Maurizio Peroni

LA VOCE DELLA TIPICITA' DEI VINI DELLA TRADIZIONE PICENA E FAMILIARE !
THE VOICE AND THE UNIQUE CHARACTER OF THE FAMILY AND PICENO TRADITION !

domenica 19 febbraio 2012

I NUOVI ENOTURISTI

Con 5 miliardi di euro l’anno e 3 milioni di turisti, dopo anni di crescita continua l’enoturismo è pronto per diventare un asset importante della voce turistica italiana. Ma serve coordinamento a livello centrale tra tutte le forze in campo dell’offerta enoturistica, con strumenti unitari di promozione e di analisi. L’enoturismo rappresenta un valore aggiunto sempre più importante di altre tipologie di vacanza, come quella culturale, il turismo di affari ed il wellness. Un
pubblico sempre più giovane, quello dell’enoturismo, con il 70% degli ospiti under 50, sempre più connesso e destagionalizzato. Per questo e per mille altri motivi è giusto e conveniente puntare su vino e territori rurali, due tra le più affermate voci del nostro made in Italy. Con gli enoturisti sempre più “2.0”: non semplici winelovers ma un popolo che confronta offerta, prezzi e qualità in tempo reale
sul proprio smartphone e sui social media. 2 clienti su 3 scelgono l’itinerario e la visita in cantina da soli sul web e per intercettare questa realtà fioriscono siti e “apps”, si moltiplicano le campagne “viral” sulla rete e i contenuti “ugc”. Esempi? Da www.movinclick.it, una sorta di Facebook enologico con tutti gli strumenti tipici del web 2.0 (forum, chat, condivisione di file multimediali, pagina personale) ma con tanto di “tasting note” sulle bottiglie preferite, da poter condividere, oltre ai ‘panel di assaggio’ da fare comodamente in poltrona, senza muoversi da casa. Tra
le particolarità, anche la possibilità di definire il proprio “stato sentimentale” col vino e di avere un avatar personalizzato a seconda della categoria di appartenenza (da appassionato a tecnico).

IL NUOVO VIGNETO ITALIA

Si “muove” eccome, il “Vigneto Italia”, con tanti ettari persi in 10 anni, e cantine più che dimezzate nel numero. Ecco l’analisi in base al Censimento Agricoltura 2011
dell’Istat. Se il numero delle aziende vitivinicole, dal 2000 al 2010, è sceso da 791.091 a 383,645, il “Vigneto Italia” è passato da 717.333 ettari complessivi del 2000, ai 632.140 del 2010 (-12%). Ma guardando più in dettaglio, si notano fenomeni interessanti, come il comportamento diversissimo, per esempio, delle due regioni più blasonate del Belpaese: se in Piemonte è sparito il 12% degli ettari vitati,
la Toscana ne ha perso appena il 3%. La Regione che ha visto il crollo maggiore, in percentuale, è il Lazio (-45,7%). E se il Veneto, in un decennio, è stato sostanzialmente stabile, l’unica Regione che ha visto crescere il numero dei propri ettari è stata il Trentino Alto Adige (+11%), che è anche la Regione che ha perso il minor numero di aziende in percentuale (da 15.325 a 12.729, -16,9%). E, sempre in
tema di vigneti, non sembra riuscito completamente, almeno nell’arco di una decade, il piano di diminuzione in Sicilia: l’isola resta ancora la Regione che possiede il più alto numero di ettari coltivati a vigneto in Italia (erano 121.796 nel 2000, sono 110.699 nel 2010, con un decremento del 9,5%), seguita dalla Puglia con 96.750 nel 2010 (contro i 111.290 ettari del 2000, -13%) e dal Veneto (73.708 nel 2010). Tra le regioni che perdono più aziende vitivinicole, il record dei peggiori spetta ancora al Lazio con un vero e proprio crollo, da 69.371 aziende nel 2010 a 20.485 nel 2010 (-70,5%), seguita dalla Liguria (da 12.544 nel 2000 a 3.940 nel 2010, -68%) e dalla Calabria (da 34.291 a 13.390 -61%). Il primato del numero delle cantine, però, nonostante diminuzioni importanti in percentuale (dal 42 al 51%) spetta sempre al Sud guidato dalla Puglia con 47.901 aziende vitivinicole, seguita da Campania (41.624) e Sicilia (40.611). Ma nonostante questi cali, il vino italiano cresce in valore e in qualità ...