Maurizio Peroni

LA VOCE DELLA TIPICITA' DEI VINI DELLA TRADIZIONE PICENA E FAMILIARE !
THE VOICE AND THE UNIQUE CHARACTER OF THE FAMILY AND PICENO TRADITION !

domenica 30 giugno 2013

QUALE FUTURO PER IL COMMERCIO DEL VINO ITALIANO?

I consumi di vino in Italia continuano a rallentare e, nel 2020, si pensa che il calo toccherà il -6,1% sul 2012, per un livello complessivo di 21,2 milioni di ettolitri. Solo un quarto di secolo fa l’Italia rappresentava il secondo consumatore di vino al mondo, dopo la Francia con oltre 36,6 milioni di ettolitri. Oggi, con i suoi 22,6 milioni di ettolitri, il Belpaese ha ceduto il secondo posto agli Stati Uniti con 29 milioni di hl ed è incalzata sia dalla Germania 20 milioni di hl che dalla Cina 17,8 milioni di hl, destinata, nei prossimi 5 anni, a sorpassare sia l’Italia che la Germania. Nel 2012 le vendite di vino nella gdo sono diminuite, in volume, del 3,6% sul 2011, ed il primo trimestre 2013 evidenzia un ulteriore calo del 7,5% sullo stesso periodo del          2012. Ma il         quadro per il futuro,       se possibile, è ancora più cupo: con
l’invecchiamento generale della popolazione italiana, una maggior attenzione alla salute, e un minor consumo di alcol legato anche all’incremento dell’immigrazione di popoli che, per motivi religiosi, non consumano vino. Per questo si crede che speranze positive sono invece legate alla crescita dell’Africa, una comparsa, almeno finora, nel grande palco dei consumi enoici, pronta, però, a recitare un ruolo di protagonista tra i partner del vino italiano. Nel 2012, le importazioni di vino italiano del Continente Nero hanno avuto una crescita del 7% sul 2011 e addirittura del 445% sul 2002. Certo, i livelli assoluti sono ancora bassi, ma quella che deve essere monitorata è la crescita della classe media africana, visto che in molti scommettono su uno sviluppo rilevante del numero di famiglie africane agiate, ricordando che già oggi la classe media (sopra i 20.000 dollari di reddito annuo) nel Continente è già più numerosa che in India. Per ora, i consumi totali di vino nel continente sono pari a 7 milioni di ettolitri, di cui la metà nel solo Sud Africa.

martedì 25 giugno 2013

LA FILLOSSERA NEL NAPA VALLEY

La Fillossera è il nemico più grande della vite ed è un piccolo insetto che arriva dall’America, e che nel Vecchio Continente non fa più paura dopo la crisi di fine ‘800 quando distrusse il vigneto Europa. In California però è tornata prepotentemente a minacciare le viti della Napa Valley e, visto che il problema, colpisce ogni 20 anni i vigneti californiani, sta nel portainnesto, l’unica soluzione risolutiva è il          reimpianto totale delle viti malate, per evitare che la malattia si diffonda a quelle sane. Un lavoro enorme, che durerà almeno 5-6 anni, e che riguarda il 15% dei vigneti californiani, pari a 2.600 ettari, e che, secondo Jennifer Putnam, direttrice del gruppo di produttori della Napa Valley, “sarà un’opportunità per tutto il territorio di rivalutare e riconsiderare ciò che è stato piantato in passato, per non ripetere gli stessi errori commessi nel 1970 e nel 1990, tenendo sempre ben presenti le peculiarità della nostra terra”.
Inoltre l’eccezionale raccolto del 2012, supportato anche da una solida risposta dei mercati, sarà fondamentale per finanziare il reimpianto, ma fino al 2015 l’intera regione, 17.401 ettari vitati, dovrà fare i conti con una importante carenza produttiva.


lunedì 24 giugno 2013

LA REGIONE MARCHE E L'EXPORT

Riporto un'intervista rilasciata da Alberto Mazzoni direttore dell'Istituto marchigiano tutela vini (Imt).
A premessa di quanto sopra, si fa presente l'andamento positivo dell'export dei vini marchigiani. Dopo il +10% registrato nel 2012, nei primi mesi del 2013 l'aumento si colloca tra il 3% e il 5%. Il mercato italiano invece, presenta un conto salato soprattutto alle denominazioni più piccole. Dice Mazzoni: "Per le 830 aziende associate (70% con punto vendita in azienda) all'interno dell'Imt, che conta 16 vini a denominazione e 4 Docg, resta quindi decisivo proiettarsi all'estero. Soprattutto verso gli Usa che da soli coprono il 60% dell'export . L'Imt, che nei giorni scorsi ha rinnovato la fiducia al presidente Gianfranco Garofoli per il prossimo triennio, ha investito in promozione 9 milioni di euro negli ultimi 4 anni (di cui 3,8 da parte dei produttori). Siamo un collettore di finanziamenti e abbiamo dato vita a un sistema in cui anche il piccolo si deve sentire grande e, allo stesso modo dei grandi, deve avere la possibilità di vendere all'esteroIl mercato dei vini sotto il brand Marche è oggi dominato dal Verdicchio di Jesi, che da solo conta 14 milioni di bottiglie (60% esportate) e rappresenta circa metà della produzione regionale a Doc, con un fatturato di 25 milioni. L'altra parte del sistema Marche afferisce a Offida-Ascoli, che vanta il blasonato Rosso Piceno." Mi domando: è il Pecorino dove'è finito? " L'idea di unificare sotto un'unica gestione anche i prodotti ascolani non sembra tuttavia una bestemmia: Sono pronto al dialogo e non ho preclusioni; ci guadagneremmo tutti . Nel frattempo, l'Imt guarda avanti e, per venire incontro ai gusti del mercato, spinge per avere rossi meno strutturati, per promuovere i rosati e le bollicine, così come per una maggiore 'libertà di tappo' (a cominciare dal Rosso Conero). Si lavora anche alla ristrutturazione dei vigneti. Ai giovani dobbiamo dare un futuro, e lo si deve fare garantendo prima di tutto il valore delle uve”.

domenica 2 giugno 2013

SPESA LOW COST

Ultimamente si parla spesso di spesa low cost!  La crisi morde ed è boom del low cost sulle tavole degli italiani:  6 famiglie italiane su 10 hanno tagliato quantità e qualità degli alimenti mentre le vendite  nel primo trimestre 2013 salgono solo nei discount . E di pari passo balzano in avanti gli allarmi alimentari, di cui l’80% provocato da prodotti a basso costo provenienti da Paesi extra Ue. La contaminazione della dieta mediterranea dalle importazioni dei falsi prodotti tipici made in Italy, dai wine-kit svedesi, all’olio d’oliva turco, ai falsi formaggi al miele cinese o il prosciutto cotto olandese, ma anche i limoni argentini, il pane proveniente dall’Est Europa. A differenza di quanto è accaduto per tutti gli altri settori,  dall’abbigliamento alle automobili, in cui gli italiani hanno rinunciato agli acquisti, per l’alimentare, che va in tavola tutti i giorni, questo non è possibile, almeno oltre un certo limite, ma si è verificato un sensibile spostamento verso i prodotti a basso costo per cercare comunque di risparmiare. Una tendenza frutto del cambiamento dei consumi delle famiglie italiane che per gli alimentari e le bevande nel 2012 sono scesi a 117 miliardi, con un calo del 6,3% dal 2008. Dietro questi prodotti spesso si nascondono ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi. Quindi durante un acquisto non resta altro che verificare sempre gli ingredienti e la provenienza in etichetta, preferire l’acquisto di prodotti freschi o comunque poco elaborati e che non devono aver subito lunghi trasporti.