Maurizio Peroni

LA VOCE DELLA TIPICITA' DEI VINI DELLA TRADIZIONE PICENA E FAMILIARE !
THE VOICE AND THE UNIQUE CHARACTER OF THE FAMILY AND PICENO TRADITION !

mercoledì 21 dicembre 2011

PILLOLE DI SCIENZA:LA FINE DEL "BRETT"

I mportante passo avanti nella genetica del vino. In Australia un team di scienziati ha sequenziato il genoma del Brettanomyces, un lievito conosciuto come Brett, assai dannoso per il vino.Secondo l’Australian Wine Research Institute (AWRI) questa scoperta è in grado di dare ai produttori di vino un vantaggio competitivo molto
importante nella gestione di questo fungo che appartiene alla famiglia dei saccaromiceti.Il termine “brett” è utilizzato nel gergo enologico per indicare i brettanomiceti,una specie di lieviti che normalmente si sviluppa sia nelle uve sia nei locali in cui si produce e si conserva il vino, ed ha la pessima caratteristica di rovinarlo trasferendo al prodotto sentori poco gradevoli. Finora la precauzione più efficace adottata dai produttori è stata quella di limitare il più possibile
il suo sviluppo con una serie di misure preventive che iniziano dai filtraggi e finiscono nel controllo costante della pulizia dei vasi vinari. Ma ora il sequenziamento del Dna scoperto dagli australiani ha svelato la mappa genetica del Brett e questo permetterà di debellarlo definitivamente.

AUGURI DI BUONE FESTE

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lunedì 19 dicembre 2011

LE DOC ITALIANE FATTE ALL'ESTERO

Chianti imbottigliati all'estero,che una volta uscito dai confini italiani sfugge ai controlli; è questo il destino di molti vini blasonati verso i mercati della Polonia,
Germania o paesi scandinavi. Ma non è il solo: uno dei vini italiani più venduti nella Gdo, il Montepulciano d'Abruzzo, 117 milioni di bottiglie, per il
52% è confezionato fuori regione, con una percentuale estera del 5,6%, equivalente
a 50mila hl l'anno. Situazioni analoghe si registrano in Puglia per il Salice Salentino, il Primitivo di Manduria e Castel del Monte, e nel “profondo nord vinicolo” per altre Doc come Barbera d'Asti (4mila hl), Piave (10mila hl),Piemonte (7mila hl) e Barolo (1.600 hl). Come si spiega questo fenomeno del “vino italiano fatto all'estero"? La falla sta nel DL 2 novembre 2010 sui controlli, che non impone nessun obbligo per i vini sfusi che lasciano l'Italia. E in mancanza di accordi bilaterali tra Paesi, gli ispettori degli enti di certificazione non possono andare all'estero a fare le verifiche. Per questo, il Consorzio toscano corre ai rimedi:
Il prossimo anno presenterà un nuovo disciplinare con l'imbottigliamento in zona. Come avviene, del resto, con il Chianti Classsico-Gallo Nero. Una soluzione, questa, non applicabile però alla Doc Montepulciano d'Abruzzo: l'imbottigliamento fuori regione è un male necessario perché la viticoltura locale è legata a un forte sistema cooperativo che produce quasi esclusivamente vino sfuso.Passiamo in Puglia dove il 50% del Salice salentino e del Primitivo escono sfusi per essere imbottigliati fuori, soprattutto in Gran Bretagna, Usa e Germania e perfino in Cina. Va detto infatti che oggi si trovano alcune Doc pugliesi a 1,3 euro senza sapere bene con che cosa siano fatte. C'è da preoccuparsi? Va detto, intanto, che il vino che “emigra” all'estero non torna in Italia, ma resta nei mercati esteri. Secondo i dati di Valoritalia, nel 2010 sono usciti dai confini italiani 107mila ettolitri di vino Doc sfuso. Il fenomeno interessa poche denominazioni, anche se per alcune denominazioni, come i vini della Valtellina, (3mila hl esportati), esistono accordi bilaterali Italia-Svizzera che consentono di controllare tutta la filiera. Peccato che non sia così né per il Chianti, né per il Montepulciano d'Abruzzo e molte doc della Puglia.
La soluzione, infatti, sarebbe un sistema di accordi bilaterali con i Paesi "imbottigliatori”. Ma è sicuro che questo interessi ?

giovedì 15 dicembre 2011

LE VARIETA' DEL FUTURO

Sebbene le previsioni spesso non si avverino, molti si interrogano sulle scelte varietali future in viticoltura. Anzitutto le scelte sono orami globalizzate e pertanto continuerà la concentrazione su un numero limitato di varietà, ma con una maggiore apertura a quelle autoctone locali e la riduzione di quelle internazionali. Nel complesso si verificherà la perdita della biodiversità genetica e qualitativa, con la produzione di vini sempre più uguali in tutto il mondo. Uno spazio maggiore avranno le novità derivanti da incroci tra varietà di V. vinifera, quali Palava e Marselan tra la straniere, Rebo (sel. Rigotti), Manzoni bianco (sel. Manzoni) ed Ervi (sel. Fregoni) fra le italiane. Agli ibridi interspecifici resistenti alle malattie, al contrario, saranno preferiti gli Ogm dei vitigni di classe, ingegnerizzati con l'inserimento di geni codificanti per resistenze alle malattie, perché non avranno aromi marcati di viti selvatiche delle specie americane.
Un peso fondamentale nelle scelte varietali avranno le richieste dei mercati internazionali, ad esempio relative ai vini bianchi leggeri e spumanti; sono perciò interessanti le nuove varietà da spumanti Celtica, Virgilio e Pliniana e derivanti da incroci fra Chardonnay, Pinot nero e Riesling italico.
L'eventuale liberalizzazione dei diritti di impianto comporterà squilibri avversi alla collina e favorevoli alla pianura, comprensori di varietà di qualità mediocre.
Al contrario si ritiene che un allargamento delle liste varietali regionali possa favorire l'aggiornamento e il miglioramento qualitativo, attraverso l'introduzione di varietà eccellenti di altre Regioni italiane e di incroci. Bisogna riconoscere che i disciplinari delle Doc, Docg e Igt, che occupano il 50% delle produzioni italiane, cristallizzano le piattaforme ampelografiche, anche in aree dove i suddetti vini sono uguali a quelli da tavola, nei quali l'Ue ha previsto la liberalizzazione dell'uso del nome varietale in etichetta anche in assenza di indicazione geografica.
Un ruolo essenziale nelle scelte varietali avranno i cambiamenti climatici, che richiedono vitigni resistenti agli stress o il trasferimento della viticoltura in latitudine e altitudine, alla ricerca delle zone ove le uve possano maturare in periodi con frequenti oscillazioni termiche giorno-notte. La viticoltura sta marciando verso Nord e laddove oggi si coltivano vitigni bianchi si potranno coltivare varietà rosse (es. Germania), mentre dove non esiste la viticoltura si coltiveranno i vitigni bianchi e per gli spumanti, come sta avvenendo in Gran Bretagna.
Le varietà del futuro, tradizionali o nuove, dovranno soddisfare esigenze specifiche (es. spumanti) oppure più ampie e flessibili (es. adattamento ai climi) rispetto al passato, ma rimarrà l'obiettivo irrinunciabile della qualità, perché i consumatori dell'avvenire avranno più cultura e sensibilità per i vini provvisti di tipicità, alla quale la varietà contribuisce per circa il 50%, mentre l'altro 50% è fornito dal terroir.

giovedì 8 dicembre 2011

TRACCIABILITA' ANCHE PER LE IGP

L' anarchia enologica, forse, è finita. Anche le Igt, il grande buco nero della wine industry nazionale, entreranno, a partire da agosto 2012, nelle procedure e nei processi di certificazione e controllo così come prevedono le regole europee. Lo
ha annunciato il capo dell'Icqrf, Giuseppe Serino, al termine dell'ennesimo incontro
con tutti i rappresentanti della filiera, da Confagricoltura a Federvini, da Coldiretti a Fedagri a Lega Coop, che si erano presentati - finalmemte- con un documento unitario tranne su un punto: il modello di controllo delle Igt sui cui la cooperazione,come si sa, ha avuto fino a ieri un "diverso parere":rintracciabilità (vale a dire dalla bottiglia alle uve) invece che tracciabilità (dalla vigna alla
bottiglia). Fino a ieri, dicevamo.Perchè l'ultimo documento consegnato all'Icqrf segnala un significativo passo avanti della cooperazione ad accettare la tracciabilità seppure in forme meno invasive da parte degli enti di certificazione. Ecco come si spiega l'annuncio di Serino:"Proporrò al ministro un decreto che consideri le Igt alla stessa stregua delle Do come vuole l'Ue". L'impegno a incontrare al più presto i rappresentanti delle Regioni perchè il decreto ha una certa urgenza di promulgazione. Dal 2012, dunque, finisce l'anomalia italiana
delle Igt controllate dall'Icqrf invece che dagli enti di certificazione (e
con i costi a carico dell'Erario invece che sui produttori). Il processo una volta a regime consentirà di confrontare le due grandezze enologiche fondamentali: gli ettolitri di Igt dichiarati e il numero delle bottiglie immesse sul mercato. Fine dell'anarchia, e vita difficile per i furbettti del vino. Perchè gli ispettori dell'Icqrf avranno più tempo per dedicarsi al loro lavoro più importante: i controlli e la repressione delle frodi.

PIU' TASSE SUL VINO

Il presidente del Consiglio ha definito il suo decreto “Salva Italia” ma dalle organizzazioni agricole è stato subito ribattezzato “Affossa-agricoltura”. La manovra
del governo Monti, appare come una stangata per il settore, soprattutto se si considera la nuova Imu su case, terreni e fabbricati. L'applicazione della norma
contenuta nel DL prevede un'aliquota dello 0,2% sui fabbricati strumentali. Quindi anche sulle cantine, che ricadono nei beni strumentali.Il risultato è che aziende che prima non pagavano nulla sul valore degli edifici ora dovranno farlo. Un forte segno di discontinuità, non c'è dubbio, rispetto al passato quando l'agricoltore pagava le tasse basando il calcolo sul valore catastale dei terreni. Nel dettaglio, la nuova Imu prevede un'imposta pari allo 0,2% sul valore catastale moltiplicato per 60. E sarà facoltà dei Comuni ridurre l'aliquota allo 0,1%. Restano in piedi, invece, le
agevolazioni previste dall'attuale regime fiscale per zone svantaggiate e vigneti di collina, che interessano la gran parte delle aziende.

domenica 27 novembre 2011

PILLOLE DI SCIENZA:L'OZONO MEGLIO DEI SOLFITI

Produzione senza uso di solfiti e risparmio idrico di almeno il 30%. Nasce così Purovino, nome dato al brevetto e al marchio che identifica un metodo di produzione
frutto della collaborazione tra l'Università della Tuscia, la società Pc Engineering e la californiana Purefresh Inc.La chiave sta nell'uso dell'ozono per il trattamento
delle uve.Questo potente disinfettante naturale si sostituisce all'anidride solforosa, che rilascia residui tossici, e s'inserisce tra le fasi della raccolta e della pressatura. In pratica,le uve raccolte manualmente in cassette sono trattate in cella a basse temperature per una notte. L'ozono si scinde rapidamente, ritrasformandosi in ossigeno, senza residui.Gli acini a contatto con il gas reagiscono naturalmente aumentando la concentrazione di polifenoli. E questo va a
vantaggio sia dell'uva sia della qualità del vino. Le prove sperimentali, che hanno
coinvolto sette cantine umbre e toscane,sono state soddisfacenti sia per i rossi che
per i bianchi. I vantaggi? Un generatore di ozono (costa circa 30mila euro),consuma alla massima potenza 0,6 kW/ora, e l'acqua ozonata può essere riutilizzata consentendo un risparmio d'acqua del 30%. Inoltre si eviterà così l'uso di
sostanze chimiche per lavare gli impianti.

martedì 15 novembre 2011

LA BOTTIGLIA DI CARTA

La rivoluzione verde, che sta cambiando il modo di produrre in tutto l’Occidente, coinvolge sempre di più il mondo del vino. L’ultima novità arriva dall’Inghilterra, dove la “Greenbottle” è pronta a mettere sul mercato la prima bottiglia di carta della stessa forma di quella tradizionale: 55 grammi di peso contro i 500 di quella di vetro,che vuol dire un bel risparmio in termini di trasporto e smaltimento,costi pari al 10% della bottiglia tradizionale. Sugli scaffali della catena Asda arriverà nel 2012, ma sono in molti a storcere il naso, in prima fila il direttore di “Decanter”, Adam Lechmere, che ricorda come “l’aspetto di un vino è incredibilmente importante, e la gente non si chiede se sia ecologico”. Una novità da seguire, ma che non riguarda
le grandi produzioni di qualità del Belpaese che, per disciplinare, non possono prescindere dal vetro. Un materiale che si scopre sempre più amico dell’ambiente: 9 bottiglie scure su 10 sono prodotte con vetro riciclato, e gli imballaggi sono riciclabili al 100%, come ricorda Assovetro, l’associazione nazionale degli industriali del vetro.

mercoledì 2 novembre 2011

E' SPAGNOLO IL PRIMO VINO ANALCOLICO

Il vino con zero alcol adesso è realtà. Si chiama EminaZero, ed il Grupo Matarromera è pronto, dopo 7 anni di ricerca, a lanciarlo sul mercato in quattro versioni: rosso, bianco, rosato e spumante. Pensato per “consumatori dagli 0 ai 100 anni”, dalle donne in gravidanza agli anziani, passando per i diabetici, è il risultato di un processo di dealcolazione di pregiato vino del Duero, cui è seguita una complessa ricostituzione organolettica, capace di mantenere inalterate tutte le qualità benefiche del vino
(polifenoli, antiossidanti), con solo lo 0,04% di alcol e lo 0,29% di zuccheri.

venerdì 28 ottobre 2011

LA TRACCIABILITA' DEL VITIGNO ATTRAVERSO IL SUO DNA

L'America investe sulla ricerca. E questa non è una novità. Ma se la ricerca in questione è italianissima ed è costretta a volare Oltreoceano per essere presa in considerazione, finanziata e - se funziona- applicata, allora viene da chiedersi perché. Stiamo parlando dello studio sul DNA del vino della Serge-genomics (spin-off dell'Università di Siena guidato dalla ricercatrice Rita Vignani) che è stato scelto
e finanziato dal Ttb , l'agenzia doganale degli Stati Uniti che si occupa di alcol e tabacco. Che nessuno sia profeta in patria lo si sa, ma in questa storia c'è qualcosa di strano. “Probabilmente è la paura – dice Rita Vignani – i produttori sono consapevoli che introdurre l'esame del Dna significa assoluta trasparenza. Poi c'è un problema di gelosia scientifica tra istituti e ricercatori: chi prima negava la validità dello studio genetico sul Dna del vino, adesso è pronto a prendersene i meriti. Debbo dire che in Italia l'unico ente preso in considerazione è San Michele all'Adige. Ma noi non vogliamo fare la stessa fine di Meucci a cui Bell soffiò
l'invenzione del telefono”. Ecco, in poche parole, il caso Dna che in questi giorni divide i favorevoli alla tracciabilità genetica del vino e i contrari. Tra questi ultimi il presidente Consorzio Brunello di Montalcino, Ezio Rivella , il quale
ammette: “Sì, la paura c'è. Prima di tutto è paura dei costi che ricadrebbero sui produttori. In ogni caso vogliamo essere cauti, se non si pronuncia San Michele All'Adige, noi del Brunello non ce la sentiamo di mettere in pratica un sistema ancora da verificare”. C'è da dire, a questo punto, che l'istituto trentino è anch'esso impegnato da molti anni nello studio del Dna, sebbene non abbia ancora prodotto risultati applicabili come quelli di Siena. Stella Grando, responsabile del Diagnostica genetica di San Michele, tiene a precisare: “Non esistono ancora
pubblicazioni ufficiali sullo studio di Siena e protocolli applicabili. Se il Ttb
americano ha prolungato l'investimento è proprio perché non si è ancora giunti ad una conclusione. I nostri risultati, finanziati dall'Ager (consorzio di 13 fondazioni bancarie che ha messo a disposizione dell'istituto tre milioni di euro, nd.r.) verranno fuori solo quando saremo in grado di analizzare il Dna in toto, non solo un parte”. Domanda: se i due istituti stanno studiando la stessa materia come mai non
condividono i loro risultati? “Il vero problema è condividere i finanziamenti – dice Stella Grando – ognuno si tiene stretti quelli che riesce a trovare, insieme alle proprie scoperte. A meno che non sia un ente nazionale pubblico a commissionare uno studio...”. E quale miglior ente nazionale pubblico del Mipaaf? Peccato che dal Ministero viene la seguente risposta:“Al momento non esiste una normativa né italiana, né europea che regolamenti l'analisi del vino attraverso il Dna – spiega
Michele Alessi responsabile del dipartimento vitivinicolo - Se lo studio di Siena darà i suoi frutti e il Ttb americano ne confermerà la validità, allora ne prenderemo atto”. Intanto ne “ha preso atto” il Consorzio della Vernaccia di San Gimignano (82
soci, 10milioni di bottiglie) che sta già sperimentando il metodo. I primi risultati sono positivi e presto ci sarà il riconoscimento ufficiale. Probabilmente sarà il primo Consorzio con la certificazione “Dna Traced”. Speriamo non sia l'ultimo.

MERCATO DEL VINO 2011

Adriano Orsi, presidente del settore vitivinocolo di Fedagri, la più grande centrale enocooperativa italiana (140mila soci per 18milioni di hl di prodotto),nell'assemblea annuale della sua federazione ha evidenziato due cose: che la qualità del vino
italiano ha creato una grande ricchezza in questi anni; ma che questa ricchezza oggi
è in pericolo perchè, paradossalmente, il balzo dei prezzi (dal 20 al 50% in più rispetto alla campagna 2010) rischia di scardinare l'equilibrio della filiera, dal produttore ai vari segmenti della wine industry (imbottigliatori, commercianti,
trader).0rsi lo dice chiaramente ai suoi associati: "La vendemmia è stata scarsa, sei-sette milioni di ettolitri in meno, due volte la produzione della Grecia e
del Portogallo; la materia prima s'è fatta improvvisamente scarsa e di conseguenza i prezzi sono schizzati verso l'alto. Una buona notizia per i viticoltori ma solo all'apparenza perchè in un sistema complesso è evidente che la filiera industriale
e commerciale non potrà trasferire sul prezzo finale della bottiglia incrementi di costi di tale dimensione". Paradosso nel paradosso, la giusta strategia del "fly to quality" ha fatto salire la produzione di vini a denominazione ma ha ridotto drasticamente quella dei vini da tavola che sono una quota importante dei consumi. "Comincia a mancare il vino da tavola" dice Corrado Casoli,del Gruppo Italiano Vini,
un colosso da 340 milioni di euro di fatturato (stima 2011) e quel poco che c'è, lo si deve pagare caro". Oppure fare come tante Cantine che vanno in Spagna a comprare il vino da tavola pagandolo il 20-30% in meno, bypassando il maggior costo della
materia prima italiana e azzerando quindi il surplus di reddito atteso dai produttori. "Per la cooperazione" aggiunge Orsi di Fedagri "è ancora più complicato perchè le cantine debbono ritirare la materia prima dei soci ma non possono ignorare i maggiori prezzi registrati sul mercato". "Chi rischia davvero" spiegano alla Caviro di Faenza primo produttore italiano con 180milioni di litri (Tavernello e altri marchi popolari) "sono gli imbottigliatori che producono per la grande
distribuzione e che quest'anno si vedranno costretti a ridurre i loro margini, considerando anche tutti gli altri aumenti (vetro, tappi, logistica, etc), pur di restare sugli scaffali dei supermercati". L'annata 2011 sarà davvero difficile.

CONCORRENZA SLEALE ANCHE NEL VINO

In Sud Africa, settimo produttore al mondo di vino, alcune cantine violano i diritti dei lavoratori agricoli. Ecco l’accusa del rapporto “Ripe with Abuse: Human Rights Conditions in South Africa’s Fruit & Wine Industries” dell’organizzazione “Human Rights Watch”. Le accuse? Da operai costretti a vivere in porcilaie, spesso senza avere accesso ai servizi igienici o acqua potabile, esposti a pesticidi tossici e
a cui viene negato l’accesso a dispositivi di sicurezza. Ma la Wines of South Africa, organizzazione che promuove i vini del Paese che, pur condannando la violazione di diritti umani, sostiene che il rapporto sia prevenuto, e che possa avere un’influenza negativa sull’economia dell’enologia sudafricana e non solo, temendo boicottaggi da cui sarebbero danneggiati anche i produttori onesti. Un caso, comunque, che ripropone interrogativi ai quali si pensa poco quando si parla di vino nel mondo.

IL VINO GLOBALE

Se il mondo dell’enologia punta forte sulla riscoperta dei vini da vitigni autoctoni in purezza, gli appassionati non sembrano essere così “integralisti” in questo senso. Almeno secondo il sondaggio della rivista Decanter, che ha chiesto ai lettori se i coltivatori facciano bene ad impiantare varietà diverse da quelle autoctone. Lo spunto viene dalla notizia di alcuni vigneron del sud della Francia, che hanno deciso di puntare sul Sangiovese, varietà tanto cara alla viticultura del Centro Italia. Gli inglesi sembrano avere le idee chiarissime su questa “globalizzazione” in vigna: quasi la metà di loro (il 48%) crede che una percentuale di vitigni internazionali sia del tutto accettabile, a patto che non vada ad influire sul carattere di un
terroir; il 38% di loro, invece, ritiene sì che non ci sia niente di meglio dei vitigni autoctoni, ma pensa che sia giusto che i vignaioli coltivino ciò che vogliono, mentre solo il 14% ritiene che il Sangiovese coltivato in qualsiasi Regione che non sia la Toscana sia un vero e proprio abominio. Insomma, una piccola percentuale di vitigni internazionali in un vigneto non può scalfire l’unicità di un territorio.
Un concetto questo che dovrà valere anche per il vino? A preoccuparsene dovranno essere sopratutto i piccoli vignaioli.

sabato 1 ottobre 2011

I MAGNIFICI 10 DEL GAMBERO

ECCO I RICONOSCIMENTI SPECIALI ASSEGNATI DAL GAMBERO ROSSO:
Il Rosso dell'anno
Carignano del Sulcis Sup.
Arruga '07 - Sardus Pater

Il Bianco dell'anno
Verdicchio dei Castelli
di Jesi Sup. V.V. '09
Umani Ronchi

Le Bollicine dell'anno
Franciacorta Extra Brut 05
Ferghettina

Il Dolce dell'anno
Cristina V.T. '08 - Roeno

La Cantina dell'anno
Tasca d'Almerita

Miglior rapporto qualità/prezzo
Lambrusco di Sorbara
Lecllisse '10
Gianfranco Paltrinieri

Il Viticoltore dell'anno
Sergio Mottura
Giuseppe Russo

La Cantina emergente
Mattia Barzaghi

La viticoltura sostenibile
Alois Lageder

TRE BICCHIERI NELLE MARCHE

Le Marche hanno sempre più una vocazione bianchista e il Verdicchio dei Castelli di Jesi fa la parte del leone.Oramai anche i più critici si sono arresi al fatto che ci si trova davanti a una delle più intressanti varietà a bacca bianca, come sembrerebbe voler dire il premio di miglior bianco dell’anno al Vecchie Vigne di Umani Ronchi. Non c’è stile che predomini sugli altri: c’è chi predilige un registro freschissimo (Tavignano e Monteschiavo) o più potente (Marotti Campi), chi la finezza a tutti i costi (Garofoli, Sartarelli) senza ricorrere all’uso del legno. E chi preferisce affidarsi a barrique e tonneau (Santa Barbara e La Distesa) raggiungendo per altre vie pari eleganza. Non bastasse, la regione può vantare un territorio di grande vocazione: Matelica. Verdicchio raffinatissimi, longevi, innervati di profonda sapidità che negli anni si tramuta invariabilmente in mineralità. Oltre ai già conosciuti nomi di Belisario e La Monacesca, Bisci e Borgo Paglianetto raggiungono valutazioni altissime. Per contro sembra cedere la vocazione rossista: il montepulciano - vitigno cardine - coltivato dal Conero al più vasto areale piceno è difficile in quanto tardivo, difficile da guidare alla giusta maturazione e incline alla riduzione, ossia a quelle velature olfattive che accentuano il suo aspetto rustico. I risultati sono nasi spesso surmaturi, talora abbinati a un’esuberanza alcolica trabordante o eccessivamente marcati dal legno. Non è un caso che i rossi che riescono a ottenere i Tre Bicchieri hanno personalità (Oasi degli Angeli e Aurora). E' in forte crescita la qualità media dei bianchi a base di Pecorino, con San Savino protagonista esclusivo della denominazione. Il pesarese conferma la buona tendenza di crescita e Valturio non è più sola nel testimoniare che anche lì, con le dovute attenzioni, si può perseguire un ideale di alta qualità. Ecco l'elenco completo dei vini premiati:
Verdicchio Castelli di Jesi Cl. Sup. Misco 2010 - Tavignano
Verdicchio Castelli di Jesi Cl. Sup. Pallio di San Floriano 2010 - Monte Schiavo
Verdicchio Castelli di Jesi Cl. Sup. Balciana 2009 – Sartarelli
Verdicchio Castelli di Jesi Cl. Sup. Casal di Serra Vigne Vecchie 2009 - Umani Ronchi
Verdicchio di Matelica Mirum Ris. 2009 – La Monacesca
Verdicchio di Matelica Vertis 2009 – Borgo Paglianetto
Verdicchio Castelli di Jesi Cl. Sup. Gli Eremi 2009 – La Distesa
Verdicchio di Matelica Vign. Fogliano 2008 – Bisci
Verdicchio di Matelica Cambrugiano Ris. 2008 – Belisario
Verdicchio Castelli di Jesi Cl. Salmariano Ris. 2008 – Marotti Campi
Verdicchio Castelli di Jesi Cl. Gioacchino Garofoli Ris. 2006 – Garofoli
Verdicchio Castelli di Jesi Cl. Stefano Antonucci Ris. 2009 - Santa Barbara
Barricadiero 2009 – Aurora
Kurni 2009 – Oasi degli Angeli
Valturio 2009 - Valturio
Rosso Piceno Sup. Roggio del Filare 2008 – Velenosi
Verdicchio Castelli di Jesi Cl. Vigna Novali Ris. 2008
Terre Cortesi Moncaro
Offida Pecorino Ciprea 2010 – San Savino

mercoledì 21 settembre 2011

LA VENDEMMIA 2011

“Le uve quest’anno hanno subito una sorta di concentrazione artificiale dovuta all’anomala e intensa ondata di calore dopo ferragosto. Con i livelli di alcol che sono cresciuti, in qualche caso, in modo preoccupante e di conseguenza basse acidità. Qualitativamente potremmo avere delle produzioni ottime o scadenti, anche nello stesso vigneto”. Parola di Leonardo Valenti, agronomo e consulente di tante tra le più importanti cantine del Belpaese che, con le varietà bianche ormai in cantina e i rossi nel vivo della raccolta, traccia il quadro di una vendemmia molto complicata. Come confermato anche da alcuni fra gli enologi più importanti d’Italia che raccontano di una vendemmia complicata, specialmente nel centro-nord, con una maturazione accelerata drasticamente dal caldo torrido d’Agosto”, mentre al sud i tempi di maturazione sono stati più graduali. Una vendemmia, comunque, poco adatta al “fai da te” e dove l’apporto di un enologo è quasi imprescindibile. Calo quantitativo generalizzato (anche perchè le uve peseranno di meno per la loro concentrazione) e anticipo delle operazioni di raccolta in quasi tutta Italia, anche di 20 giorni sul 2010, e superiore a quello della precoce vendemmia 2007. Qualità buona ma non ottima e situazione complessiva decisamente a “macchia di leopardo”. Con le pratiche agronomiche, come sempre importantissime, ma nel 2011 “contro intuitive”, come per esempio la tassativa non scopertura dei grappoli dalle foglie e la paziente doppia vendemmia per eliminare dalla pianta i grappoli ormai appassiti e favorire lo sviluppo di quelli meno stressati dal caldo. Un periodo di vendemmia molto stretto, per giunta, in cui per riuscire a “salvare” qualche varietà, se ne è svantaggiata magari qualche altra.

lunedì 19 settembre 2011

IL TERROIR

Per definizione il terroir è uno spazio viticolo che produce un vino di qualità, unico per la tipicità, irripetibile, sensorialmente identificabile, chimicamente differenziabile per aromi, polifenoli specifici, elementi rari ecc.
Quando si pensa al terroir spesso si crede che esso non cambi, ma questo complesso basilare della produzione, e fonte della qualità vitivinicola, ha subito cambiamenti epocali negli ultimi decenni. Si pensi al trasferimento della viticoltura dalla tradizionale Europa al Nuovo Mondo, ai Paesi tropicali, la discesa dalla montagna alla collina e alla pianura. La tecnica colturale è fortemente cambiata, nei sistemi di potatura, di concimazione, di irrigazione, di vendemmia ecc. Ma soprattutto si è verificata la riduzione della piattaforma varietale mondiale: oggi su 10.000 vitigni esistenti se ne coltivano 200 internazionali e 300 autoctoni, questi ultimi su superfici ridotte. Di conseguenza nel mondo prevalgono i vini varietali e quelli di terroir sono ormai meno del 10%. La globalizzazione ha interessato anche l’enologia, contribuendo, assieme alla viticoltura, alla produzione di vini uniformi in tutto il mondo, per la perdita dei terreni antichi, della biodiversità e delle tecniche tradizionali.Da tutto questo ho ripreso e riporto le impressioni di Mario Fregoni, che si è posto il problema di come salvare i vini di terroir.
"Ciò significa, anzitutto, comprendere come si costruisce la tipicità anche di fronte all’evoluzione del terroir e saper valutare l’impatto del trasferimento delle innovazioni in un terroir. Questi obiettivi si possono realizzare caratterizzando i vini tipici di terroir e definendo con precisione le pratiche viticole ed enologiche correlate alla tipicità. L’indagine si può realizzare su scala parcellare, aziendale o di zona. La strategia spaziale e temporale comprende: le verifiche a breve termine (circa 10 anni), per lo studio dell’impatto delle modifiche del terroir sulla tipicità dei vini; le indagini di medio termine (10-30 anni), tendenti a simulare itinerari tecnici che portino a una nuova tipicità; le ricerche a lungo termine (oltre i 30 anni), che hanno lo scopo di modellizzare gli adattamenti e di combinare i diversi approcci sperimentati sul potenziale produttivo, al fine di proporre gli scenari di adattamento dei territori e dei mercati di consumo.
I fattori innovativi del terroir sono diversi, complessi e continui nel tempo, ma è possibile progettare anche nuove tipicità che siano sempre frutto dell’azione complessiva del legame con il terroir e non solo il risultato della tecnologia applicabile in ogni angolo del mondo, che determina l’uniformità dei vini e la disaffezione dei consumatori nei confronti dei pochi territori che ancora perseverano nel credo storico secondo cui il vino è figlio del terroir."

IL PASTICCIO "WHITE ZINFANDEL"


Vedendolo nella foto, difficile pensare che questo vino sia un bianco,nonostante si chiami “White Zinfandel”. Nei mercati dove è distribuito, soprattutto Usa e Uk, questa dicitura è accettata per definire lo Zinfandel in versione rosè, ed è utilizzata da player importanti, come Gallo e Diageo. Ma l’Ispettorato repressione frodi italiano ne ha sequestrate 362.000 bottiglie a marchio Blossom Hill nello stabilimento di Alba di Diageo Operations Italy, divisione del colosso inglese del wine & spirits, che in Italia viene solo imbottigliato, per poi essere esportato. “L’operazione riguarda una grande partita di vino denominato “White Zinfandel”, in realtà un vino rosato. L’indicazione induce in errore il consumatore oltre che sul colore, anche sulla provenienza del prodotto da un vitigno inesistente”. Così recita il comunicato delle Politiche Agricole. Ma dallo stabilimento, che muove ogni anno 12 milioni di casse, di cui 1 solo di “White Zinfandel”, precisano che “il vitigno Zinfandel non solo esiste, ma è uno dei più noti degli Stati Uniti”, e attendono chiarimenti dal Ministero. Il solito pasticcio all'italiana!!!!

sabato 30 luglio 2011

COSA BEVONO GLI EUROPARLAMENTARI

Le decisioni politiche più delicate,si prendono spesso a tavola e magari davanti a
una buona bottiglia di vino. Quale vino scelgono gli europarlamentari dopo le loro estenuanti sedute? 113 sono le etichette con solo due quelle del Nuovo Mondo: uno chardonnay e un cabernet sauvignon cileni prodotti da due aziende della rete del
commercio equo e solidale e tantissima Francia (oltre il 50% dei vini totali). Vediamo in dettaglio partendo dalle bollicine. Due gli Champagne in carta: la Cuvée du Parlament Européen Brut Grand Cru di Pierre Peters, piccola maison che produce una linea ad hoc per il Parlamento. Per quanto riguarda il metodo champenoises, troviamo un Cremant, un Cava, un riesling Brut teutonico e un Prosecco (prodotto da Villa Marianna di Valdobbiadene). Proseguendo ecco una selezione di mezze bottiglie, con un buon Sancerre, un Chianti 2007 della Cantina Leonardo da Vinci, un albarino portoghese e una selezione di piccoli produttori di vari Paesi; non ci sono grandi nomi. La carta è suddivisa in due specifiche selezioni: la prima più a buon mercato, mentre nella seconda - la“Carte de Vins Prestige”- con vere ricercatezze e grandi Chateau. Ritornando alla lista “base”, alla voce vini bianchi non compare l'Italia. Troviamo, al contrario, Grecia, Spagna, Lussemburgo, Slovenia, Bulgaria, Romania, Austria, Belgio, Portogallo, Repubblica Ceca, Ungheria, Francia, Germania. Con etichette con nomi non proprio allettanti come il Byzantium Transylvanie 2005 della Romania o il Kleoni greco senza nessuna indicazione né di annata né del produttore: un vuoto informativo grave e non unico, se si pensa che la battaglia per la trasparenza della filiera produttiva dovrebbe partire proprio da qui. Tra i rossi solo un Dolcetto dell'azienda Bersano e il Chianti Leonardo Da Vini. Passiamo ora alla carta più prestigiosa. La Carte de vins prestige riflette la tradizione della Vecchia Europa: oltre il 90% dei vini parlano francese. Ci sono ottimi chablis come il Premier Cru Les Vaillons del Domaine Billaud Salmon o il Pessac-Léognan Cru classé dello Chateau Carbonnieux. In carta ci sono tante valide etichette di Bordeux, Borgogna e una bella selezione di rossi del Rodano; il Domaine de Remizières, tanto per citare un nome. Tra tanti francesi, spiccano solo tre italiani. La Vernaccia di San Gimignano, prodotta dalla piccola azienda biologica Montenidoli, il Langhe Nebbiolo dei Poderi Oddero e il Chianti classico di Badia a Coltibuono, prodotto dagli eredi Stucchi Prinetti.

mercoledì 27 luglio 2011

LE ECO-IDEE NASCONO ANCHE IN VIGNA

Nascono anche dalla vigna le eco-idee del futuro. Innovazione e ambiente, è questo il cammino da seguire per garantire alla Terra un futuro radioso, che anche il mondo del vino ha iniziato a percorrere. Ed è anche il tema del concorso europeo “Eco-innovation”, che fra i 6 vincitori italiani vede protagonista un’idea nata tra i filari del Verdicchio. Si chiama “Zewipro”, acronimo di Zero Emissions Wine Production, un sistema “per abbattere la Co2 generata durante la fermentazione alcolica del vino, che poi verrà impiegata per la produzione di microalghe, da immettere a loro volta nel mercato farmaceutico, cosmetico, dei mangimi e degli integratori alimentari”. E se la tecnologia - già pronta per il mercato, ma per ora ancora in laboratorio - sarà italiana ed olandese, le cantine coinvolte sono una italiana (Fazi Battaglia), una
francese (Château Mont Redon, in Provenza) ed una spagnola (Bodegas Solar Viejo de Laguardia, nei Paesi Baschi), per una sperimentazione che partirà per la prossima vendemmia su decine di migliaia di quintali di mosto, durerà 30 mesi e sarà finanziata per metà (700.000 euro) dall’Unione Europea.

martedì 26 luglio 2011

MISTER PECORINO E MISS PASSERINA

Dopo il calendario delle produttrici di vino austriache, parte oggi il primo concorso di bellezza voluto dal Consorzio di vini Picenos: Mister Pecorino e Miss Passerina. Ispirato ai nomi dei vitigni più noti della Regione Marche ( Verdicchio a parte ), farà sbellicare a suon di battute e risate i più maliziosi. In realtà l’idea è “leggera”, ma l’obiettivo è lecito: i vincitori (la ragazza più frizzante e dal gusto più esuberante e il ragazzo dal sapore più robusto e di maggiore corpo) diventeranno i testimonial di Picenos, accompagnandolo in giro per il mondo. Il vino,ognuno la pensi come vuole, forse è anche questo ...

lunedì 18 luglio 2011

LA NUOVA FACCIA DEL VIGNETO ITALIA


Forte calo del numero di aziende viticole tra il 2010 e il 2000. A guardare i dati, ancora provvisori, del Censimento Istat (www.censimentoagricoltura.istat.it) si nota una perdita del 51,5% del numero di aziende, passate da 791.091 unità del 2000
a 383.645 del 2010, con una riduzione delle superfici a vigneto dai 717.333 ettari di dieci anni fa ai 632.140 ettari (-11,8%) di oggi. Percentuali negative, certamente (basti pensare al -70,4% di imprese nel Lazio o al -60,9% in Calabria), ma che vanno
lette “secondo la logica della selezione”.Il calo delle superfici è stato determinato soprattutto dalle estirpazioni ma, attenzione, a sparire sono state le aziende marginali, quelle condotte da viticoltori part-time, che non rappresentano certo il core business della viticoltura italiana. Si consolida, insomma, la tendenza che vede
una progressiva affermazione di aziende molto professionali, che producono vini a seconda delle esigenze del mercato”. La crescita , seppur modesta (da 0,9 a 1,6 ha) della superficie media aziendale è un buon segnale. Ma c'è di più: si sta affermando “una classe imprenditoriale giovane e moderna”. E' chiaro che occorrerà vedere cosa accadrà nei prossimi anni.

venerdì 15 luglio 2011

LA GUERRA DEI TAPPI


Quale sarà il tappo del futuro? In sughero o sintetico, in polietilene? O, alla fine, avra' la meglio il tappo a vite? Mentre alcuni grandi del vino, tra cui
Antinori e Donnafugata credono nel sughero al punto da entrare nella coltivazione delle sugherete in Sardegna un’altra parte dei produttori scommette sul tappo alternativo. Per capire come stanno le cose, cerchiamo di scoprire i segreti di un’azienda leader del tappo sintetico, la Nomacorc (2miliardi di chiusure per 100milioni di dollari). Il gruppo, ha tre stabilimenti (North Carolina, Belgio e Cina), 500 i dipendenti (tra cui 8 enologi) e 41 i Paesi interessati; in Italia distribuisce 200 milioni di tappi.
“Il nostro maggiore interlocutore è la Gdo per i suoi vini private label – spiega Richard Teply, ad del gruppo in Europa – ma non mancano grandi produttori internazionali come l’americano Gallo e il cileno Concha y Toro. Per gli italiani possiamo citare Settesoli, Pellegrino, Frescobaldi e Cusumano”. Vediamo ora che cosa succede nello stabilimento (5 milioni di tappi al giorno) alla periferia di Liegi.
Si parte dal polietilene lavorato con il metodo di co-estrusione (brevetto Nomacorc): ci sono due effusori grazie ai quali il materiale si unisce per creare il cuore e la pelle del tappo. Dopo l’incisione del marchio e lo smussamento degli angoli, si passa alla siliconatura. Ultima fase è la quarantena per testare le caratteristiche del tappo. A questo punto la domanda sorge spontanea: meglio il polietilene o il sughero? Risponde Filippo Peroni, direttore vendite Italia, Turchia e Grecia: “Il sughero non può garantire la ripetibilità del prodotto mentre oggi il mercato ha bisogno di certezze. Senza dimenticare che il 3% del vino imbottigliato col sughero
va perso come conseguenza del processo di ossigenazione. I nostri tappi, invece, sono in grado di prevedere il passaggio di ossigeno e quindi non risentono del TCA ( il temibile effetto “sa di tappo”, n.d.r.)”. Diverse sono le tipologie di tappo Nomacorc, ognuno con differenti tassi di trasferimento di ossigeno (OTR) che vanno da 0,044 cc a 0,002 cc dell’ultimo nato, il tappo 300 Select. “Il nostro obiettivo -
spiega Peroni - è dare agli enologi tappi affidabili. A questo serve anche NomaSense, uno strumento ideato per misurare l’ossigeno nel post-imbottigliamento sfruttando un sistema a fibre ottiche e due piccoli sensori posizionati dentro la bottiglia
campione” . Tutto prevedibile, quindi, tranne una cosa: quanto tempo passerà prima che il disciplinare di Doc e Docg in Italia permetta l’utilizzo del tappo sintetico?
“Non troppo”, dice Peroni. Che è anche sicuro che prima o poi Nomacorc batterà le multinazionali del sughero, magari anche la portoghese Amorim.

domenica 3 luglio 2011

LA PRIMA DOC EUROPEA : IL VITOVSKA

Potrebbe diventare la prima Doc transfrontaliera europea. E' la vitovska, antico vino autoctono triestino. L'annuncio è stato dato da Sandi
Skerk, presidente del Comitato tecnico Doc Carso. E' difficile trovare oggi
un territorio viticolo così magmatico, plastico, per certi versi così tradizionale (le case, la cucina, la lingua, la struttura patriarcale delle famiglie) eppure così veloce nell'apprendere e condividere esperienze
enologiche.
Sandi Skerk è uno dei circa 30 produttori che coltivano poco più di 150 ettari nelle province di Trieste e Gorizia. Dall'altra parte del confine, in Slovenia, sono altrettante le cantine di vitovska. Il territorio, prima della seconda guerra mondiale, era all'epoca tutta provincia di Trieste. La produzione (un calcolo approssimativo indica un quantitativo di
200mila bottiglie l'anno) viene consumata sul mercato locale, con piccole quote di export in Austria, Germania, Gran Bretagna e Usa. Non una bottiglia, negli ultimi anni, è rimasta invenduta. A conquistare il palato dei troppo pochi che ancora la conoscono sono la sua leggera acidità, la sapidità e i
sentori di frutta. Il colore è giallo paglierino chiaro. La scelta di chiedere il riconoscimento della Doc è condivisa dalle autorità regionali del Friuli e dal governo sloveno. L'iter - che non sarà breve - è stato già avviato. “Può essere un esempio per altri territori con le stesse problematiche, di un vitigno che va tutelato e non è di un solo Paese”, conclude fiducioso Skerk.

lunedì 20 giugno 2011

I 50 POTENTI DEL VINO

1. Pierre Pringuet
2. Eric de Rothschild
3. Robert Parker
4. Mel Dick
5. Robert Sands
6. Annette Alvarez
7. Don St Pierre Jr
8. Wu Fei
9. Eduardo Guilisasti
10. Jancis Robinson
11. Bernaud Arnault
12. Nobutada Saji
25. J. Charles Boisset
26. Jeannie Cho Lee
27. Simon Berry
28. Hugh Johnson
29. Peter Gago
30. Aubert de Villaine
31. John Kapon
32. Ch’ng Poh Tiong
33. S. Derenoncourt
34. Pierre A. Casteja
35. Piero Antinori
36. G. de Montgolfier
37. Denis Dubourdieu
13. Steven Spurrier
14. Dan Jago
15. Gina Gallo
16. Wine Blogger
17. Robert Shum
18. Michel Rolland
19. Pierre Castel
20. Tony Laithwaite
21. Marvin Shanken
22. Miguel Torres
23. Sylvie Cazes
24. Gary Vaynerchuk
38. Eric LeVine
39. Gary Boom
40. Allen Meadows
41. M. Chadronnier
42. Michael Hill Smith
43. Serena Sutcliffe
44. P. M. Guillaume
45. Nicolas Joly
46. Frederic Rouzaud
47. Nicholas Catena
48. Yasuhisa Hirose
49. Pedro Parra
50. Lorenzo Bencistà
Che cosa vuol dire “avere potere” nel mondo del vino? Significa fare un buon
vino? Oppure grandi fatturati e buoni utili? Affermare un’etichetta? Oppure, nel mondo di oggi, dominato dall’immagine e dalla comunicazione,fare moda, creare trend, in altre parole: essere influenti? Lo spiega Guy Woodward, direttore della rivista inglese Decanter che nel numero di luglio pubblica la sua classifica biennale (Power List) dei 50 personaggi più influenti nel mercato, “the peole who influence what’s in your glass”. Diciamo subito che la lista rispecchia perfettamente i nuovi assetti del mercato enologico globale: primeggiano, come sempre, francesi e americani ma cresce, eccome!, la presenza (e quindi l’influenza) dei cinesi. Al primo posto c’è Pierre
Pringuet, ceo del colosso francese Pernod Richard (7 miliardi di euro di fatturato e brand come gli Champagne Mumm e Perrier-Jouet). Segue Eric de
Rothshild , presidente di Domaines de Barons de Rothschild (salito dal numero 20 grazie all’enorme influenza che Chateau Lafite ha attualmente in Cina, soprattutto nel mercato delle aste: si ricorda ancora l’asta record di Hong Kong dove tre bottiglie Lafite 1869 sono state battute per 500mila euro). Terzo posto per Robert Parker, l’esperto e critico di vino americano che rispetto allo scorso anno perde, però, una posizione. Ma per trovare la presenza cinese non dobbiamo scendere troppo: già in ottava posizione ecco Wu Fei, general manager di Cofco, colosso pubblico cinese dell’agroalimentare ; seguito, in 28° posizione da Robert Shum, fondatore di Aussino World Wines (trading company cinese di vino) . Entrano in classifica anche la blogger di Hong Kong Jeannie Cho Lee (26 °) e Ch’ng Poh Tiong (32°), editore di The Wine Review, la più antica rivista vinicola del sud-est asiatico. E gli italiani?. Nella classifica la rappresentanza del Belpaese è dimezzata: da quattro del 2009 a due. Il primo è Piero Antinori (35°), uno dei nomi più noti dell’Italia vinicola, alla guida delle Tenute Antinori (2.200 ettari divisi tra Toscana, Umbria, Piemonte, Franciacorta e Puglia, per una produzione di 20milioni di bottiglie). L’altro italiano non è un produttore, ma un piccolo industriale metalmeccanico, titolare di Enomatic di Firenze (leader italiano nelle tecnologie per il vino), Lorenzo Bencistà Falorni che in meno di dieci anni ha portato i suoi prodotti in oltre 70 Paesi. A lui Decanter riserva la posizione numero 50. Ma per i lettori della rivista inglese Falorni meritava il primo posto: nel sondaggio sul sito della rivista lo ha scelto il 22% dei 2.500 lettori-votanti.

LA CINA PUNTA SUL BUSINESS DEL VINO

Il rapporto tra il vino e la Cina si fa sempre più intenso. E sempre più internazionale. A pochi giorni dal via di Vinexpo, la Camera di Commercio di Bordeaux dà notizia di un accordo con la città cinese di Dalian, vicino a Pechino, 7 milioni di abitanti e 36 di turisti ogni anno, che potrebbe valere un mercato da 1 miliardo di euro. L’accordo prevede non solo l’organizzazione di un “Festival Internazionale del Vino”, già fissato per luglio 2012, ma anche, nello stesso anno, la realizzazione di un “Village des Vins de Bordeaux”, che vedrebbe impegnati la Camera di Commercio francese e la Dalian Haichang Group,l’amministrazione della città cinese e l’Ufficio del Turismo di Dalian uniti per la promozione e l’allargamento del mercato del Bordeaux in primis, e del vino in generale, in Cina, che è già la prima destinazione straniera del grande rosso di Francia, con 33,5 milioni di bottiglie per 375 milioni di dollari nel 2010. Ma la Cina, che ha già comprato diverse cantine di lusso proprio in Francia, sta allargando il tiro fuori dai propri confini e non solo pensando al vino di altissima gamma: un consorzio di investitori
cinesi avrebbe comprato la Paritua Vineyards, realtà specializzata nella produzione di vini di fascia “premium” in Nuova Zelanda, con 60 ettari di vigneto. Insomma, pare proprio che istituzioni e investitori privati della Cina siano sicuri del potenziale che il mercato cinese e asiatico in generale
possano esprimere per il business del vino nei prossimi anni. Anche perché i numeri del passato recente non sembrano lasciare dubbi: in Cina, dove già sono vitati 390.000 ettari di terreno (previsti in crescita del 77% nei prossimi anni), il consumo di vino, dal 2005 al 2009 è raddoppiato, sfiorando il miliardo di bottiglie. E alla Cina guarda anche l’Italia, con un +145% nel 2010 sul 2009, ma con una quota di mercato “straniero” ancora al 6% contro il 46% dei francesi. Ma la domanda è: i cinesi arriveranno a comprare aziende anche in Italia? E se lo faranno, come reagirà il Belpaese enoico?

lunedì 13 giugno 2011

ITALIA-FRANCIA:LA SFIDA SUL MERCATO

Il tradizionale derby enologico Italia Francia appassiona non solo gli esperti e, in un momento di crisi di tutti gli indicatori internazionali, dà una certa soddisfazione. Siamo primi (almeno) nel vino, hanno titolato tutti i quotidiani di ieri, dedicando paginate e paginate al sorpasso sugli amati-odiati cugini d’Oltralpe. Ma abbiamo davvero battuto i vigneron che sabato prossimo fino al 23 giugno si autocelebreranno alla 16° edizione del Vinexpo, la più importante fiera del vino al mondo, in programma a Bordeaux, la capitale dell’enologia francese che ha appena avviato i lavori. Produciamo più vino (49 milioni di hl contro 46) e ne vendiamo di più all’estero (20 milioni di hl contro 13,5) soprattutto sul mercato americano che sta andando benissimo. Ma se guardiamo al fatturato è quasi la metà dei francesi (3,9 milioni di euro contro 6,3). Quindi facciamo pochi margini. E, come insegnano gli economisti, il margine è tutto. Anche nelle aziende che fanno vino.

sabato 11 giugno 2011

CONTROLLI ANCHE SUGLI IGT

Il problema della certificazione delle 118 Igt italiane (dall’Allerona dell’Umbria al Weinberg Dolomiti dell’Alto Adige), una quota non indifdferente della produzione vinicola (una decina di milioni di ettolitri, il 27% delle Denominazioni) sta diventando un “magma”, una massa inestricabile di interessi (privati e pubblici) e di questioni (politiche, contabili, burocratiche) da cui diventa ogni giorno più difficile venir
fuori con una soluzione condivisa dal Mipaaf e da tutti gli attori della filiera. “E’ un magma” dice il presidente dell’Unione Italiana Vini, Lucio Mastroberardino, che sul tema della certificazione sta conducendo una battaglia all’insegna della trasparenza e della condivisione delle procedure di controllo ora gestite dagli “enti certificatori” (con il legittimo
proposito di far sentire la voce della produzione e di ridurre, in qualche modo, il peso dei costi in un momento in cui i margini della filiera cominciano a ridursi. “E’ un magma” dice uno dei più alti dirigenti di
ValorItalia, il più grande “ente terzo” di certificazione (75% del mercato, 12 milioni di euro di fatturato) controllato da Federdoc (al 50%) e da Csqa.
Perchè è un magma? Perchè a due anni di distanza dall’entrata in vigore delle
regole comunitarie dell’Ocm Vino (che di fatto equiparano le Igt alle Doc e alle Docg che hanno, invece, contabilità ipertrasparenti), nessuno oggi è in grado di dire con certezza quante bottiglie di Igt si producono. “Eppure sarebbe semplice” spiega il presidente di ValorItalia e di Federdoc,
Ricci Curbastro “basterebbe confrontare il carico, cioè vigneti e produzione, con il numero delle bottiglie”. Probabilmente non è così semplice se sulla questione certificazione delle Igt da una settimana i vertici della burocrazia enologica del Mipaaf e la filiera non riescono a “trovare la quadra” per usare un’espressione entrata nel linguaggio della politica. La quadra, cioè il compromesso possibile su chi debba fare i controlli, con quali procedure, e chi debba pagarli. Nella scorsa riunione scorso sono emerse due posizioni: chiedere al Mipaaf di continuare a fare i controlli fino al 2013 e limitarli agli imbottigliatori (escludendo o riducendo al minino quelli su viticoltori e vinificatori). Ma con quali risorse? Nel frattempo, nel mercato della certificazione il clima si surriscalda: Federdoc ha impugnato in sede Ue il parere dell’Antitrust che considera il sistema dei controlli “ lesivo della concorrenza”.

giovedì 2 giugno 2011

VINI A MARCHIO COOP

Un “private label” innovativo che mette insieme sette cantine e la più grande catena della Gdo in Italia, la Coop. E’ così che nasce “Assieme”, nuova linea di vini nata dalla collaborazione di Cantine Riunite, Civ&Civ, Cevico, Le Chiantigiane, Folonari, Cantina Tollo e Moncaro, associate a Legacoop Agroalimentare. Le dodici etichette rappresentano cinque regioni: Emilia Romagna, Toscana, Veneto, Abruzzo e Marche. In dettaglio: Civ e Cantine Riunite propongono due Lambruschi, Reggiano e di Sorbara; Cevico un Rubicone bianco e rosso; Le Chiantigiane Vermentino e Merlot Maremma Toscana;
Folonari Chardonnay e Merlot delle Venezia; Cantina Tollo Terre di Chieti bianco e rosato; e infine Moncaro Trebbiano Passerina e Sangiovese. Il progetto punta a offrire qualità a costi contenuti. Le bottiglie avranno anche un tappo richiudibile proprio a sottolineare la caratteristica di consumo quotidiano. Saranno commercializzate in esclusiva nei 1.450 punti vendita della Coop. La produzione iniziale sarà di 150mila bottiglie e il fatturato atteso intorno ai 450mila euro. L’obiettivo è un milione di bottiglie all’anno. Il prezzo sarà in media di 3 euro. In etichetta, il logo ‘Filiera cooperativa’ lanciato lo scorso anno per l’ortofrutta insieme con l’indicazione di luoghi, vitigni e tecniche di produzione. “Con Assieme –
dice Vincenzo Tassinari, presidente del Consiglio di gestione di Coop – abbiamo pensato a un vino di qualità al giusto prezzo”.

venerdì 27 maggio 2011

LAMBRUSCO: IL RE DEI VINI ITALIANI NEL MONDO

Un milione di ettolitri l’anno tra Doc e Igt per un giro d’affari mondiale di 3,7 m i l i a r d i d i e u ro: in queste due cifre si riassume il fenomeno Lambrusco, vero e proprio passaporto dell’enologia emiliana all’estero (quasi metà della produzione è destinata all’export), da mesi al centro di una feroce polemica tra produttori locali e grandi aziende imbottigliatrici a cui i Consorzi di tutela di Modena e Reggio Emilia, con l’appoggio della Regione, vogliono
i porre l’obbligo di imbottigliare in Emilia Romagna come prevede, del re sto, l ’Ocm Vino. Ma torniamo all ’ e x p o r t .
Grandi bevitori di Lambrusco sono Usa, Brasile e Russia , ma una crescita
interessante si sta verificando anche in Cina. Senza dimenticare l’Europa che ne consuma ogni anno milioni di bottiglie, soprattutto in Germania e in Gran Bretagna. Come ci ricorda proprio oggi Mondo Lambrusco,
evento promosso da Enoteca Regionale dell ’Emilia Romagna in collaborazione
con il Consorzio Marchio Storico dei Lambruschi Modenesi e con il Consorzio Marchi Storici dei vini Reggiani. Mondo Lambrusco si chiama così perchè coinvolge davvero il mondo intero dell’enogastronomia attraverso i cuochi italiani del network itchefs-gvci, Gruppo Virtual Cuochi Italiani. Quest ’oggi , in particolare,grazie al collegamento dal Ristorante San Domenico di Imola, a partire dalle 17 ci si collegherà con Cina, Emirati
Arabi, Russia, Brasile, Usa per chiudere con la Germania. E si andrà avanti così fino a domenica 29 maggio. Mondo Lambrusco serve anche a far conoscere ai consumatori il Lambrusco “autentico” anche se la lotta al “tarocco” passa per i Consorzi di Tutela di Modena, Reggio Emilia e Mantova, che hanno registrato un marchio collettivo internazionale che copre il rosso italiano in otto Paesi del mondo.

sabato 7 maggio 2011

IL MERCATO GIAPPONESE DEL POST-TERREMOTO

Traino di un intero continente per decenni, il Giappone negli anni è diventato un mercato fondamentale per le esportazioni del comparto agroalimentare italiano che, nel 2010, hanno raggiunto un valore di 536 milioni di euro, in aumento del 2% sul 2009. Ma oggi, dopo il devastante sisma-tsunami che ha colpito il Paese del Sol Levante dell’11 marzo, l’intero export italiano è a rischio. L’allarme è stato lanciato dalla Coldiretti, proprio il giorno prima dell’incontro tecnico che il Ministero degli Affari
Esteri ha organizzato alla Farnesina con l’Ambasciata italiana a Tokyo, per discutere della migliore strategia per ampliare le esportazioni del vino italiano.
L’Italia del vino, nel mercato giapponese è cresciuta meno del previsto negli ultimi anni, ed oggi, con gli effetti del terremoto che si sommano alle difficoltà di una crisi economica globale che il mondo occidentale stenta a lasciarsi alle spalle, bisogna necessariamente pensare ad una nuova strategia. Con la riduzione del potere d’acquisto del fruitore giapponese, infatti, il concorrente principale non è più la Francia, ma il Cile, che offre prodotti meno costosi. Ma i problemi non finiscono qui: il Ministero degli Affari Esteri fa notare come manchi una strategia condivisa sul “brand Italia”, e come il posizionamento del vino italiano sul mercato giapponese sia ben poco focalizzato. In altre parole, la solita incapacità di fare sistema di un mondo produttivo particolarmente frammentato. Ci sono poi problemi strutturali, più che strategici, primo fra tutti come incrementare le vendite di vino nella grande distribuzione: ad oggi la penetrazione nei super mercati nipponici è del 24%, mentre nel caso dei ristoranti e dei
grossisti si arriva ad un più rassicurante 49%.

mercoledì 27 aprile 2011

CANADA VINO BATTE BIRRA

I canadesi si muovono in controtendenza per quanto riguarda il consumo di alcolici che ha totalizzato nel 2010 l’equivalente di 14,4 miliardi di euro con un aumento del 2,8% rispetto all’anno precedente. Lo rivelano i dati di Statistics Canada. Con vendite a 6,7 miliardi di euro la birra ha registrato un incremento del 3,8% e rimane la bevanda alcolica preferita. Tuttavia, con un consumo pro capite di 83,6 litri nel 2010 (contro 85,6 litri nel 2000), la quota di mercato della birra è scesa negli ultimi dieci anni dal 52% al 46% perdendo
terreno a vantaggio del vino che dal 23% nel 2000 è passato al 29% nel 2010. Restando sul consumo pro capite di vino il 2010 ha segnato 16,2 litri.I canadesi preferiscono il rosso al bianco con una percentuale del 68%.

mercoledì 20 aprile 2011

DECANTER: ITALIA AMORE DI...VINO

Sono ben 34 le pagine che il mensile inglese Decanter dedica al vino italiano nell’ultimo numero in edicola. Vari gli spunti di approfondimento proposti:
si parte da quelli che vengono definiti “the most exciting wine
styles” (individuandone dieci, ciascuno con un “sottostante” di tre
etichette) ma si analizza anche la percezione che l’America ha dei nostri vini, fino ad arrivare a profili aziendali dettagliati. Nello “special issue” dedicato all’Italia, Richard Baudains, uno dei wine editor della rivista, delinea quelle che sono le strade che sta percorrendo l’Italia enologica. Si parte dal fascino crescente dei bianchi ottenuti dalle tantissime varietà autoctone (Native Whites). Varietà che ormai, grazie a vinificazioni sapienti, sono capaci di dare
complessità olfattive, palati di nerbo ed equilibrio per via di belle
acidità. Vini, insomma, che non hanno paura di competere con le uve internazionali come Chardonnay e Sauvignon. L’esempio è confermato da vini come l’Orvieto Classico Superiore, il Soave o il Verdicchio di Matelica. Sul fronte “rossista” Decanter parla dei grandi vini considerati simbolo dell’enologia italiana di qualità, come il Brunello di Montalcino 2006, il Barolo 2004 o il Taurasi 2007. E non mancano, of course, le bollicine.
Bollicine che si orientano sempre di più verso la produzione del rosé (Pink Fizz), frutto o del classico vitigno Pinot Nero o di numerosi autoctoni del Sud Italia come l’Aglianico o il Frappato. Altro stile “excinting” è quello dei vini da meditazione. Prendete il Marsala. Mentre fino a qualche anno fa era dato per morto, ora si assiste a una vera e propria rinascita del vino siciliano. Altra categoria analizzata da Baudains sono i vini il cui alcol
è al di sotto dei 14°. Categoria discutibile, non tanto per i vini citati – ottimo il Lambrusco di Sorbara Vigna del Cristo di Cavicchioli o l’Alto Adige Santa Maddalena di Gojer – quanto per il mix di prodotti diversissimi tra di loro e accomunati solo dall’alcol, tra l’altro prendendo in considerazione una soglia di gradazione abbastanza alta. Conclusione in controtendenza. Il Recioto della Valpolicella, prestigioso e sontuoso vino del Veronese ha subìto una contrazione di produzione significativa e c’è il rischio di una riduzione ulteriore che potrebbe portarlo alla scomparsa totale. Un vero
peccato – secondo l’autore – visto il prestigio di uno dei vini rossi dolci più importanti d’Italia. Nella seconda parte dello Speciale Italia, Kerin O’Keefe indaga sul perché dell’amore crescente degli americani verso l’Italia, non solo per il vino, ma anche per cucina e stile di vita.
In effetti se si guardano i dati che riguardano l’export dei vini italiani in Usa, nei primi sei mesi del 2010, pare proprio che si possa che parlare di vero amore: 10,5 % in più sullo stesso periodo del 2009, per un valore di 521 milioni di dollari, pari a un +11,6 %. Dati che confermano che il vino italiano è al primo posto in Usa.

sabato 16 aprile 2011

MACCHINA AGRICOLA: ENOCONTROL


E' arrivata la vendemmiatrice intelligente. Si tratta di una macchina fortemente innovativa realizzata da New Holland Agricoltura (gruppo Fiat
Industrial), leader nel settore delle macchine agricole (3,2 miliardi di fatturato) e sviluppata in collaborazione con Marchesi Antinori. Si chiama EnoControl ed è stata presentata a Verona, al salone Enolitech, l’area tecnologica del Vinitaly. Non è una vendemmiatrice come quelle attualmente in circolazione. “Grazie ad un sistema GPS, EnoControl è capace di scegliere i grappoli in base alla qualità (come vigoria, acidità, zucchero; n.d.r) - spiega, Marco Vai, responsabile Italia del settore Vigneto di New Holland - e di smistare le uve in due tramogge secondo le indicazioni che vengono preimpostate dal produttore”. Il risultato? Si possono ottenere contemporaneamente due vendemmie differenziate per qualità dei grappoli”.
Già premiata per il sistema innovativo al salone francese Sitevi, la nuova vendemmiatrice ha degli sperimentatori d’eccezione: gli stessi Antinori che l’hanno già usata per la vendemmia 2010 nelle proprie tenute. Ma per trovarla sul mercato bisognerà attendere ancora qualche mese. Prezzo di listino: 240mila euro

venerdì 15 aprile 2011

IL MERCATO USA

Un mercato in ripresa lenta ma costante, dove ci sono 6 milioni di nuovi potenziali consumatori ogni anno, e dove i consumi possono crescere ancora molto, visto i 9 litri procapite attuali. Le cose sono migliorate da 2 anni, i trend sono positivi, ma il consumatore Usa ancora è poco sofisticato, la cultura del cibo e del vino, fuori dalle grandi città, si sta formando ora. Ma cosa bevono gli americani? Vola il Prosecco che, per 25 anni, è stato un prodotto di nicchia. Il Pinot Grigio resta l’unico vero concorrente dello Chardonnay nei bianchi fermi. E c’è grande interesse per gli autoctoni italiani, soprattutto del Sud, e anche per vini di Toscana e Veneto. Anche perché il consumatore meno preparato si affeziona a prodotti che capisce. Come il Ripasso, per esempio, perché, con parole semplici, si capisce che parte di quel prodotto viene da uve appassite
o da un ripasso sulle fecce, e si associa facilmente quella sensazione di
surmaturo al processo produttivo. Ovvero, quando ci sono storie che il pubblico può capire facilmente.....

giovedì 14 aprile 2011

VINITALY 2011

Ottimismo per l’economia, una rivoluzione “rosa” alla guida delle cantine italiane, e una sempre maggiore vocazione all’internazionalità. Ecco Vinitaly visto da Costantino Cipolla, ordinario di Sociologia all’Università di Bologna e attento osservatore del mondo del vino. “Dopo un po’ di anni per la prima volta ho sentito un po’ di ottimismo da parte di tutti, produttori, istituzioni e pubblico. E la presenza di stranieri cresce a vista d’occhio”. Fondamentale, vista la sempre più stretta dipendenza dall’export per il vino italiano. “Significativa la presenza di donne alla guida delle imprese, che sostituiscono le generazioni che si fanno da parte al timone delle cantine. E poi una cosa va detta: dal punto di vista estetico Vinitaly è la fiera più bella che c’è in giro”. E fin qui le note positive. “Quello che mi è dispiaciuto è non aver notato, da parte della Fiera, grandi messaggi sul
bere responsabile. E servirebbe anche maggiore attenzione nel controllo di chi esagera, più vigilanza.Comunque, quello che si vede, anche “fisicamente”, senza statistiche, è che Vinitaly continua a crescere. E il cambio di date, dalla domenica al mercoledì (non più dal venerdì al lunedì, ndr) è difficile da leggere, ma la decisione di specializzare la Fiera di più sul business è una scelta importante”. Ma
Vinitaly è anche un momento per riflettere sul vino nella società di oggi. E proprio di queste ore è la richiesta del Codacons di inserire nelle bottiglie degli alcolici, e anche del vino, messaggi come sui pacchetti di sigarette sulla pericolosità del consumo, non già dell’abuso, per la salute. Cosa ne pensa,visto che è anche sociologo della salute? “Il vino e l’alcol sono complementi del cibo, non possono essere considerati di per sé dannosi, come una droga. Certo, soprattutto nel mondo giovanile, ce n’è anche un uso “drogastico”, ma che prescinde dalla sostanza. Ora, si potrebbero mettere delle frasi come “bevi responsabilmente”, ma non “bere uccide” come sulle sigarette, perché non è così, anzi ...”.

sabato 2 aprile 2011

VINO DA TAVOLA E VINO DA FAVOLA

Come Cenerentola, gli eno-appassionati italiani si dividono tra “vino da tavola” e “vino da favola”: disposti a spendere poco per le bottiglie destinate al consumo quotidiano, che acquistano direttamente dal produttore o al supermercato, si rivolgono invece in enoteca per le bottiglie riservate alle occasioni speciali, per le quali pagano un prezzo decisamente più alto. Ben il 71% degli amanti del buon bere opera infatti un netto distinguo nel proprio stile di consumo, separando il vino da bere tutti i giorni da
quello da stappare in ricorrenze particolari, come cene con amici, ricorrenze e compleanni. E se il “vino da tavola” si acquista prevalentemente al supermercato (24%) e dal produttore (28%), per il “vino da favola” ci si rivolge soprattutto in enoteca (39%). Ecco i risultati del sondaggio realizzato da WineNews e Vinitaly . Le scelte di acquisto e consumo del vino
in Italia appaiono sempre più polarizzate: il 71% degli eno-appassionati distingue nettamente le bottiglie da bere tutti i giorni da quelle destinate agli eventi speciali, a fronte di un 29% che invece sceglie il vino da stappare in base a scelte personali e soggettive. La variabile è principalmente il prezzo: per il vino da bere tutti i giorni il 43% degli eno-appassionati è disposto a spendere da 5 a 10 euro, il 27% fino a 5 euro, il 19% da 10 a 15 euro. Solo il 4% è disponibile a spendere da 15 a 20 euro, il 3% da 20 a 25 euro, il 3% da 25 a 30 euro e l’1% oltre 30 euro. Decisamente più elevato il prezzo che gli amanti del buon bere sono disposti a spendere per una bottiglia per una ricorrenza particolare: il 20% è pronto a pagare oltre 50 euro, il 18% da 20 a 25 euro, il 17% da 15 a 20 euro, il 14% da 30 a 40 euro, l’11% da 25 a 30 euro, il 10% da 10 a 15 euro, l’8% da 40 a 50 euro, mentre solo il 2% da 5 a 10 euro. Il 74% considera equo il prezzo pagato per il vino quotidiano, con un 26% che lo ritiene troppo elevato. Per il vino “speciale” la percentuale si abbassa: il 61% giudica il prezzo equo, il 39% eccessivo.

LE NEWS SUL VINO

Un ritorno agli scenari positivi del vino spazzati via dalla crisi degli ultimi anni? Difficile, ma non impossibile. Anche perché dopo un 2010 in recupero sul 2009, con fatturati cresciuti dell’8% e l’export a +14%, anche il 2011 sarà positivo. Lo dicono 3 cantine su 4, con un 15% che si sbilancia anche sul “molto positivo”, e un 10% che, invece, prevede un calo. È il sentiment del vino italiano registrato con un’inchiesta di WineNews e Vinitaly fra le 50 aziende più
rappresentative del made in Italy in bottiglia per storia, immagine e volume d’affari. Un panel di aziende che, insieme, vale 1,8 miliardi di euro di fatturato. A tirare è stato, e sarà, l’export che, nel 2010, è cresciuto per il 90% delle cantine, con una forbice che va dal 3% al 50%. E Vinitaly, appuntamento di riferimento del vino a livello mondiale (7-11 aprile; www.vinitaly.com) sarà un banco di prova importante per vedere se le “previsioni” sono azzeccate, così come se sono fondati o meno i principali timori dei produttori, legati
principalmente alle incognite economiche globali (46%), al calo dei consumi in Italia, e poi alla concorrenza degli altri Paesi produttori e alla perdita di competitività sui mercati internazionali.

sabato 26 marzo 2011

BOTTIGLIE DI LEGNO


Il packaging del vino è in continua evoluzione,all’insegna della fantasia e ... dell’ecologia. Nasce una nuova tendenza per i “contenitori” di vino, lanciata da
Even MD, azienda leader nei sistemi di decorazioni per vini e distillati: la bottiglia di legno. È una bottiglia di vetro con un rivestimento in legno,
ingentilita da un’elegante etichetta in alluminio, dall’effetto “anticato”, con caratteri in rilievo. Che può sposare il lusso, con cristalli Strass e Swarowski: una novità glamour, fatta apposta per contenere il vino del cuore.

mercoledì 16 marzo 2011

VINO E AMORI NELLA NUOVA FICTION RAI

II vino va in televisione e diventa fiction. “Una buona stagione” è il titolo della miniserie (12 ore) che andrà in onda su Raiuno nel 2012. Prodotta da DeAngelisGroup, una società di produzione romana dei fratelli De Angelis, la storia è ambienta in Toscana e ha per protagoniste due famiglie, produttrici
di vino e per questo da sempre in competizione.
Attorno a questa rivalità si muovono le vicende di altri personaggi, amici dei protagonisti che arrivano da Germania e Regno Unito, attratti dal fascino dell’Italia vinicola. Ancora top secret attori, regista, e le etichette per l’inevitabile product placement. Ma “Una buona stagione” ha tutti gli ingredienti per avere successo: il vino, l’eredità e le tradizioni del passato, il piacere della buona tavola e gli amori e odi nati nell’ambiente
rustico e allo stesso tempo romantico della campagna. D’altronde non è la prima volta che il vino conquista lo schermo: lo aveva già fatto con le grandi produzioni americane per film come “Il profumo del mosto selvatico” girato nella Napa Valley, “Sideway”, il film itinerante sui vitigni della Santa Ynez Valley e “Un’ottima annata” ambientato in Provenza (in particolare nello Château La Canorgue), a cui la fiction della DeAngelis strizza chiaramente l’occhio, a partire dal titolo.

domenica 13 marzo 2011

MENO QUANTITA', PIU' QUALITA'

Se l’export dei vini italiani vola alto, con i consumatori stranieri che apprezzano sempre di più i nettari made in Italy, i consumi interni vedono - da anni - una tendenza al ribasso. Questo si ripercuote, inevitabilmente, sulle vendite allo scaffale: nel 2010, nei supermercati, il trend negativo si è fatto sentire. Lo conferma l’indagine sulle vendite di vino nella grande distribuzione che evidenzia come la tendenza negativa riguardi tutti i vini confezionati in genere. A tenere alta la bandiera, solo le bottiglie Doc, Docg e Igt da 0,75 litri, in particolare quelle di fascia di prezzo superiore ai 6 euro. A dire che, anche per la Gdo, si beve meno ma si beve meglio. I dati sulle vendite di vino nella grande distribuzione non sono positivi, ma va sottolineata l’ottima performance dei vini a denominazione d’origine, specie quelli di fascia alta, a conferma della crescita registrata negli ultimi
anni. Quali sono i vini Doc più acquistati dagli italiani allo scaffale? Primeggiano Chianti e Lambrusco,seguiti da Nero d’Avola e Montepulciano d’Abruzzo. Tra le etichette “emergenti”, al primo posto troviamo il Pignoletto (+24,8% sul 2009), seguito dal “multi-regionale” Syrah (+18,7%) e dal siciliano Inzolia (+16%); poi, “new entry” sul 2009, Aglianico, Vernaccia, Cirò e Valpolicella.

sabato 5 marzo 2011

FORT KNOX DELL'AGRICOLTURA

È un vero e proprio tesoro, quello nascosto sotto i ghiacci delle isole Svalbard, a nord della Norvegia: parliamo della “Banca della biodiversità del pianeta”, che custodisce 600.000 semi, in grado di garantire la sopravvivenza dell’agricoltura, nel caso in cui si verificasse una calamità naturale. La banca, che si trova ad una profondità di 125 metri ed ospita ogni genere di esemplare vegetale, è diventata la
cassaforte dell’agricoltura, dove arrivano semi da tutto il mondo per essere conservati. E che, dopo il saccheggio della Banca genetica egiziana, oggi vede una vera e propria corsa ai depositi.

martedì 1 marzo 2011

GIACOMO TACHIS


Giacomo Tachis ha segnato la storia dell’enologia italiana, creando vini come Sassicaia, Tignanello e Solaia. Ed ora Decanter lo ha eletto “Man of the Year 2011”, terzo italiano a ricevere l’importante riconoscimento della prestigiosa “eno-rivista”
britannica, dopo il marchese Piero Antinori (nel 1986)ed Angelo Gaja (nel 1998). Un riconoscimento ad un grande del vino che continua ad essere un riferimento per l’enologia italiana.

sabato 26 febbraio 2011

PILLOLE DI STORIA: IL VINO DELL'ANTICO EGITTO


C’è un vino che arriva direttamente dal mondo antico.Tendenza intrigante, quella che viene dal Medio Oriente: d’altronde è lì che - 5.000 anni fa - è nato il vino, come testimoniano i più recenti ritrovamenti archeologici in Egitto (iscrizioni funebri e reperti fossili nelle giare). In tutta l’area, ancora oggi si producono vini coniugando tecniche antichissime con le nuove tecnologie, all’insegna della sperimentazione. Ma,
soprattutto, si utilizzano vitigni millenari, come l’Obaideh (antenato dello Chardonnay) ed il Merwah libanesi. Il passato ritorna....nel bicchiere.

martedì 22 febbraio 2011

VINO EXPORT


E’in chiaroscuro il bilancio 2010 del settore vitivinicolo. E’ quanto emerge dall'ultimo “ Ismea Tendenze”. Ma andiamo con ordine. Parliamo innanzitutto di mercato e dei listini all’origine, per mesi un vero cruccio per i produttori. L’indice Ismea del vino nel suo complesso evidenzia una sostanziale stabilità
rispetto al 2009, anno in cui le flessioni erano state particolarmente significative. Anche la prima metà del 2010 non sembrava promettere nulla di buono. E’ stato con l’inizio della nuova campagna che i listini hanno ricominciato a dare i primi segnali positivi, con una netta accelerazione nell’ultimo trimestre. La
consapevolezza di una vendemmia non abbondante e le scorte in flessione rispetto all’anno prima, sono probabilmente tra le cause di tale incremento. Questo non vuol dire che i problemi della viticoltura siano risolti. Anzi, all’interno del settore,
infatti, non tutti i segmenti si sono mossi allo stesso modo. A determinare la ripresa sono stati solamente i vini comuni, grazie soprattutto alla bella performance effettuata da ottobre a gennaio: l’11% in più rispetto ai tre mesi precedenti, quando già iniziavano le prime tensioni al rialzo. Questo ha permesso al 2010 di recuperare il 2% rispetto ai listini dell’anno precedente. Ai vini a denominazioni di origine, invece, non è bastato il +5% dell’ultimo trimestre a recuperare le perdite accusate nel corso dei mesi precedenti. Ottimi, invece, i segnali che arrivano
dalla domanda estera. Stando ai dati a tutto settembre, si evidenzia come nei primi nove mesi del 2010 le esportazioni siano cresciute del 7% in quantità e del 8% in valore. Secondo le nostre proiezioni, inoltre, questo buon risultato potrà essere
confermato anche dai dati relativi a tutto l’anno. I successi “internazionali” fanno sì che l’industria possa contare su ordinativi all’altezza delle aspettative e questo permette all’indice del clima di fiducia Ismea, calcolato per il settore vinicolo, di muoversi ancora su terreno positivo e di migliorarsi ulteriormente.

lunedì 21 febbraio 2011

CORKAGE


Il “corkage”, la possibilità di portarsi una bottiglia da casa e consumarsela al ristorante, è una pratica diffusa negli Stati Uniti ma non sempre permessa dalla legge. Per questo motivo Wine Spectator ha condotto una piccola inchiesta. Il risultato è nella cartina pubblicata qui a fianco: negli stati segnati in verde ci si può por tare il vino da casa; in quelli segnati in rosso solo se il ristoratore lo consente.
Complessivamente sono 25 gli stati che permettono il corkage nei ristoranti. Quindici stati lo vietano e dodici seguono regolamentazioni ambigue e poco chiare. Insomma, ci si affida al caso per caso.

IL MERCATO CANADESE

Quaranta milioni di casse vi sembran poche? E' il traguardo che ha raggiunto il
mercato canadese dal 2005 al 2009 con una crescita composta del 22,5%. E le previsioni elaborate da un osservatorio di sicura attendibilità come l'Iswr per il
Vinexpo di Bordeaux dicono che dal 2010 al 1014 il consumo di vino in Canada arriverà a 49,7 milioni di casse con un tasso di crescita del 19%, quasi cinque volte di più della crescita dei consumi mondiali che,nel periodo, si attesteranno a +3,2%.
"In un decennio i consumi di vino in Canada sono cresciuti con una velocità superiore
di sei volte i consumi mondiali", dice a Montreal Gazette il presidente di Vinexpo. In
sintesi: i canadesi bevono sempre più e sempre meglio. Secondo le stime di Vinexpo
il Canada sarà nel 2014 il terzo paese al mondo nella classifica del consumo di vino
dopo Cina e Stati Uniti.

mercoledì 16 febbraio 2011

PILLOLE DI SCIENZA: LIEVITI OGM


Il piacere della buona tavola non può prescindere dal vino. Ma quanti,anche dopo un consumo moderato, hanno il classico cerchio alla testa o un’emicrania? Colpa delle ammine, molecole presenti nei vini rossi e nello Chardonnay. Beh, da oggi il problema è superato, perché Hennie van Vuuren, biotecnologo alimentare della University of
British Columbia, ha messo a punto ... la pozione magica! O meglio, un lievito geneticamente modificato che riduce la presenza di queste molecole tossiche, che si formano quando vengono aggiunti i batteri malolattici per rendere il gusto più morbido. Stiamo parlando di “vini Ogm”? Sì e no. Sì, perché c’è un intervento sul Dna del lievito; no perché non c’è aggiunta di materiale genetico diverso da quello che si
trova in natura: si tratta di “unire” due componenti altrimenti aggiunti separatamente. Certo, non è facile far “digerire” la novità al pubblico. Tanto che già molte aziende in Usa e Canada usano il lievito, ma evitano di dirlo (non è obbligatoria la dichiarazione in etichetta), per paura di una reazione negativa dei consumatori ...

giovedì 10 febbraio 2011

LE TRUFFE SUL VINO

Ammonta a 18 milioni di euro il valore dei sequestri fatti dai carabinieri del Nas nel settore vitivinicolo per il 2010. Un' ispezione su quattro ha rilevato irregolarità: il 25% delle 1.032 verifiche totali, durante le quali i militari hanno sequestrato 12,8 milioni di litri di vino “non a norma” e 43.100 confezioni, tra fusti e bottiglie. Sono 45 le persone denunciate all'autorità giudiziaria, 233 quelle segnalate all'autorità amministrativa e 20 le strutture chiuse,il 2% per gravi irregolarità. Annacquamento, aggiunta di zucchero, coloranti e antifermentativi, commercializzazione di vini diversi da quelli dichiarati in etichetta: la frode in
commercio è tra i reati più frequenti assieme alla conservazione del vino in
cattivo stato e la truffa vera e propria. Tra i reati amministrativi: l'etichettatura irregolare e l'assenza di tracciabilità. Sicilia, Lazio, Toscana, Piemonte e
Puglia le regioni più colpite. “I dati 2010 dicono che il fenomeno è sempre presente, anche se c'è un certo miglioramento”, dichiara Dario Praturlon, ufficiale del Reparto analisi del Comando centrale Nas. Nel 2009, infatti, sono stati sequestrati 3,4 milioni di litri di vino in 435mila confezioni, per un valore di 8 milioni, con la chiusura di 67 strutture, 40 denunce penali e 271 infrazioni amministrative su 982 ispezioni totali. "Quest'anno sono aumentati i sequestri di vino sfuso – dice Praturlon – ma abbiamo trovato le cantine in una migliore condizione, come si vede dal calo di strutture chiuse: 20 contro 67 del 2009”. Il comparto vinicolo sta
meglio, quindi, rispetto ad altri settori come olio e carni. “L'autocontrollo dei Consorzi, le norme più stringenti sulla certificazione di Docg, Doc e Igt, l'aumento delle aziende certificate dimostrano che qualcosa sta funzionando. Gli scandali del vino al metanolo sono, ormai, un lontano ricordo”. I controlli sul vino rappresentano il 3% del totale delle ispezioni che nel settore alimentare sono state 33.688 con 47 arresti, 2.472 denunce penali e 9.725 sanzioni amministrative. I militari hanno sequestrato 23.800 tonnellate di alimenti, 16,8 milioni di confezioni, 33.820 capi animali ponendo i sigilli a 1.275 strutture per un valore di 105 milioni di euro.

sabato 5 febbraio 2011

BOTTIGLIE DI PLASTICA PER IL VINO


Tra i vari contenitori per vino ci sono anche le bottiglie di plastica, un’alternativa diciamo ambientalista: di queste si può riciclare il 100%. Un esempio di bottiglie di plastica adottate nel settore del vino è quello di Wolf Blass, un produttore australiano che ha introdotto la linea “Green Label”. Le bottiglie, inoltre, sono anche più leggere e quindi riducono il costo del trasporto all’estero. Insomma, sembra siano eccezionali. Eppure c’è qualcosa che non va.
Che cosa ne è del vino?
Già, che cosa ne è del vino contenuto all’interno di queste bottiglie di plastica? Uno studio commissionato da Portavin, un produttore di queste bottiglie, ha dimostrato che questa tipologia di contenitore non sarebbe poi tanto buona per il vino. Pare che il vino contenuto in bottiglie di plastica e quello contenuto in bottiglie di vetro siano uguali all’inizio (breve periodo), ma dopo 8-12 mesi (lungo termine) il gusto cambierebbe del tutto.Ossidiamo il vino!Le bottiglie in PET lascerebbero entrare aria all’interno facendo ossidare il vino. Quindi è forse il caso di utilizzare questi contenitori per vini poco costosi e da consumare subito …
Al momento queste bottiglie non sono ancora tanto accettate dal mercato (lo studio si riferisce al mercato australiano) eppure sempre più produttori cominciano a usarle e a fare di esse una leva di green marketing, cioè di marketing attento all’ambiente, cosa che di questo periodo comincia a dare i suoi frutti. Non a caso, i vantaggi sono abbastanza interessanti: emissioni -30% rispetto alle bottiglie di vetro, ti sembra poco? E poi, come detto prima, 100% riciclabili. Il che può fare presa sui consumatori attenti a queste tematiche.

giovedì 3 febbraio 2011

LE MARCHE DA BERE 2011



Con 162 cantine segnalate, oltre 300 vini fotografati e descritti attraverso una puntuale degustazione a cura delle commissioni Ais, circa 900 etichette 'minori' sommariamente descritte, Le Marche da Bere si confermano strumento autorevole e atteso. Sotto questi auspici nascono Le Marche da Bere 2011, un agile volumetto di 250 pagine ricco di informazioni, foto e cartine, considerato ormai indispensabile per orientare gli enoappassionati, ma anche gli addetti ai lavori, sullo straordinario panorama enologico marchigiano. Nell'edizione 2011, completamente rinnovata nel formato, nella grafica e nei contenuti, Le Marche da Bere laureano 61 vini top e consegnano 25 'oscar' per il miglio rapporto qualità/prezzo ad altrettanti vini del territorio. Dal vino al cibo la guida punta i riflettori sugli abbinamenti, dedicando un capitolo alla cucina del territorio. Un accenno alle regole d'oro della degustazione e all'arte del 'matrimonio' cibo-vino completano la pubblicazione rendendola indispensabile vademecum all'enogastronomia regionale. A garanzia di autorevolezza e serietà c'è il marchio della Regione Marche e dell'Associazione Sommelier territoriale, che ne firma i contenuti specialistici e le evocative descrizioni di ciascun vino.
Ecco l'elenco dei vini premiati, tra cui anche il QUINTA REGIO 2005:
Pesaro-Urbino

Colli Pesaresi Doc Sangiovese 2008 Pìkler Selezione > BRUSCIA
Bianchello del Metaurowwc 2009 Eugenio Napoleone > CURZI
Marche Igt Rosso 2009 Selvello > DAMIANI MASSIMO
Bianchello del Metauro Doc 2009 Le Fratte > IL CONVENTINO DI MONTECICCARDO
Bianchello del Metauro Doc 2009 Bianchini > LA COLLINA
Vino da tavola passito Giuan > LA MONTATA
Marche Igt Rosso 2006 Erato > MURARO
Marche Igt Rosso 2006 Euterpe > MURARO
Marche Igt Rosso 2009 Muschén > SELVAGROSSA
Bianchello del Metauro Doc 2007 Campodarchi > TERRACRUDA

Ancona

Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico 2009 > AZIENDA FINOCCHI
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico 2009 Laureto > BADIALI CANDELARESI
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico 2009 Ver > BARBATELLE
Rosso Piceno Doc 2009 Rop > BARBATELLE
Lacrima di Morro d'Alba Doc 2009 Nerium > BOCCAFOSCA
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Riserva 2008 Verdemare > CANTINA MEZZANOTTE
Marche Igt Rosso 2009 Case di Terra > CANTINE POLITI
Rosso Conero Doc 2008 Roscio > CARLETTI SAURO
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore 2009 Santa Maria d'Arco > CECI ENRICO
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore 2009 Fonte Cherubini > CHERUBINI
Conero Docg Riserva 2006 Pigmento > CONTE LEOPARDI DITTAJUTI
Lacrima di Morro d'Alba Doc Superiore 2006 Compagnia della Rosa > CONTI DI BUSCARETO
Conero Docg Riserva 2005 Rubelliano > ENZO MECELLA
Rosso Conero Doc 2008 Fattoria Le Terrazze > FATTORIA LE TERRAZZE
Rosso Conero Doc 2006 Vigna da Solagna > FATTORIA LUCESOLE
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Riserva 2007 Villa Bucci > FRATELLI BUCCI
Conero Docg Riserva 2007 Grosso Agontano > GAROFOLI
Marche Igt Rosso 2006 Rubinia > LA STAFFA
Lacrima di Morro d'Alba Doc 2008 Mariasole > LUCCHETTI MARIO
Lacrima di Morro d'Alba Doc Superiore 2008 > MANCINELLI STEFANO
Conero Docg Riserva 2007 Villa Bonomi > MARCHETTI MAURIZIO
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Riserva 2007 Salmariano > MAROTTI CAMPI
Rosso Conero Doc 2009 Betellico > MERCANTE ORIANO
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Riserva 2007 Le Giuncare > MONTE SCHIAVO
Marche Igt Rosso 2008 Monte Torto > MONTE TORTO
Conero Docg Riserva 2005 Dorico > MORODER
Conero Docg Riserva 2007 Rossini > PIANTATE LUNGHE
Conero Docg Riserva 2007 Gianco > POLENTA SOCIETÀ AGRICOLA
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico 2009 Quota 311 > PONTEMAGNO
Rosso Piceno Doc 2008 Il Maschio da Monte > SANTA BARBARA
Rosso Conero Doc 2005 Varano > SERENELLI ALBERTO
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico 2009 > TENUTA DELL'UGOLINO
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore 2009 Vigneto del Balluccio
TENUTA DELL'UGOLINO
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Riserva 2006 Vigna Novali > TERRE CORTESI MONCARO
Rosso Piceno Doc Superiore 2005 Campo delle Mura > TERRE CORTESI MONCARO
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico 2009 > TRE CASTELLI VIGNE DI LEO
Conero Docg Riserva 2007 Cúmaro > UMANI RONCHI
Marche Igt Rosso 2008 I2 > VENERANDA VITE
Marche Igt Rosso 2008 Klekso > VENERANDA VITE
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore 2009 San Nicolò > VINICOLA BRUNORI
Lacrima di Morro d'Alba Doc Superiore 2008 Lacrima del Pozzo Buono> VITIVINICOLA VICARI
Lacrima di Morro d'Alba Doc 2008 Passito Amaranto del Pozzo Buono > VITIVINICOLA VICARI
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico 2009 Tropico > ZANNOTTI

Macerata

Verdicchio di Matelica Doc 2009 Vigneti del Cerro > BELISARIO
Verdicchio di Matelica Doc 2007 Vigneto Fogliano > BISCI
Verdicchio di Matelica Doc 2009 Cavalieri > CAVALIERI
Marche Igt Bianco 2008 Sultano > CONTI DEGLI AZZONI
Rosso Piceno Doc 2007 Monaldo > COOP. AGRICOLA MONTESANTO
Verdicchio di Matelica Doc 2008 Casa Fosca > ENZO MECELLA
Marche Igt Rosso 2007 Porpora > IL POLLENZA
Verdicchio di Matelica Doc 2009 Alarico > MARAVIGLIA
Vino Cotto Picenum > TERRE DI SAN GINESIO

Fermo/Ascoli-Piceno

Offida Doc Rosso 2007 Mida > ALLEVI MARIA LETIZIA
Offida Doc Pecorino 2009 > CENTANNI
Offida Doc Pecorino 2009 Le Merlettaie > CIU' CIU'
Offida Doc Rosso 2006 > DAMIANI PASQUALINO ED ERNESTO
Marche Igt Rosso 2007 Regina del Bosco > FATTORIA DEZI
Rosso Piceno Doc Superiore 2006 Castellano > LA CANTINA DEI COLLI RIPANI
Rosso Piceno Doc 2004 Crivellino > LA FONTURSIA
Rosso Piceno Doc 2008 Rosso Bello > LE CANIETTE
Marche Igt Rosso 2006 Carosino > MANCINI ROSELLA
Igt Rosso 2005 Quinta Regio > PODERI CAPECCI SAN SAVINO
Marche Igt Rosso 2007 Grifola > PODERI SAN LAZZARO
Offida Doc Rosso 2003 Il Grifone > TENUTA COCCI GRIFONI
Rosso Piceno Doc Superiore 2007 Roggio del Filare > VELENOSI
Offida Doc Rosso 2007 Villa Grifoni > VILLA GRIFONI
Marche Igt Rosso 2007 Rozzano > VILLA PIGNA

IL MERCATO INDIANO

Il mercato asiatico emergente non si chiama solo Cina. C’è un altro colosso “assetato” di nettare di Bacco: l’India. Un report recente, stilato dalle “Associated Chambers of Commerce & Industry of India” (Assocham), illustra la situazione nel Paese del Gange, con l’8% del volume totale di vino destinato al consumo nelle grandi metropoli, il 41% richiesto nelle grandi città occidentali ed il 29% in quelle settentrionali. Il mercato si sta aprendo anche ai centri minori, soprattutto grazie alle giovani generazioni, interessate a scoprire il vino, ma lo spazio di crescita, qui, è ancora molto ampio: è questa la “frontiera” enologica moderna, che aspetta solo di essere esplorata. Anche perché pare che il vino sia perfetto per i cibi indiani. “La cucina indiana si adatta benissimo al vino”, dice il sommelier
Magandeep Singh. I produttori italiani, perciò, avrebbero grandi possibilità in questa India sconosciuta e ricettiva. “Avrebbero”, perché la parete da scalare per conquistare questi mercati, è ardua: tasse, accise e balzelli vari che fanno lievitare il prezzo all’origine in modo da rendere la bottiglia praticamente
inaccessibile, con prezzi anche decuplicati. A titolo di esempio, una bottiglia che parte dall’Italia a 6 euro, arriva sugli scaffali indiani a oltre 54 euro, se sommiamo il 150% di dazio doganale e il 200% di accise, a cui si aggiunge un 9% per scarico e sdoganamento, un 29% di carico in deposito, un 12,5% che si prende l’importatore, il 12% del grossista e il 15% di ricarico del dettagliante. Ecco perché chi guarda all’India, oggi, guarda perlopiù alla produzione in loco, per i bassi costi di realizzazione delle cantine,l’assenza di questo pesante regime di dazi e le ottime prospettive di business grazie a regioni altamente vocate, come Nashik, la “Napa Valley indiana”.

martedì 25 gennaio 2011

TECNICHE AGRARIE: IL METODO SIMONIT-SIRCH

Unica nel suo genere, questa Scuola Italiana di Potatura della Vite (questo il
suo nome) è stata ideata tre anni fa dagli agronomi Marco Simonit e Pierpaolo Sirch.
Oggi è presente in sette regioni (Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giuli, Lombardia, Toscana e Campania).“Sui banchi, direttori, tecnici e operai della filiera viticola – spiega l’ideatore Marco Simonit - ma anche studenti,appassionati di viticoltura. E tra le novità di quest’anno la possibilità
di fare lezione via web”. Previste 32 ore di incontri,suddivise tra il periodo invernale e quello primaverile per poter seguire le varie fasi della potatura. Il sistema utilizzato è quello messo a punto dagli stessi ideatori Simonit e Sirch,
frutto di vent’ anni di sperimentazioni nei vigneti con interventi mirati a raddoppiare l’età delle viti.“La maggiore difficoltà è stata quella di trasferire le vecchie tecniche di taglio nella moderna viticoltura,rappresentata in particolare dai più intensivi sistemi di coltivazione a spalliera, come il Guyot e il cordone speronato",precisa Simonit. Poi aggiunge: “Il nostro è un metodo soft, il meno invasivo possibile che si basa sulla gestione manuale della pianta, per lo meno nella fase finale e più importante, il taglio”. Tra gli obiettivi della Scuola di Potatura, che ha la sua sede centrale a Udine, che si autofinanzia (280 euro ad iscritto) e che ha il sostegno dei vari enti locali delle città dove si svolgono le lezioni, c’è il
recupero dell’antico mestiere del potatore da applicare alla moderna viticultura. “Il segreto è molto semplice: si tratta di rispettare la pianta, favorire il suo sviluppo naturale senza forzare troppo, con tagli eccessivi, la capacità biologica della
vigna”, concludono i due ideatori del metodo. Una possibile prospettiva di lavoro nel
settore? “Le risposte e l’interesse dei giovani ci fanno ben sperare”, conclude Simonit. Per i neopotatori futuro assicurato.

sabato 22 gennaio 2011

LE SUPERPOTENZE DEL VINO

La Francia, con 419 milioni di casse (da 9 litri) riconquista nel 2010 il podio
di primo produttore mondiale di vino superando l'Italia. Non è l'unica novità dell'anno appena finito: la Cina entra tra i top ten dei produttori, piazzandosi al
settimo posto prima del Cile e dopo l'Australia, con una crescita stimata del 77%
entro il 2014. E' la fotografia scattata da uno studio realizzato per Vinexpo di Bordeaux dall'International wine and spirits research (Iwsr), istituto di ricerca britannico, che incorona la Cina motore produttivo del settore, davanti a Stati Uniti e Russia, con “il più forte aumento al mondo – dicono gli esperti Iwsr – in cinque
anni”. La notizia ha colpito la stampa francese al punto che il quotidiano economico Les Echos le ha dedicato un servizio in prima pagina. “La Cina dove oggi i consumatori di vino sono circa cento milioni non cesserà di stupirci”, ha spiegato
a Les Echos il direttore generale di Vinexpo, Robert Beynat, ricordando che nel
2007 la Cina non era nemmeno nella top ten. La crescita esponenziale della viticoltura cinese (soprattutto nella regione a sud di Shangai) è sostenuta da forti investimenti locali ma anche europei. Lo scenario mondiale vedrà comunque ai primi
posti sempre Francia, Italia e Spagna che garantiscono oggi oltre metà della produzione mondiale. I rosati registreranno la maggiore crescita (+8% entro il 2014), anche se rappresentano solo il 9% della produzione; bene anche i vini effervescenti (+6%), i rossi (+4%) e i bianchi (+2,5%). I consumi complessivi, secondo lo studio dell'Iwsr, cresceranno del 3% tra 2010 e 2014, dopo la flessione osservata nel periodo 2007-09, con cali dell'1% in Italia e del 4% in Francia. Gli Stati Uniti
saranno nel 2012 il principale mercato mondiale, davanti a Italia e Francia, che resta leader nell'export in valore mentre l'Italia sarà prima ma solo per volumi.

IL FUTURO DELLA VITE

L’affacciarsi di nuove potenziali malattie per la vite, la minaccia costante di quelle conosciute, come l’oidio o la fillossera, e la necessità di ridurre i trattamenti chimici dettata da esigenze ambientali, da direttive normative e, forse, anche dal marketing, secondo gli scienziati americani, dipende dallo sviluppo di nuove varietà di uva, da studiare grazie alla conoscenza sul Dna della vite. Lo sostiene uno studio Usa della Cornel Univesity, guidato da Sean Myles. Due gli asset su cui si fonda: il primo è che tutte le più diffuse varietà di vite sono della stessa famiglia, quella della Vitis Vinifera, addomesticata 5-6.000 anni fa tra l’Armenia e la Turchia, e, avendo subito incroci tra varietà in maniera “molto limitata”, sono più esposte alle malattie; il secondo è che i ricercatori Usa hanno mappato il genoma di più di 1.000 campioni di vite, utili per studiare varietà resistenti alle malattie. Solo in Australia, si parla di oltre 100 milioni di dollari all’anno. E in Europa, che produce il 70% del vino mondiale, c’è anche una proposta della Commissione Ue per eliminare, nel 2013, l’utilizzo di sostanze “ non essenziali”. Per questo gli scienziati cercano di sviluppare nuove varietà di uva immuni alle infezioni, sia con l’ibridazione con specie resistenti, “lunga e costosa”, che con la manipolazione dei geni. E qui entrerebbero in campo mappe genomiche di oltre 1.000 campioni, che collegano dei “markers” a tratti come l’acidità o la resistenza alle malattie. “Conoscendo questi tratti, è possibile
trapiantare le piantine, guardare il Dna appena si ottiene il tessuto della prima foglia, e tenere quelle con i profili genetici che ci interessano. Risparmiando molto tempo e denaro”, ha detto Myles. E,nonostante resistenze commerciali e culturali in questo senso, il cambio di mentalità, secondo Myles “deve avvenire. Non possiamo continuare ad utilizzare le stesse culture per i prossimi mille anni” .