Maurizio Peroni

LA VOCE DELLA TIPICITA' DEI VINI DELLA TRADIZIONE PICENA E FAMILIARE !
THE VOICE AND THE UNIQUE CHARACTER OF THE FAMILY AND PICENO TRADITION !

venerdì 31 dicembre 2010

NUOVO MESTIERE: COMMUNITY MANAGER

Il mestiere del futuro nel mondo del vino è il community manager. Facebook, Twitter e i tantissimi blog stanno diventando sempre di più le principali fonti di informazione per gli amanti e gli appassionati del vino. Ma chi può garantire la veridicità di tali fonti? Ecco che nasce una nuova figura professionale: il community manager. Un vero professionista della comunicazione che, navigando su Internet,è in grado di smentire con autorevolezza le non poche falsità che circolano sul web o, viceversa,
confermare (e arricchire) le notizie. I primi a lanciare questa figura professionale i francesi, come scrive il quotidiano di Lione Le Progrès.La CIVB (il Consiglio
Interprofessionale Vini di Bordeaux, l’equivalente dei nostri consorzi) ha appena assunto un community manager che ha la responsabilità di veicolare i social network e i blog. Nel 2011, inoltre, è previsto uno studio per individuare quali sono i siti più
influenti e maggiormente seguiti dai “wineaddicted”.

LA RIBALTA DELLE ENOTECHE

“Enotecari e produttori devo ringraziare davvero il Natale, altrimenti tante belle bottiglie rischierebbero di rimanere sugli scaffali o nelle cantine”. Parola di Giovanni Longo, alla guida, con i fratelli Osvaldo e Paola, della famosa enoteca di Legnano, tra le principali protagoniste della regalistica enogastronomica italiana. “La situazione per questo Natale è stata buona e siamo in netta ripresa sul 2009, anche per vini di un certo pregio. E anche sentendo altri colleghi, la situazione è
generalizzata, almeno al Nord e al Centro Italia. E questo vale sia per i privati che per le aziende: molte che nel 2009 non avevano fatto nulla sono tornate, e altre che avevano optato per prodotti enogastronomici di minor valore sono tornate a spendere. E ci sono bei segnali anche per bottiglie di un certo pregio”. “Anche perché quando si tratta di regalare vino, la variabile del prezzo conta, ma non è l’unica, o non determinate”, gli fa eco Paolo Trimani della storica enoteca Romana. “È presto per
dare delle cifre, ma segnali positivi ci sono. Ed è cambiata la tipologia del cliente: i regali sono sempre più scelti personalmente, ad hoc per chi li riceverà, non esistono più i regalo standard, per cui a 20 persone mando la stessa cosa, c’è un orientamento preciso dei gusti”. E allora quali sono le tipologie più gettonate? “Le bollicine la fanno da padrone, Franciacorta in testa - spiega Longo - un territorio che oggi ha una marcia in più, un fenomeno che riguarda cantine sia storiche che emergenti. Ma anche i grandi rossi hanno ripreso il loro trend abituale”. “Quando si tratta di regali, i grandi classici del vino italiano sono sempre sugli scudi - rilancia Trimani - che si parli di Brunello di Montalcino, di Amarone della Valpolicella o dei grandi piemontesi. In questo periodo aumentano tutte le tipologie, diciamo che si consolidano le tendenze di tutto l’anno, il Natale diventa solo l’occasione per consumare di più i vini che si sono scoperti prima”.

IL BILANCIO DI UN DECENNIO DI VENDEMMIE

Il 2010 volge al termine, e pertanto vogliamo tracciare un breve bilancio delle prime 10 vendemmie targate 2000, che, diciamolo subito, sono state mediamente più che soddisfacenti per l’enologia italiana. Certo, abbiamo cominciato a dover convivere
con una certa mutazione del clima e complessivamente potremmo dire che le annate “calde” (a partire dalla 2000, un millesimo possente quanto potente, in debito, forse, di un po’ di eleganza ed equilibrio)hanno segnato non poco questo avvio del nuovo millenio, con un picco toccato dalla vendemmia 2003, i cui risultati in termini qualitativi sono stati conseguenti. Ma i primi 10 anni del nuovo millennio hanno
offerto anche fenomeni in controtendenza e la vendemmia 2002 si è distinta per una piovosità eccezionale e per un esito qualitativo da dimenticare, anche se non mancano le classiche “eccezioni che confermano la regola”. L’annata 2006, anch’essa “calda”, dai vini generalmente maturi e ricchi, divide i pareri della critica nel confronto con la 2007, dai vini più energici e saporiti. Annate un po’ più deboli sono la 2005, in grado di produrre però vini di bella personalità, la 2008 e la 2009, specie se
considerate nella loro proiezione futura. Millesimi generalmente positivi tutti quanti, ma, probabilmente, non in grado di restare negli annali. E poi, finalmente, la vendemmia 2004, forse la più equilibrata e classica ( non nella nostra zona), che ha “sfornato” le sue declinazioni migliori nei Brunello Riserva e nei Barolo Riserva, con vini immensi e, in alcuni casi, assoluti, e la 2001, un millesimo i cui vini continuano ad evidenziare evoluzioni importanti e punte di sicura eccellenza. E la 2010? Promettente per freschezza e aromaticità, ma, forse, non destinata a incidere più di tanto nella storia enologica del Bel Paese.

domenica 19 dicembre 2010

COSA BEVONO I NOSTRI POLITICI?


Esaminati sotto la lente di ingrandimento i vini proposti ai parlamentari nei
ristoranti e bouvette di Montecitorio e Palazzo Madama. Tra l’approvazione di un ddl e un emendamento alla finanziaria, qui si gustano Chianti, Refosco, Vermentino, Chardonnay.Risultato? Camera sfiduciata e via libera al Senato. Nel menu di Montecitorio, 5 bianchi e 5 rossi in formato 37 cl (costo: 2,10-3,30 euro).
Tra i bianchi: Vermentino “Piero Mancini”, Corvo di Salaparuta “Duca di Salaparuta”,
Frascati “Terre dei Grifi”, Pinot grigio “Santa Margherita” e Orvieto “Bigi”; tra i rossi Rubesco “Lungarotti”, Corvo di Salaparuta “Duca di Salaparuta”, Santa Cristina
“Antinori”, Saccaia “Piero Mancini” e Chianti “Fattorie Melini”. Tutte etichette tra 9 e 6 euro. Che dire? Spicca l’assenza dei vini del nord Italia. Non solo: sono poco rappresentate le grandi denominazioni italiane e manca l’indicazione dell’annata. Va decisamente meglio al Senato: oltre 40 etichette, da 2 euro a calice fino a 70 euro a
bottiglia, ma sono presenti anche Moet&Chandon e Pommery, e non mancano i nostrani Berlucchi, più richiesti dai leghisti; assenti i rossi francesi. Spiccano i vini biodinamici Quercia Bella di Greve in Chianti, soprattutto il rosso Camartina, scelto anche da Obama alla Casa Bianca per le ricorrenze speciali. Da poco presenti i vini Betella (cantina Lovera, in Franciacorta) con una serie di Brut millesimati, in vendita anche col marchio di Palazzo Madama, come regalo di Natale.

I VITIGNI DEL FUTURO


I vitigni del futuro saranno resistenti alle malattie e in grado di dare ottimi vini. Anni fa era solo una speranza, oggi quasi una realtà. Dietro le alchimie del Dna, negli avamposti dell’enologia del futuro, i ricercatori ottengono risultati molto promettenti, incrociando varietà locali e antenate americane, medio-orientali e cinesi. L'Università di Udine e Istituto agrario di S. Michele all’Adige procedono in parallelo, con un occhio alle avanguardie francesi e ungheresi e un obiettivo: rafforzare i vitigni consentendo alle aziende di ridurre i fitofarmaci,con varietà a prova dei flagelli oidio e peronospora. “Siamo in dirittura d’arrivo: entro il
2013 brevetteremo un bianco e un rosso" – spiega il presidente dell’Istituto di genomica applicata di Udine, Raffaele Testolin. Sono ottenuti da circa 15
selezioni che stiamo microvinificando con l’Unione italiana vini”. Sauvignon,
Cabernet, Merlot, Sangiovese e Tocai friulano: da queste varietà, incrociate
per sette generazioni con viti americane e asiatiche, "avremo viti" destinate per di più ai produttori medi”. I risultati migliori? “Dal Sauvignon – dice Michela Cipriani, enologa dell’Uiv – con vini interessanti dal punto di vista chimico
e sensoriale”. A San Michele all’Adige, si incrociano viti nordamericane e azere con
Teròldego, Marzemino, Chardonnay e Pinot grigio. “In un anno avremo i primi risultati
sulla resistenza – dice il ricercatore Marco Stefanini – poi lavoreremo sulla qualità”. Contro la botrite “abbiamo selezionato – spiega – alcuni incroci di vitis vinifera: da 14 mila semi ne abbiamo 160 che micro-vinifichiamo”. Altri incroci di Moscato Ottonel per Malvasia bianca di Candia e Teroldego per Lagrein sono “in prova da produttori locali”.
Come dire: dopo i figli in provetta ci sarà anche l'uva in provetta. Poveri piccoli produttori che tanto coccolano i loro autoctoni!

martedì 7 dicembre 2010

TECNICA E VITICULTURA


Anche l’occhio del satellite,dallo spazio, può aiutare a migliorare la produzione di
vino. Accade in Francia, dove il celebre Chateau Lynch-Bages, storico produttore della denominazione Pauillac, nella regione del Medoc-Bordeaux, ha deciso di sfruttare tecnologie spaziali per facilitare la gestione dei diversi appezzamenti di terreno. E così ha puntato sulla cosiddetta cartografia e mappatura satellitare, grazie al sistema Oenoview, sviluppato da una società francese. Risultato? Sulla base dei dati satellitari ottenuti, soprattutto quelli relativi a intensità della vegetazione e composizione del terreno, la casa vinicola francese ha deciso per una redistribuzione dei vigneti, passati da 130 a 160 appezzamenti, e per una nuova
organizzazione dei metodi della vendemmia. La tecnologia non è poi troppo costosa: per un piccolo appezzamento di terreno la spesa si aggira intorno ai 150 euro. Il sistema, presente alla recente fiera ViniTech di Bordeaux, potrebbe aprire la strada
anche ad altre applicazioni, tra cui il controllo via Gps delle macchine per la vendemmia. “Anche in Italia è presente questa tecnologia, ad esempio in
Franciacorta – spiega Marco Stefanini, ricercatore dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige –. E’ una tecnica molto utile per capire lo status di un vigneto. Fornisce informazioni utili, a partire dalla struttura e morfologia del terreno, per la sua razionalizzazione produttiva”.

TOP 10 MIGLIORI VINI ITALIANI

Ecco l'elenco dei migliori vini italiani;risultato ottenuto sommando i punteggi di
quattro guide: Gambero Rosso, L’Espresso, Veronelli e Luca Maroni.
1.Taurasi Radici Riserva 2004 Punti 379
2.Bolgheri Sassicaia 2007 Punti 377,5
3.Kurni 2008 Punti 376,5
4.Barolo Le Rocche del Falletto Riserva 2004 Punti 374,5
5.Bolgheri Superiore Ornellaia 2007 Punti 372,5
6.Rocca di Frassinello 2008 Punti 371
7.Moscato Giallo Passito Serenade Castel Giovannelli 2007 Punti 370,5
8.Solaia 2007 Punti 369,5
8.Montepulciano d’Abruzzo San Calisto 2007 Punti 369,5
9.Trento Brut Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2001 Punti 369
9.Primitivo di Manduria Es 2008 Punti 369
10.Masseto 2007 Punti 368

sabato 4 dicembre 2010

PILLOLE E POZIONI MAGICHE


Parliamo di pillole e pozioni più o meno naturali pubblicizzate dell’era moderna e che promettono di far passare la sbronza, o peggio di preservarti dal cancro o da malattie autodegenerative come l’Alzheimer. La Rebootizer, bibita antisbornia
prodotta in Svizzera dalla Nutradeal Sa di Ginevra e la Red Wine Pill, la pillola
del vino rosso anti-invecchiamento distribuita nelle farmacie della Gran Bretagna. La “Rebootizer” è una specie di tisana a base di estratti naturali di carciofo e varie erbe, che si consuma dopo una serata passata "allegramente". Si è diffusa l’idea, infatti, che questa bevanda sia in grado di ridurre l’alcolemia e di mettere gli automobilisti italiani al riparo dall’etilometro. Molto suggestiva la campagna pubblicitaria tutta incentrata sullo slogan “The Detox Shaker, Great Night Great Morning”. Ma attenzione! Da una ricerca del Ministero della Salute francese,rivela Roberto Pancheri, medico che lavora all’Alcologia (ex Sert) di Trento, emerge che bevande come Rebootizer in commercio già da 15 anni con diversi nomi, non fanno affatto passare la sbornia e, quel che è peggio, incentivano chiaramente all’abuso di alcol. La “Red Wine Pill”, invece, è una delle tante pillole che vengono prodotte utilizzando il resveratrolo, potente antiossidante presente nelle bucce delle uve da vino rosso. Che il resveratrolo abbia effetti benefici non vi sono dubbi,ma non vi sono prove scientifiche che dimostrino che il resveratrolo, una volta estratto dalla buccia, abbia gli effetti benefici pubblicizzati dai produttori”.
La morale: bere buon bicchiere di buon vino rosso e sopratutto bere responsabilmente.

venerdì 3 dicembre 2010

IL FUTURO DEL VINO SECONDO ROBERT PARKER

Per Robert Parker, uno dei più importanti critici enologici del mondo, ha racchiuso in un “decalogo”, il futuro del vino.
Vediamo quali sono:
1) l’utilizzo dei siti specializzati diventerà di uso comune, diffondendo in maniera più democratica ogni genere di informazione;
2) scoppieranno vere e proprie “guerre” per aggiudicarsi i vini migliori: grazie alla pressione dei nuovi mercati come Asia, Sud America e Europa centrale e dell’Est, una cassa di grande Bordeaux che oggi costa 4.000 dollari toccherà i 10.000;
3) la Francia avrà un ridimensionamento: la globalizzazione del vino avrà conseguenze disastrose per questo Paese, e se il 5% dei produttori continuerà a mettere sul mercato vini top, molti falliranno;
4) i tappi spariranno,entro il 2015, quando la maggioranza delle bottiglie non avrà più tappi di sughero ma a vite;
5) la Spagna sarà la nuova star dell’industria e, sempre entro il 2015, le regioni più quotate saranno Torno, Jumila e Priorat;
6) esploderà il Malbec: tra 10 anni la grandezza dei vini argentini prodotti con uva
Malbec sarà riconosciuta da tutti;
7) la Costa Centrale della California governerà l’America, e la regione di Santa Barbara soppianterà la Napa Valley;
8) il Centro-Sud Italia aumenterà di prestigio: Umbria, Basilicata, Sardegna e Sicilia, diventeranno sempre più famose;
9) ci sarà un numero sempre maggiore di buoni vini e buon prezzo, soprattutto di produzione europea e australiana;
10) la parola d’ordine sarà diversità: avremo vini di qualità dai Paesi più inaspettati come Bulgaria, Romania, Russia, Messico, Cina, Giappone, Turchia, Libano e, forse, perfino dall’India.
Siamo tutti d'accordo? Staremo a vedere......

CONSIGLIO PER UN REGALO DI NATALE !


Cercate un regalo natalizio inebriante come il vino , ricco di contenuti, raffinato e
che ci lasci sobri? La risposta è: il libro “Il desiderio del vino”, appena scritto dal presidente della Sorbona, Jean-Robert Pitte, studioso di geografia e del paesaggio oltrecchè storico della gastronomia.Ecco il commento del professor Paolo Scarpi che ne ha curato la prefazione italiana. “È un affascinante viaggio alla
scoperta di come, a partire dalla civiltà babilonese, il vino abbia attraversato secoli, culture e continenti”, spiega il docente di Cultura e Simbologia dei Cibi
dell’Università di Padova. Con una precisazione: “Reale e allo stesso tempo trascendentale, il vino si è da sempre imposto come ponte fra il nostro mondo e l’aldilà, grazie alla sua capacità di esaltare e condurre in un’altra dimensione.
Non a caso a servirsene maggiormente è stata la cultura religiosa”. “Si pensi all’antica Grecia dove la divinità diventa personificazione del vino con Dioniso. Incarnazione che ritorna nel cristianesimo con la trasformazione nel sangue di
Cristo e quindi in Cristo stesso”. Simbologie, aneddoti, storia e geografia dell’enologia hanno contribuito, insieme ad un ricco apparato iconografico, a
decretare il successo del libro in Francia. Vedremo in Italia datosi che è appena uscito nelle librerie.

CONSUMI DEL VINO ALL'ESTERO


Ecco un torta che ci rappresenta le vendite di vino italiano all'estero nell'anno 2009. Sembra proprio che nel futuro imminente si debba puntare ai mercati emergenti, senza però trascurare anche gli Stati Uniti.

domenica 28 novembre 2010

PILLOLE DI STORIA: I 3000 ANNI DELLA VITE


L'enologia italiana ha quasi 3000 anni! E' proprio così! La coltivazione della vite infatti, si diffonde in Italia nel secondo millennio avanti Cristo grazie ai contatti con popoli cretesi, fenici e greci. Ma è con la civiltà romana che la produzione del vino diventa una vera e propria arte. Tanto che i romani assegnano a uno delle loro divinità, il dio Bacco, la funzione di protettore della vite. Baccanali vengono chiamate le feste in onore di Bacco, che raggiungono un tale livello di dissolutezza da essere soppresse con decreto nel 186 avanti Cristo. L'uva viene pigiata con i piedi nel "calcatorium" oppure torchiata nel "turcularium", il mosto così ottenuto viene versato nei "dolia", grandi anfore di terracotta dove fermenta dando origine al vino. Una delle prime classificazioni dei vini la troviamo all'interno del trattato romano "Naturalis Historia", dove Plinio il Vecchio distingue tra circa ottanta vini di alta qualità , destinati alla nobiltà, ed un centinaio di vini di media e bassa qualità destinati per lo più alla plebe. Nei banchetti romani la mescita delle bevande segue un rituale preciso ed il vino viene servito con l'aggiunta di acqua, a volte di mare, ed aromatizzato con miele e spezie dal cosiddetto "arbiter", identificabile con la figura del moderno sommelier! E' all'epoca dei romani che l'Italia è universalmente conosciuta come "Enotria", la terra del vino. Sono i romani, con l'espandersi del proprio impero, ad introdurre la coltivazione della vite in Francia, paese dove in tempi più recenti il vino diventa fattore di orgoglio nazionale. Con la caduta dell'impero romano inizia un epoca buia non soltanto per il genere umano ma anche per l'arte del vino, il medioevo, che porta carestie, pestilenze e distruzioni. E' soltanto grazie alla Chiesa cristiana che la vite non torna allo stato selvatico: infatti l'esigenza di utilizzare il vino durante la messa mantiene in vita la produzione dello stesso. Con il passaggio al nuovo millennio e l'avvento delle Repubbliche Marinare Italiane rifioriscono i commerci e tra i beni scambiati il vino occupa nuovamente una posizione di rilievo. Tra il 1500 ed il 1700 assumono notorietà vini particolari, come l'Albana in Romagna, i vini di Montalcino e San Gimignano in Toscana, l'Aleatico nel Lazio, l'Ellenico in Campania, il Mamertino in Sicilia, alcuni dei quali mantengono inalterata la fama fino ai giorni nostri. E' del 1716 il primo decreto che definisce le regole per la produzione di un vino: quello emesso da Cosimo III de' Medici per il Chianti in Toscana. Bisogna attendere la fine del secolo per i primi esempi di produzione industrializzata: uno dei primi ad utilizzare tecniche moderne di produzione è l'inglese John Woodhouse con il vino Marsala in Sicilia. Purtroppo è anche questo il periodo in cui si diffonde una malattia della vite proveniente dall'America che cambierà drasticamente il volto della viticoltura italiana e di altri paesi: la fillossera. Questo flagello in pochi anni distrugge completamente i vigneti autoctoni italiani che devono essere reimpiantati innestandoli su portainnesti americani. Dopo i reimpianti la produzione vinicola italiana si concentra soprattutto sulla quantità trascurando in parte la qualità. E' soltanto dopo la seconda guerra mondiale con l'avvento delle leggi sulla Denominazione di Origine Controllata (D.O.C. e D.O.C.G.) che la viticoltura italiana torna a rifiorire concentrandosi su una produzione di qualità che dà origine a vini apprezzati dagli appassionati ed esperti di tutto il mondo. Nascono in questo periodo piccoli produttori che dedicano una attenzione quasi maniacale al territorio, alla qualità ed alle tecniche tradizionali di produzione. Oggigiorno il panorama enologico italiano è costellato da centinaia di produttori che riescono a dare alla luce vini di assoluta eccellenza, ma la cui fama spesso non valica i confini della regione dove hanno origine.

VINO ANALLERGICO



Arriva da ricercatori italiani il vino anti-allergia: aiuterà ad incrementare il consumo di vino, attualmente in calo causa chi potrebbe bere ma non vuole (gli astemi)o chi vorrebbe ma non può (gli autisti, per esempio). Allora gli allergici al vino,quelli a cui assaggiare il “nettare degli dei” è precluso non da leggi o scelte, ma da un problema di salute, saranno accontentati. Si parla di 500 milioni di persone
nel mondo, vale a dire quasi 10 “Italie” di consumatori potenziali. Per il 15% di loro, si sa che la causa di improvviso rossore del viso o conseguenze anche più gravi con un semplice sorso di vino, sono i solfiti, ma spesso non si conosce quale sia l’allergene esatto da evitare. Un colpevole, secondo una pubblicazione sul “Journal of Proteome Research”, sembra essere una glicoproteina, un tipo di proteina ricoperto di zucchero che si sviluppa nella fermentazione dell’uva. Ma ecco che arriva la speranza di poter brindare senza pensieri, in futuro: un team di ricercatori guidati dal biologo molecolare Giuseppe Palmisano, analizzando uno chardonnay italiano, ha trovato 28 tipi di glicoproteine simili, nella struttura, ad allergeni noti, come l’ambrosia e il lattice. Una scoperta che potrebbe portare ad un vino ipoallergenico sicuro per le persone allergiche al nettare di Bacco .

domenica 21 novembre 2010

IL FUTURO DELLE AZIENDE ITALIANE:L'EXPORT

Lo sappiamo bene, il consumo di vino in Italia è calato del 30% dagli anni ’80, come conferma l’Ismea con gli ultimi dati: nel 2010 siamo scesi sotto la soglia dei 20 milioni di ettolitri, con un consumo pro-capite sceso a meno di 40 litri all’anno. Numeri che, a sé stanti, farebbero gridare alla crisi. Ma ogni crisi nasconde un’opportunità, ed è ai mercati esteri che deve guardare la produzione enologica italiana. Perché all’estero il trend si inverte, e, rispetto a 20 anni fa, i consumi di vino registrano crescite quasi ovunque: dalla Cina al Regno Unito, dalla Russia agli Usa. Eccola, allora,l’opportunità: “esportare fuori dai confini nazionali il vino made in Italy sembrerebbe più che un’opportunità, un obbligo”. Questa idea molte volte si contappone all'idea che "le esportazioni servono solo a smaltire le
eccedenze del mercato interno". Il mercato vuole i vini, e allo stesso modo i vini “vogliono” il mercato. Se questo non si identifica più con la bottega all’angolo, non c’è storia: devono essere venduti là dove il mercato ha maggiore capacità di attrazione. Lo si comincia a capire, in Italia, se è vero come è vero che i dati sulle esportazioni di vino nei primi 7 mesi del 2010 mostrano una ripresa delle vendite oltre frontiera, con una crescita del 7,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sembrerebbe che attualmente a trainare questo nuovo concetto di mercato siano Campania,Basilicata e Puglia.

BEAUJOLAIS



Quando si parla si Sol Levante non c'è mai da stupirsi! Credevo di averle viste tutte ma ..... In Giappone anche il Beaujolais subisce i colpi della deflazione. Feste sotto tono e vino imbottigliato addirittura nel PET. Il Beaujolais, considerato
un prodotto luxury, da quest’anno è stato declassato.Sarà, infatti, venduto a prezzi
“stracciati” e in bottiglie di plastica. Non si troverà più solo nelle enoteche ma anche in supermercati e discount.Non è un buon segnale per i produttori italiani e sopratutto questa foto? sarà un ricordo ormai passato.

sabato 20 novembre 2010

WINE SPECTATOR


Sui Top 100 The Most Exciting Wines of 2010 il verdetto di Wine Specator conferma la tendenza degli ultimi anni. Pochi o pochissimi vini italiani sono degni di essere sul podio della rivista di settore più autorevole del mondo.

Questa l'intervista a Tom Matthews, excutive director della prestigiosa rivista americana. L’anno scorso gli italiani nella Top 10 erano quattro, quest’anno solamente uno. Perché? La composizione della Top 10 cambia ogni anno, per la semplice
ragione che la qualità del vino prodotto varia ogni anno. Non ci sono formule o regole prestabilite. Noi di Wine Specator valutiamo in base a quello che ci emoziona quando beviamo un vino. Per noi vale il concetto di vino “exciting”. Quanti vini italiani avete degustato quest’anno? Abbiamo esaminato circa 2mila vini italiani. Un numero inferiore rispetto agli anni precedenti.Da quando James Suckling (capo dell’ufficio europeo) ci ha lasciati, ci sono voluti molti mesi per riorganizzare
le degustazioni nei nostri uffici di New York. Abbiamo intenzione, in ogni caso, di
allargare il campione l’anno prossimo. Cinque californiani tra i primi dieci al mondo. Come mai? Non starete difendendo un po’ troppo gli interessi dei vostri “terroir”? Wine Spectator non ha un “territorio”. Noi“difendiamo” i vini di tutto il mondo. O meglio: tutti i vini di qualità, carattere e valore. Ne è sicuro? Parlano i numeri: quest’anno ci sono 5 americani e un solo italiano, ma l’anno scorso il rapporto era 4 a 3, nel 2008 era alla pari (1 a 1) e così nel 2007 e nel 2006 (2 a 2).Oltre a Piemonte e Toscana, secondo lei, quali sono le aree vinicole italiane in ascesa? Tutte le regioni italiane sono in ascesa. Ci sono vini estremamente “exciting” in Alto Adige ma anche in Puglia e in Sicilia. L’industria del vino
italiano è molto dinamica, non vedo l’ora che completi il suo processo di crescita e
di sviluppo.

mercoledì 17 novembre 2010

BORSA DEL VINO


I prezzi del vino rilevati la settimana scorsa da Ismea (prezzi a
ettogrado) a confronto con i prezzi della stessa settimana nel 2009.

VINO KOSHU



Bianco chiarissimo, leggero (circa 10 gradi) poco acido, fresco, dal sapore fruttato con sentori di agrumi e pesca. Venduto nei migliori ristoranti di New York a 20 dollari. Si chiama Koshu ed è il vino giapponese che i produttori del Sol Levante, ora riuniti in consorzio, si sono messi in mente di lanciare sui mercati internazionali. Un nuovo concorrente anche per i vini italiani. Secondo un trader di Tokio, Ernest Singer, il Koshu non è ancora in grado di fare concorrenza a nessuno anche se i viticoltori ora cominciano a migliorarne la qualità: per esempio invecchiandolo in botti di rovere. L’uva Koshu è il vitigno autoctono più importante del Giappone, sviluppatosi da uve che viaggiavano un migliaio di anni fa lungo la Via della Seta dal Caucaso, alla Cina, al Giappone. Nella Prefettura di Yamanashi, dominata dalla mole imponente del Fujiama, il vitigno ha trovato le condizioni ideali per la sua proliferazione: forti escursioni climatiche, lunghi giorni di sole estivo e ben drenate terre vulcaniche.

I FORUM SUL VINO DEI MPS

All’indomani del 1° Forum del Vino del MontePaschi ecco le dichiarazioni del presidente Giuseppe Mussari. Presidente Mussari, cosa chiede ai produttori ? Di mettersi assieme, di ottimizzare i costi dell’internazionalizzazione altrimenti insostenibili. La dimensione unitaria è troppo piccola e finora l’attenzione è spesso solo sul prodotto e poco sul marketing.Ma le imprese hanno dimostrato duttilità?
I produttori di vino assai più di altri settori sono allenati al confronto internazionale.Non da oggi tengono conto della concorrenza francese e più recentemente cilena e di altri paesi. Se la produzione è stabile e i consumi interni
sono diminuiti, vuol dire che hanno esportato. Perchè la partita si gioca all’estero.
La frontiera della crescita sta nella domanda dei Paesi in via di sviluppo. Da ciò la
necessità, per i produttori italiani, di puntare ancor più sulla capacità di internazionalizzazione, adottando anche misure di rafforzamento dimensionale e patrimoniale. E per il mercato interno? Va trovato un modo per incrementare il consumo di vino nei ristoranti. In questo momento molte cantine di ristoranti sono
piene, capitali immobilizzati in bottiglie, ristoratori indebitati, impossibilitati a far ruotare l’offerta e aggiornare le carte dei vini, con ricarichi eccessivi per
i clienti. Una soluzione va trovata. Quale? Per esempio, introducendo anche nell’horeca il contratto estimatorio e il sistema della resa. Magari non proprio come
per le edicole dove tutto ciò che non si vende si restituisce. Si può trovare una sistema misto per condividere il rischio delle rimanenze. Ridotto il costo dell’invenduto, i ristoratori rinnoveranno le carte.

SITUAZIONE VENDITA VINO SUPERMERCATI


Questa è la situazione delle vendite nei supermercati a seconda delle fasce di prezzo nel periodo di riferimento degli anni 2009-2010

lunedì 15 novembre 2010

LE PROSPETTIVE FUTURE DEL MERCATO CINESE

Un mercato in cui emergere, più che un mercato emergente. È la Cina, vista con quella “lente di ingrandimento” che è il “Vinitaly in The World” di Hong Kong, nell’“International Wine & Spirits Fair” del Paese asiatico. Un Paese dove il vino non è un’abitudine alimentare, tanto che il consumo pro-capite all’anno (dati 2009) è di 0,7 litri, ma che, secondo gli operatori, potrebbe arrivare a 5 litri in 2-3 anni. E dove il vino italiano è quasi sconosciuto. Le stime parlano di un mercato fatto al 90% di vini nazionali, con i grandi gruppi che non comprano più vini dall’estero, ma direttamente vigneti e cantine.E dove la fascia di prezzo media si colloca tra i 3 e i 4 dollari allo scaffale, e a 1 dollaro in cantina. È chiaro, allora, che non sono i distributori ad aver bisogno di cercare i produttori, ma sono i produttori a dover cercare loro. Fondamentale, in questo senso, il ruolo delle fiere asiatiche, che sono l’unica possibilità di contatto con operatori abituati a trattare direttamente i prodotti, e non ordinandoli da “catalogo”. Nella percezione cinese, poi, territorio, blasone e vitigno vengono dopo prezzo e immagine del prodotto, nel senso del design della bottiglia. Infine, i cinesi cercano la “pazienza” (ovvero la disponibilità a incassare dopo che il distributore ha venduto il vino sul mercato cinese), la fiducia, la divisione dei costi di promozione, azione fondamentale in un mercato che, nelle maggiori città, è già ampiamente concorrenziale, e che vede le maggiori possibilità di sviluppo nelle città di “secondo livello”. Un quadro difficile, che richiede un cambiamento di mentalità profondo per chi vuole sfondare in questi mercati, ma una sfida che, se vinta, promette grandi soddisfazioni, al punto che i margini di crescita per il vino italiano, nei prossimi 10 anni, sono superiori al 100%.

mercoledì 10 novembre 2010

HONG KONG INTERNATIONAL WINE & SPIRIT FAIR



E' appena terminata ad Hong Kong la HKTDC WINE FAIR dove l’Italia diventerà “partner country” della Fiera nella prossima edizione del 2011. Un bel risultato, quello ottenuto dal “Vinitaly in the World” all’“International Wine & Spirit Fair” di
Hong Kong: l’Italia sarà il “partner country” ufficiale 2011 della Fiera asiatica. Un passo importante, che può aprire una strada ai vini italiani in Cina, dove le etichette del Bel Paese sono ancora semi-sconosciute. Ma dove, come dice Fred Lam, direttore esecutivo dell’Hong Kong Trade Development Council, “la gente ama scoprire cose nuove sul wine & food made in Italy”. Ho partecipato anch'io in rappresentanza dei PODERI CAPECCI SAN SAVINO ed effettivamente ho appurato molto movimento ed interesse verso le aziende italiane presenti appunto tramite “Vinitaly in the World”, che non ha mancato di lanciare e promuovere durante i 3 giorni della fiera, iniziative finalizzate alla propedeutica della degustazione e alla scoperta della cucina italiana con la presenza di numerosi chef. Quello che non passa inosservato però,è la molta confusione e mancanza di cultura del vino, non solo da parte dei consumatori ma anche dei buyers stessi. Categoria questa con un'età media veramente bassa, che lascia comunque ben sperare per uno sviluppo futuro del comparto vino e food.Seminare oggi per raccogliere domani........

lunedì 8 novembre 2010

LO ZUCCHERAGGIO


Zuccherare o non zuccherare,vecchio dilemma e vecchie polemiche tra i professionisti del vino. Com’è noto, la pratica, che consente l’aumento del grado alcolico, è vietata in Italia,mentre è consentita in diversi Paesi Ue. Nei giorni scorsi, Bruxelles (unico voto contrario quello dell’Italia)ha dato il via libera all’ulteriore arricchimento del vino della campagna 2010, per undici Paesi nord
europei. “Non facciamo i talebani del no allo zuccheraggio”,dice il presidente della Commissione agricoltura del Parlamento Europeo,Paolo De Castro.“Non possiamo metterci di traverso, anche perché la pratica dello zuccheraggio non è negativa in assoluto. Molti enologi francesi non la considerano uno scandalo”.
Al posto del saccarosio, in Italia oggi si utilizzano i mosti concentrati e rettificati (zucchero d’uva), e le aziende che li producono godono di aiuti comunitari che dal 2014 saranno cancellati. Lo zuccheraggio non va demonizzato. La pratica non intacca la qualità del vino e non va considerata una sofisticazione del prodotto. Ovviamente saranno le aziende agricole del Mezzogiorno che producono mosti concentrati e rettificati (mcr) quelle più colpite dal taglio degli aiuti.Non è più tempo di drogare il settore con formule di assistenza che penalizzano il vero sviluppo.Intanto la Conferenza delle Regioni ha approvato un documento unitario in cui si chiede all’Ue di creare un apposito Fondo anticrisi destinato alle aziende
agricole.

PILLOLE DI STORIA: LE ORIGINI DEL VINO DALL'ANTICA GRECIA


Furono i Greci a portare la coltivazione della vite nella nostra penisola. La viticoltura in Italia appare infatti verso il 730-720 a.C. nelle colonie della Magna Grecia: nel bacino dell'Egeo non c'era più alcuna terra libera e parecchi Greci migrarono verso le coste del Mar Nero fino alla Crimea, ma anche verso la Sicilia e l'Italia meridionale, che erano scarsamente popolate. E' da lì che la coltivazione della vite si estenderà all'Italia centrale. Mentre pare proprio che fu un etrusco ad esportare la viticoltura per primo nell'antica Gallia e quindi in Francia.Nell'Italia settentrionale i tralci delle viti, a differenza della tradizione greca, erano però sorretti da alberi e non da "sostegni morti": tipici inoltre per la potature lunga. Fino all'VII secolo a.C. vino ed olio deposti nelle principesche tombe del Lazio e dell'Etruria, provenivano da zone di oltremare: dall'Attica, dall'Eubea, da Corinto e dalla Fenicia. Nel 650 a.C., con la produzione di anfore etrusche da trasporto, vino ed olio divengono invece beni di largo consumo e di commercio. Romolo nel periodo dei re (con Roma che era di fatto colonia dell'etrusca Veio ed etruschi erano i suoi monarchi) dà esempio di moderazione rifiutandosi, durante una cerimonia, di bere più di una coppa di vino: significa che quel bene era ancora scarso e prezioso. E così era anche ai tempi della civiltà micenea in Grecia: il vino veniva considerato un bene di lusso e in alcune tavolette compare per lo più tra gli elenchi di offerte alla divinità o tra i donativi di scambi diplomatici. Numa Pompilio, re di Roma, vieterà invece alle donne di bere durante le libagioni funebri. E' il segno che il nettare di Bacco era già prodotto in maggiore quantità e berlo era oramai un uso diffuso anche tra le donne. Nel V secolo arriverà poi la prima legge sul vino, con il divieto di lasciare le viti "non tagliate" (non potate) e disposizioni ancora più aspre per le donne.

domenica 31 ottobre 2010

PILLOLE DI SCIENZA: IL GLUTATIONE IN CAMPO ENOLOGICO


Torna lo spazio dedicato alla ricerca e all'innovazione in campo enologico. Lo facciamo sempre grazie al mio amico enologo Paolo Ulpiani, che questa volta ci parlerà del Glutatione.
Nel vino vi sono molti i composti fra i quali i tioli. Essi svolgono numerose attività. Fin dagli inizi degli anni 80’, e precisamente nel 1984, Singleton et al., resero nota l’importanza del glutatione nel mosto. Esso è in grado di ridurre le forme chinoniche formatesi dall’ossidazione enzimatica dei fenoli nel mosto (PPO). Il tripeptide, quindi, è in grado di prevenire la formazione di imbrunimenti nei mosti. Il processo chimico con cui il GSH interviene nei fenomeni di ossidazione dei composti fenolici, prevede la riduzione dei chinoni ad orto-fenoli 2-tiosostituiti e la riduzione del perossido d’idrogeno ad acqua e la conseguente formazione di disolfuri. Nel mosto-vino, il glutatione non è il solo protagonista, compaiono altri composti tiolici quali cisteina, tioli alifatici responsabili delle note aromatiche in molti vini, ed infine i mercaptani, responsabili di aromi maleodoranti e quindi da evitare la loro comparsa. Il GSH, è il più abbondante dei composti tiolici nel mosto, e la sua concentrazione aumenta in concomitanza della maturazione in funzione dei fattori pedoclimatici e non ultima della disponibilità in azotata. Le concentrazioni di glutatione, nelle cultivar, possono raggiungere o superare il 300 µM nella bacca (Blanchard et al., 2004). Il suo destino futuro è dipendente al tipo di processo enologico adottato per la produzione del prodotto vino. Nel mosto, la presenza di ossigeno e di solforosa, costituiscono i principali motivi della esigua quantità di GSH nel vino. Presenze, nel vino, di rilevanti quantità di GHS o di forme tio-cisteiniche prive di attività olfattiva, permettono la capacita dei suddetti composti di entrare in competizione con i fenomeni ossidativi. Concentrazioni di GSH di 20 µM sono efficaci a rallentare perdite di tioli aromatici nel mezzo vino, le cui loro concentrazioni sono 100 o addirittura 1000 volte inferiori al tripeptide. Il GSH è altresì in grado di ostacolare la formazione di composti ad aroma ossidato quali il sotolone ed il 2 ammino-acetofenone, durante l’affinamento del vino. L’esposizione all’aria, durante le fasi antecedenti all’imbottigliamento ed il medesimo processo, può provocare la comparsa di aroma di ossidato nel prodotto vino (Lavigne et al., 1996). È evidente che una considerevole presenza di GSH nel vino, in fase di affinamento, può favorire la longevità aromatica del prodotto. L’apporto di GSH non è dato esclusivamente dall’uva. Anche microrganismi, quali i lieviti enologici (Saccharomyces cerevisiae ed altri), sono in grado di sintetizzarlo e secernerlo nel mezzo. Il tripeptidi, in questi microrganismi, interviene per molteplici compiti: (i) risposta alla carenza di zolfo ed azoto; (ii) detossificazione dai metaboliti endogeni; (iii) protezione dallo stress ossidativo provocato dall’esposizione delle cellule alle specie reattive dell’ossigeno (perossido ed idroperossido); (iv) detossificazione da xenobiotici quali alogenati aromatici, agenti alchilanti ed arsenito; (v) resistenza agli stress provocati dai metalli pesanti quali sali di cadmio (Penninckx, 2002). Sono molti i metodi analitici per il monitoraggio e la quantificazione del GSH, sia nel mosto che nel vino. Essi sfruttano diversi approcci analitici ma che purtroppo non possono essere considerati routinari a causa della: (i) difficile preparazione del campione, (ii) poca stabilità del prodotto da quantificare, e non ultimo (iii) l’elevato costo dei mezzi utilizzati. La legislazione vitivinicola italiana non consente l’aggiunta di GSH. Per garantire salubrità al prodotto naturale quale vino, e per sfruttare le caratteristiche che questo antiossidante naturale possiede, si è ritenuto opportuno monitorarlo durante le fasi produttive, con il fine di individuare i processi che portano ad una sua diminuzione. Ciò è stato possibile grazie all’ausilio del metodo analitico messo a punto nel Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche (DISTAM), Sez. Tecnologie Alimentari dal Prof. Tirelli et al. 2009. Tale approccio analitico consta nella reazione tra p-Benzochinone ed il GSH contenuto nel mezzo da analizzare. Il risultante composto, S-glutationil-p-idrochinone, risulta rilevabile spettrofotometricamente ad una lunghezza d’onda di 303 nm. Infine, attraverso una retta di calibrazione, è possibile calcolare la concentrazione reale del GSH.

giovedì 28 ottobre 2010

LIBERALIZZAZIONE DEI VIGNETI

La liberalizzazione dei diritti di reimpianto dei vigneti, prevista dall’Ocm vino per il 2015, potrebbe avere effetti devastanti sul comparto vitivinicolo europeo. Tanto che i premier di Francia e Germania,Sarkozy e Merkel, hanno già detto il loro no. In Italia, le organizzazioni di categoria, chiedono lo stesso impegno alle massime istituzioni. La misura non costituisce di certo una forma di sostegno alle esigenze di un comparto, orientato squisitamente alla qualità come quello vitivinicolo, e che assegna all’Europa il ruolo di leader mondiale. Molte regioni viticole in Europa potrebbero essere improvvisamente investite da fenomeni di sovrapproduzione, caduta dei prezzi, perdite di lavoro. Verrebbero messi in discussione gli sforzi qualitativi dei produttori, senza considerare l’abbassamento del valore delle aziende, e il potenziale impatto sull’equilibrio paesaggistico dei territori. Dal 31 dicembre 2015, potremmo, insomma, trovarci di fronte ad abnormi zone di produzione. La superficie vitata del Chianti potrebbe passare da 17.000 a 35.000 ettari, quella della Rioja da 60.000 a 200.000. Nel Chianti Classico, uno dei terroir più famosi al mondo dell’enologia, solo per fare un altro esempio, ci potrebbero essere 7,5 milioni di bottiglie in più. Per ora è solo un nefasto scenario, che potrebbe diventare dura realtà senza correzioni adeguate. Le soluzioni di cui si discute sono due: una distinzione fra vino da tavola, i cui vigneti potranno essere liberalizzati, e quello a denominazione d’origine, che manterranno l’attuale sistema dei diritti d’impianto; una programmazione triennale concordata tra i protagonisti della filiera e le istituzioni in base alle richieste di mercato.

MERCATO O MERCATI AMERICANI?


Come si vende il vino negli States? Il tour internazionale di “Vinitaly in the World” ha portato i produttori italiani a visitare alcuni store enologici di New York e nel New Jersey,per capire quanto sia diverso e complesso il mercato rispetto a quello italiano. L’unico trend confermato da tutti è quello della fascia di prezzo: gli americani non hanno rinunciato a bere italiano,ma il target price, nella stragrande maggioranza dei casi è fissato tra i 10 e i 20 dollari a bottiglia. Ci sono esperienze come quella di Astor Wine, un mega store dove si trovano vini di tutto il mondo, in cui le bottiglie sono divise per regione di provenienza. Oppure quella del Total Wine & More, una catena di 69 negozi giganteschi disseminati per tutti gli States, dove si trovano bottiglie che vanno dai 3 ai 3.000 dollari: qui il criterio imperativo è la divisione per vitigno. Ancora diversa la Wine Library, diventata un fenomeno di successo grazie al web, che rappresenta uno dei canali di vendita più importanti per lo store, dove i vini sono divisi per regione e tipologia. È fondamentale, allora, individuare non solo l’importatore, ma anche il tipo di distribuzione: più che di mercato americano, conviene parlare di “mercati” americani.
Per cambiare totalmente “forma mentis” basta, infatti, spostarsi da New York, dove la concorrenza tra importatori e distributori è l’anima del business enologico, a Philadelphia, dove il mercato di vini e alcolici passa tutto per le mani del monopolio, governato dal Plcb, “Pennsylvania Liquor Control Board”, che gestisce 620 negozi in tutto lo stato della Pennsylvania, per un pubblico potenziale di 13 milioni di persone, molte delle quali con un elevato potere d’acquisto.

sabato 23 ottobre 2010

LA VENDEMMIA IN EUROPA


Vendemmia 2010: in Ue meno 4 milioni di ettolitri rispetto al 2009. Le cause ? Clima poco favorevole e mercato difficile e la vendemmia 2010 vedrà l’Unione Europea
produrre, nel complesso, 4 milioni di ettolitri in meno del 2009, con 2,5 milioni “persi” dalla sola Germania. L'annuncio è della Commissione Europea, che comunica anche la deroga, per questa campagna, all’attuale limite di zuccheraggio per alzare il grado alcolico voluta dai Paesi del Nord Europa, contro la quale, tra i 27 Stati Ue, ha votato “no” la sola Italia.

domenica 17 ottobre 2010

CIPREA 2009


Nella giornata odierna a Roma presso la Città del Gusto del Gambero Rosso, si svolgono le premiazioni e le degustazioni dei vini TRE BICCHIERI sulla nuova guida Vini d'Italia 2011 dove il CIPREA 2009 ha bissato il riconoscimento dello scorso anno.

I MIGLIORI VINI ITALIANI

Ecco l'elenco dei migliori vini italiani che mettono d’accordo Ais Bibenda,
Gambero Rosso, L’Espresso, Veronelli, e la nuova guida Slow Wine edita da Slow Food.
I “magnifici” otto vini sono stati valutati dalle guide sopra citate, per la loro qualità assoluta, anche se si resta in attesa di conoscere i vini premiati dall’“Annuario” 2011 di Luca Maroni.
Barolo Le Rocche del Falletto Riserva 2004 di Bruno Giacosa;
Barolo Monfortino Riserva 2002 di Giacomo Conterno;
Granato 2007 di Foradori;
Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2001 delle Cantine Ferrari;
Bolgheri Sassicaia 2007 della Tenuta San Guido;
Taurasi Riserva Radici 2004 di Mastroberardino;
Aglianico del Vulture Titolo 2008 di Elena Fucci;
Cepparello 2007 di Isole Olena.

domenica 10 ottobre 2010

PILLOLE DI STORIA: 10 OTTOBRE 1975 NASCE LA CRITICA GASTRONOMICA

Era venerdì del 10 ottobre 1975: al secondo piano di via Solferino 28, nella cronaca del “Corriere d’Informazione”,edizione del pomeriggio del “Corriere della Sera”, debuttavano le quattro pagine settimanali volute dal direttore Cesare Lanza, affidate
ad Edoardo Raspelli, fino ad allora cronista di nera, oggi uno dei critici più conosciuti e rispettati d’Italia. Fu il boom: 20.000 copie in più per le pagelle - scrive lo stesso critico in una nota - con i voti alla cucina ed al servizio. Qualche mese dopo, il 7 febbraio 1976, appariva in pagina, non solo la foto di Raspelli, ma un riquadrato con un “Faccino Nero” dove si metteva alla berlina il ristorante peggiore della settimana. Tra minacce, lettere e telefonate anonime, querele, corone da morto sotto casa, nasceva la critica gastronomica. Sì, perché fino ad allora c’era solo piaggeria: se qualche cosa andava storto nei ristoranti - ricorda Raspelli - tutti se lo tenevano per sè. Io, invece, anche se con molta paura, ho obbedito agli ordini di Lanza.

IL MERCATO CINESE 1

La Cina beve sempre più vino italiano: nel 2010 le bottiglie made in Italy che sono state vendute nel Sol Levante sono cresciute del 242%, insieme all’agroalimentare del Belpaese nel suo complesso, che ha visto il valore esportato crescere dell’86%. Così
Coldiretti su dati Istat, divulgati nella visita del primo ministro cinese in Italia, Wen Jiabao. Fondamentale, per un ulteriore sviluppo dell’agroalimentare italiano nel
gigante asiatico, il superamento di vincoli burocratici che spesso ostacola l’export, e che aiuterebbe l’Italia a riequilibrare la bilancia commerciale con la Cina.

VENDEMMIA 2010:PREZZI DELLE UVE

A vendemmia che volge ormai al termine, non pare essere del tutto scongiurato il problema dei prezzi bassi delle uve, che continuano a rimanere allineati a quelli del 2009, anche se con qualche eccezione e segnali di risveglio a causa di una vendemmia non particolarmente abbondante. In Valpolicella, per esempio, per il Consorzio di tutela i prezzi delle uve rimarranno costanti o in lieve aumento sul 2009, ma sembra un’eccezione nel panorama “del rosso” del Belpaese, perché da Nord a Sud lo scambio di uve a bacca rossa sembra ancora pigro, per non dire quasi inesistente. Nel Chianti Classico un quintale di uve atte a diventare Chianti Classico si aggira tra i 70 e i 75 euro al quintale, come nel 2009; quelle atte a diventare Chianti viaggiano sui 40 euro al quintale, qualcosa in meno del 2009. Le sporadiche e rare trattative per partite di uva atte a diventare Brunello di Montalcino viaggiano sui 150 euro al quintale. In linea con il 2009, così come in Piemonte per i Nebbiolo da Barolo (150-170 euro). In Sicilia, le uve internazionali (Merlot e Cabernet Sauvignon)stanno sui 35-40 euro come nel 2009, mentre il Nero d’Avola tra i 25 e i 30 euro al quintale. Un po’ più vivace il mercato per le uve bianche. E, se Prosecco e Moscato spuntano prezzi interessanti (intorno a 9 euro al chilo), costituendo l’eccezione più evidente, non è male la situazione per i bianchi più di moda come la Passerina, il Pecorino o il Vermentino. Una situazione non generalizzabile, però,visto che i bianchi autoctoni siciliani, per esempio, stanno sui 20 euro al quintale, in discesa sul 2009, e gli internazionali, Chardonnay, per esempio, tra i 35 e i 40 euro come l’anno passato.

domenica 3 ottobre 2010

PILLOLE DI SCIENZA: STABULAZIONE LIQUIDA A FREDDO


Finalmente da oggi, posso dire di aver reso più completo il mio blog, che oltre a trattare di attualità, curiosità sul vino, aveva una rubrica di PILLOLE DI STORIA, ed ora anche quella di PILLOLE DI SCIENZA. Con l'aiuto di un amico enologo, molto attento nella ricerca e sulle innovazioni tecnologiche in campo enologico, potrò rendervi partecipe della scoperta di nuove tecniche in questo campo. In questo post infatti, l'enologo PAOLO ULPIANI, esporrà l'argomento:"Estrazione della componente aromatica con la stabulazione liquida a freddo".

La stabulazione liquida a freddo è una tecnica innovativa che riguarda la gestione del mosto durante la fase prefermentativa. In base alle attuali conoscenze nei confronti della localizzazione dei precursori aromatici nel vitigno Sauvignon blanc (buccia e polpa), tale tecnica ci permette di incrementare il loro contenuto nel mosto e consecutivamente nel vino.Non deve essere vista come sostitutiva alla macerazione pellicolare a freddo, ma come integrazione del processo aromatico di estrazione della frazione aromatica delle uve, incrementando così i precursori aromatici del mosto prima della fermentazione. Tale tecnica consiste nel mantenimento del mosto (dopo la pressatura) per un tempo variabile dalle 48 alle 96 ore, a contatto sulle fecce vegetali rappresentate da frazioni di polpa dell’acino. Il contatto fra solidi e liquido avviene a temperatura inferiore agli 8°C. Durante la stabulazione si devono effettuare rimescolamenti o agitazioni senza ossigenare la massa (insufflazione di N, CO2) garantendo la sospensione delle fecce. Il concetto è che le fecce nel mosto sono costituite prevalentemente da residui di polpa e buccia. Si incrementa il contenuto di precursori aromatici presenti nelle cellule della polpa (maggiore per alcuni precursori dei tioli volatili) e una limitata quantità di polifenoli (catechine) derivanti esclusivamente dalla buccia. Affiancando tale tecnica con la macerazione pellicolare delle uve, può incrementare il profilo aromatico varietale, mentre sostituendosi alla stessa permette di ridurre i rischi di ossidazione dei precursori aromatici dovuti all’azione delle catechine presenti nelle bucce, le quali sono in parte anche responsabili della riduzione di GSH (glutatione) naturalmente presente nell’uva.
En. Paolo Ulpiani

BUONITALIA

Lo sapevate che esisteva una società, Buonitalia, per la promozione dell’agroalimentare controllata dal Ministero? Io no, anche perchè penso non abbia lavorato molto bene, come tutte le società statali. Era infatti uno dei primi obiettivi del Ministro per le Politiche Agricole, Giancarlo Galan: chiudere Buonitalia, voluta dal suo predecessore Luca Zaia. Ora, invece, si cambia pagina: dopo le dimissioni di Brunello, la direzione, con molta probabilità, stando ai rumors, sarà affidata a Rodrigo Cipriani, ad di Media Shopping, la rete dedicata
alle televendite del gruppo Mediaset. E sia dunque: visto che la filiera agroalimentare invoca da tempo un punto di coordinamento della promozione, e che chiudere Buonitalia con una legge, necessaria come quella con cui è stata creata, richiederebbe tempi e trafile burocratiche che, vista la situazione economica, il comparto non può concedersi il lusso di aspettare, è forse logico auspicare che la società del Ministero trovi un nuovo slancio e nuove professionalità per far fronte ai compiti per cui è nata. È quello che, sentendo alcuni protagonisti, si aspetta tutta la filiera, anche perché con i consumi interni che, dalla pasta al vino, dai formaggi ai salumi (e soprattutto nelle fasce di prodotto più eccellenti)continuano a diminuire o a stagnare, l’export è una via obbligata per le imprese italiane. Per il nettare di Bacco le risorse da spendere, soprattutto quelle dell’Ocm vino per la promozione ci sono, i partner di comprovata efficacia ed esperienza, come VeronaFiere con Vinitaly, o l’Istituto per il Commercio con l’Estero (Ice), anche. Se Buonitalia ritroverà spirito, idee e professionalità a servizio delle imprese, metterà in campo iniziative concrete, magari anche dopo essere rifinanziata come vorrebbero alcuni,
e si assumerà quelle responsabilità e quel ruolo di coordinamento della promozione dei nostri sapori che in tanti si aspettano, il sistema agroalimentare del Paese non potrà che esserne contento.

sabato 25 settembre 2010

IL MERCATO CINESE


Anche sul vino, la Cina brucia le tappe, superando Gran Bretagna e Germania sul valore delle importazioni di Bordeaux dalla Francia. Un sorpasso simbolico, riferito dal “Financial Times”, che rappresenta l’ennesimo segnale di quello che è ormai diventato il primo mercato globale su molti beni di consumo. Certo non manca il lavoro da fare per far crescere la cultura del vino, oltre che il consumo, dal momento che c’è chi beve vino rosso con ghiaccio o "tracanna" bottiglie da 1.000 dollari o più.Sicuramente è un segnale importante per le strategie future anche per il vino italiano, in quanto ci sono segnali importanti per il continuo aumento del consumo di vino. La Francia in queste situazioni, anche per il prestigio che ha, è sicuramente il Paese leader, ma presto anche gli altri la seguiranno. Ed è un mercato molto eterogeneo, che non guarda solo ai vini di fascia alta.

LIV-EX 100


Liv-Ex 100 è l’indice delle 100 etichette più scambiate al mondo,che cresciuto del 30% nell’ultimo anno, non pare conoscere crisi. Il settore dei vini da collezione, è un investimento spesso scollegato sia dall’andamento dei mercati finanziari che all’andamento reale dell’economia vitivinicola. Il “Liv-Ex 100”, l’indice che rappresenta le 100 bottiglie più ricercate e scambiate al mondo, ha fatto registrare
nell’ultimo anno una crescita del 30%, pari solo a quella dell’oro che sta viaggiando su incrementi record. L’investimento in vini da collezione non è, però, un affare per tutti: si tratta di una diversificazione degli investimenti in un asset class decisamente particolare. Bisogna conoscere bene quali sono le bottiglie su cui puntare, piccoli “tesori” che costruiscono il loro valore sulla rarità,sull’annata di particolare pregio e sulla domanda elevata. E, naturalmente, è essenziale la capacità di vendere e comprare al momento giusto. Chi investe nelle cosiddette “blue chips” del vino, spesso si rivolge all’intermediario specializzato, che in base al capitale decide tipologia e tempi di compravendita. Esistono anche fondi di investimento specializzato come il Vintage Wine Fund, con portafoglio prevalentemente basato sui vini di Bordeaux; il Noble Crus, la cui soglia minima di ingresso è di 125.000 euro e punta a investitori istituzionali; oppure la Winecapital, società per azioni con sede a Milano. Per adesso, il grosso di questo mercato è dominato dai vini francesi, Bordeaux e Borgogna (90%), ma alcuni italiani si stanno facendo largo nel “Liv-Ex 100”: esemplare è il caso del Masseto della Tenuta dell’Ornellaia (l’annata 2001, venduta nel 2005 a 200 euro, oggi ne vale 500 euro), ma crescono anche il Sassicaia della Tenuta San Guido, il Solaia di Antinori, il Barolo Monfortino di Giacomo Conterno, il Barbaresco Riserva di Bruno Giacosa e la produzione d’élite di Angelo Gaja.

domenica 19 settembre 2010

PILLOLE DI CURIOSITA' : BAG IN BOX


Nei Paesi nordici,soprattutto in Scandinavia, il Bag in Box è il veicolo migliore anche per i vini di qualità, tanto da assorbire il 60% del consumo di vino complessivo. Ma nel resto del mondo stenta ad affermarsi ed è comunque sinonimo di vino di bassa qualità. Sarà solo questione di tempo o resta solo un fenomeno culturale?

ITALIANI E GDO


Calano nelle GDO i consumi in quantità, ma si punta sempre più sul "piacere" alimentare. Ecco il rapporto di Coop sulla spesa degli italiani. L’onda lunga della crisi economica continua a farsi sentire anche nei consumi alimentarti :nella grande distribuzione calano le vendite dello 0,3% nella prima metà del 2010 sul 2009, anche se, va detto, i consumatori del Belpaese sembrano sempre più orientati, in una sorta di paradosso, a una diminuzione delle quantità dei prodotti di base come pasta di semola (-2,8%), conserve a base di pomodoro (-2,3%), olio di oliva (-1,7%) e olii di semi (-5%), privilegiando un approccio più edonistico, salutare e rapido al cibo, che porta ad una crescita decisa dei carrelli “Etnico” (+6,5%), “Salute” (+6,4%) e “Pronto” (+8%), anche se, in genere, gli italiani sono diventati più sobri (il 14% dichiara di aver ridotto l’acquisto di alcolici e l’11% persino il fumo) e hanno messo in atto strategie di contenimento della spesa. Ecco la fotografia scattata dal Rapporto Coop 2010 “Consumi & Distribuzione”. Al supermercato, dunque, che gli italiani continuano a privilegiare come luogo dove fare la spesa, diminuiscono le quantità acquistate e si punta sempre più sul “private label”. Ma, la chiave di volta, è la nuova percezione dell’importanza e del valore del cibo che sta cambiando, se il carrello della spesa si riduce e torna a crescere a doppia cifra (+16%) il consumo degli apparecchi elettronici.

IN PIENA VENDEMMIA 2010:ECCO I PRIMI DATI

I dati forniti in tempo reale da Ismea/Uiv sulla vendemmia 2010: qualità buona e quantità in leggero ribasso. Poco più di 45 milioni di ettolitri: questo il quantitativo previsto da Ismea e Unione Italiana Vini per la vendemmia 2010 attualmente in corso, con la cautela usata nelle prime stime produttive di luglio che sembra quindi essere stata più che veritiera. In particolare, dalla ricognizione dei vigneti effettuata all’inizio di settembre, infatti, risulta che la campagna del 2010 potrebbe essere in linea con quella del 2009 o addirittura leggermente inferiore: il dato attesterebbe per il quinto anno consecutivo i volumi abbondantemente sotto la soglia dei 50 milioni di ettolitri. E se al Nord si prevede un sostanziale aumento, nel Centro si oscilla tra situazioni stabili e una lieve flessione. Al Sud, invece, a partire dall’Abruzzo e dalla Puglia, si registrano significative riprese produttive dopo le decise flessioni del 2009, ma senza tornare ai volumi dei tre anni precedenti all’entrata in vigore della nuova Ocm. Particolarmente importanti, invece, le perdite registrate nelle isole maggiori. La qualità, nel complesso,è buona ma, al solito, molto dipenderà dagli ultimi 20-25 giorni prima della raccolta: fondamentale un clima caldo, ma non umido, con alte temperature diurne e situazioni più fresche di notte, per rallentare la retrogradazione della componente acida. L’indagine è stata effettuata sulla base dei monitoraggi in tempo reale realizzati dalla rete di rilevazione Ismea e dalle oltre 500 imprese socie dell’Unione Italiana Vini in tutto il Belpaese. Ad aumentare l’incertezza sulla campagna appena iniziata, c’è da considerare anche l’effetto della “vendemmia verde”, attivata per la prima volta, che, di fatto, ha tolto materia prima dal circuito produttivo, oltre alle estirpazioni con premio. Nel 2010 sono state accolte domande per 10.741 ettari che si vanno ad aggiungere agli 11.571 ettari del 2009. Emblematico il caso della Sicilia che ha sommato la “vendemmia verde” alle estirpazioni e a un fisiologico calo produttivo, con una perdita stimata del 20% sul 2009.

domenica 12 settembre 2010

INIZIA LA VENDEMMIA 2010:LE PREVISIONI


Tutti si chiedono come sarà la vendemmia 2010. Molto probabilmente non sarà una grandissima annata, così come in tutto il Belpaese, dove la raccolta è in ritardo di
15 giorni sulla media tradizionale, con vini che saranno verosibilmente poco concentrati, profumati e con buone acidità, più in linea con le nuove tendenze dei consumatori che con le preferenze degli enologi, con quantità più o meno in linea con il 2009. Il tutto sarà deciso dalle condizioni metereologiche di settembre se non vireranno sul brutto tempo. Ecco le previsioni, a settembre inoltrato, tra alcuni dei più importanti enologi d’Italia: in generale, emerge la previsione per un’annata più favorevole ai vitigni bianchi, ma con una andamento della maturazione molto regolare anche per quelli a bacca rossa. Fondamentale, per il risultato finale, l’efficacia della conduzione del vigneto nei momenti più difficili della stagione, che hanno richiesto un dispiego di risorse che, forse, non tutti sono stati disposti a mettere in campo, viste le difficoltà del comparto. Una situazione che potrebbe premiare le cantine più strutturate e solide. A preoccupare di più gli enologi, infatti, oltre ai possibili capricci del tempo, è la condizione di grande difficoltà di molte aziende, con prezzi delle uve ancora in ribasso e vigneti che,per rientrare nei costi, non sempre sono stati condotti guardando alla qualità come in passato.

mercoledì 8 settembre 2010

SEMPRE PIU' HI-TECH NEL MONDO DEL VINO


Il concetto è semplice: applicare gli ultimi ritrovati della tecnologia al marketing del vino. In principio fu il BlackBerry a pensare al “sommelier” elettronico sui propri smartphone, poi venne “l’etichetta parlante” di Modulgraf, grazie ad uno speciale inchiostro. In mezzo, le versioni digitali e per iPhone delle varie enoguide. Ma la tecnologia si evolve a ritmi vertiginosi. E così, negli Stati Uniti, dalla collaborazione tra Lion Nathan Wine Group e Scanbuy, nasce “Cellar Key”: grazie ad un “tag”, un codice a barre nel collo della bottiglia,basterà avvicinare il proprio smartphone, dopo aver scaricato l’apposito software gratuito su www.getcellarkey.com, per vedere filmati e schede che raccontano l’origine dell’uva, mostrando vigne e botti, spiegano le qualità organolettiche del vino e consigliano gli abbinamenti migliori. Ancora più semplice l’idea della società italiana In-Wine. Basta collegarsi, via pc o cellulare, su www.in-wine.it,digitare il codice che sarà scritto sul collarino della bottiglia, per vedere dove è l’azienda che lo produce ed “entrarci dentro” con un tour virtuale, con il produttore che racconta la sua storia, e conduce anche il visitatore virtuale in una degustazione guidata dei suoi vini ...

domenica 5 settembre 2010

PILLOLE DI STORIA: I GRECI E IL VINO


Ci racconta Omero che i Greci bevevano vino, simbolo di indiscusso prestigio sociale, a colazione, a pranzo e a cena. Tre erano infatti i pasti nell'arco della giornata: l'ariston, il deiphon e il dorpon. Le viti non si coltivavano però a pergola, ma erano lasciate scorrere sul suolo evitando, con rami e stuoie, il contatto diretto delle ciocche con il terreno. Sempre secondo Omero era a metà settembre che gli uomini e le donne greche si dedicavano alla vendemmia; e dopo aver riempito di uva le conche di legno d'acacia o in muratura, procedevano alla pigiatura. La fermentazione avveniva in grandi vasi di terracotta cosparsi all'esterno di resina e pece e profondamente interrati, per limitare i danni provocati dalla traspirazione. La filtrazione ed il travaso seguivano dopo sei mesi ed il vino era versato in anfore di terracotta o in otri. Secondo Esiodo, invece, la vendemmia avveniva all'inizio di ottobre e l'uva, prima di essere pigiata, veniva esposta al sole per aumentarne la componente zuccherina e diminuirne l'umidità.

venerdì 3 settembre 2010

ACCORDO SUL VINO TRA AUSTRALIA E UE

Dal 1 settembre entra in vigore un accordo sul commercio di vino fra l'Unione Europea e l'Australia, che il Commissario all’Agricoltura Ciolos definisce di “vitale importanza per il settore, perché protegge il regime di etichettatura del vino nell’Ue, garantisce la piena protezione delle indicazioni geografiche europee, anche per i vini destinati ai Paesi terzi, e include un esplicito impegno dell’Australia a proteggere le espressioni "tradizionali comunitarie”. Quindi niente più Marsala made in Australia, ma neanche Porto, Champagne, e altri vini tradizionali della Vecchia Europa “rifatti” nella terra dei canguri.

DECRESCE IL VALORE DEL DIRITTO DI IMPIANTO


In calo su tutto il territorio nazionale il valore “immateriale” del vigneto, costituito dal suo valore estetico, dalla fama del territorio, dal blasone della denominazione, dalla storia e dalla tradizione delle tipologie prodotte . A “decidere” del loro prezzo sempre di più la “forza” sul mercato del vino prodotto su quelle terre, e molto meno ogni tipo di valutazione non direttamente collegata alle logiche di mercato. E dopo un’accelerazione speculativa sul mercato nel suo momento migliore, il vino ha subito, nel recente passato, una decisa battuta d’arresto e molte denominazioni e tipologie soffrono una diminuzione della loro capacità di penetrazione nei mercati. Lo testimonia anche l’andamento dei diritti di reimpianto, un po’ la rappresentazione reale di questo valore aggiunto, decisamente in sofferenza. Una difficoltà che incide sul valore dei vigneti, al di là della loro consistenza storica e mediatica.
Segue una breve analisi fatta da Assoenologi: nel 2009, c'è stato un calo tra il 5 e il 20%, ulteriormente in ribasso, -30%, ad inizio 2010. Un ribasso che interessa un po’ tutte le regioni, con qualche eccezione, pur non toccando le quotazioni stellari di qualche anno fa, da considerarsi ormai un ricordo lontano. Resistono bene, per esempio, i valori dei vigneti dell’Emilia Romagna (50-70.000 euro ad ettaro), grazie al Lambrusco e quelli della Franciacorta (100-150.000 euro), grazie alle bollicine. In crescita i vigneti del Prosecco: 250-300.000 euro ad ettaro nelle zone più vocate di Cartizze e Valdobbiadene, evidentemente più bassi (nell’ordine dei 70-80.000)per quelli nella piana friulana recentemente inglobati nella Doc. Quotazioni tra i 10.000 e i 20.000 euro in Puglia e Sicilia, con un leggero incremento per quelli coltivati alle pendici dell’Etna (30-35.000 euro ad ettaro). Un po’ più preziosi i vigneti campani, specialmente quelli irpini, con quotazioni che si avvicinano ai 40.000 euro ad ettaro. Tra le denominazioni simbolo, se nel Barolo si era arrivati a parlare di 500.000 euro ad ettaro per i vigneti nei cru più importanti, oggi si viaggia fra i 350.000 e i 400.000 euro (-30%) ad ettaro. Stima al ribasso anche per i vigneti del Brunello di Montalcino, arrivati anche a 400.000 euro ad ettaro, e che attualmente, invece, si aggirano intorno ai 300.000 euro (-25%). Da tutto questo possiamo evincere che sicuramente ci sarà una sofferenza maggiore per il valore delle denominazioni minori, mentre quelle più importanti, a meno di clamorosi riassestamenti complessivi, grazie al mantenimento degli albi dei vigneti chiusi, riusciranno a stabilizzare il valore di quei diritti.