”, e alla competenza di consumatori sempre più preparati. L’idea di sostenibilità ambientale, poi, continuerà a tirare, con i vini da agricoltura biologica e/o biodinamica che emergeranno ancora di più nel “Vecchio Mondo”, ma il cui appeal potrebbe valicare l’oceano, U.S.A. in testa. E crescerà la richiesta di vini più bevibili ed equilibrati, anche se il riscaldamento globale
continuerà a spostare il profilo organolettico dei vini in direzione opposta, a partire dal grado alcolico.
ricettività dei mercati asiatici, in testa la Cina e l’India, approdo “naturale” per i grandi brand, un po’ meno immediato, ma potenzialmente importantissimo, per i piccoli. Il mercato interno,negli ultimi anni in costante calo, potrebbe complicarsi ulteriormente a causa della crisi, ma tanti produttori sembrano voler tornare ad investire con più decisione anche “in patria”, se non per far crescere i consumi, almeno per fermarne la discesa. Mercato italiano che potrebbe reagire con segni di
discontinuità, in favore di un ritorno al classico, cioè ad etichette ed aziende storicizzate dalla forza del proprio marchio o da quella del proprio stile e della propria consistenza e continuità qualitativa. Una sorta di rassicurante “caccia” alle certezze. Il 2012, probabilmente, vedrà divaricarsi ancora di più, in Italia e nel mondo, la forbice di prezzi, polarizzando i consumi tra vini “cheap” (fino a 5 euro) e “fine wines” (da 50 euro in su). Ma, a sorpresa, potrebbe anche essere l’anno della riscossa dei “second vin”,il cui prezzo è nel mezzo, che hanno sofferto nel recente passato ma che, potrebbero riconquistare qualche posizione, grazie ad una qualità che, spesso, rasenta quella dei “cru”, e alla competenza di consumatori sempre più preparati. L’idea di sostenibilità ambientale, poi, continuerà a tirare, con i vini da agricoltura biologica e/o biodinamica che emergeranno ancora di più nel “Vecchio Mondo”, ma il cui appeal potrebbe valicare l’oceano, U.S.A. in testa. E crescerà la richiesta di vini più bevibili ed equilibrati, anche se il riscaldamento globale
continuerà a spostare il profilo organolettico dei vini in direzione opposta, a partire dal grado alcolico.
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