Maurizio Peroni

LA VOCE DELLA TIPICITA' DEI VINI DELLA TRADIZIONE PICENA E FAMILIARE !
THE VOICE AND THE UNIQUE CHARACTER OF THE FAMILY AND PICENO TRADITION !

venerdì 31 dicembre 2010

NUOVO MESTIERE: COMMUNITY MANAGER

Il mestiere del futuro nel mondo del vino è il community manager. Facebook, Twitter e i tantissimi blog stanno diventando sempre di più le principali fonti di informazione per gli amanti e gli appassionati del vino. Ma chi può garantire la veridicità di tali fonti? Ecco che nasce una nuova figura professionale: il community manager. Un vero professionista della comunicazione che, navigando su Internet,è in grado di smentire con autorevolezza le non poche falsità che circolano sul web o, viceversa,
confermare (e arricchire) le notizie. I primi a lanciare questa figura professionale i francesi, come scrive il quotidiano di Lione Le Progrès.La CIVB (il Consiglio
Interprofessionale Vini di Bordeaux, l’equivalente dei nostri consorzi) ha appena assunto un community manager che ha la responsabilità di veicolare i social network e i blog. Nel 2011, inoltre, è previsto uno studio per individuare quali sono i siti più
influenti e maggiormente seguiti dai “wineaddicted”.

LA RIBALTA DELLE ENOTECHE

“Enotecari e produttori devo ringraziare davvero il Natale, altrimenti tante belle bottiglie rischierebbero di rimanere sugli scaffali o nelle cantine”. Parola di Giovanni Longo, alla guida, con i fratelli Osvaldo e Paola, della famosa enoteca di Legnano, tra le principali protagoniste della regalistica enogastronomica italiana. “La situazione per questo Natale è stata buona e siamo in netta ripresa sul 2009, anche per vini di un certo pregio. E anche sentendo altri colleghi, la situazione è
generalizzata, almeno al Nord e al Centro Italia. E questo vale sia per i privati che per le aziende: molte che nel 2009 non avevano fatto nulla sono tornate, e altre che avevano optato per prodotti enogastronomici di minor valore sono tornate a spendere. E ci sono bei segnali anche per bottiglie di un certo pregio”. “Anche perché quando si tratta di regalare vino, la variabile del prezzo conta, ma non è l’unica, o non determinate”, gli fa eco Paolo Trimani della storica enoteca Romana. “È presto per
dare delle cifre, ma segnali positivi ci sono. Ed è cambiata la tipologia del cliente: i regali sono sempre più scelti personalmente, ad hoc per chi li riceverà, non esistono più i regalo standard, per cui a 20 persone mando la stessa cosa, c’è un orientamento preciso dei gusti”. E allora quali sono le tipologie più gettonate? “Le bollicine la fanno da padrone, Franciacorta in testa - spiega Longo - un territorio che oggi ha una marcia in più, un fenomeno che riguarda cantine sia storiche che emergenti. Ma anche i grandi rossi hanno ripreso il loro trend abituale”. “Quando si tratta di regali, i grandi classici del vino italiano sono sempre sugli scudi - rilancia Trimani - che si parli di Brunello di Montalcino, di Amarone della Valpolicella o dei grandi piemontesi. In questo periodo aumentano tutte le tipologie, diciamo che si consolidano le tendenze di tutto l’anno, il Natale diventa solo l’occasione per consumare di più i vini che si sono scoperti prima”.

IL BILANCIO DI UN DECENNIO DI VENDEMMIE

Il 2010 volge al termine, e pertanto vogliamo tracciare un breve bilancio delle prime 10 vendemmie targate 2000, che, diciamolo subito, sono state mediamente più che soddisfacenti per l’enologia italiana. Certo, abbiamo cominciato a dover convivere
con una certa mutazione del clima e complessivamente potremmo dire che le annate “calde” (a partire dalla 2000, un millesimo possente quanto potente, in debito, forse, di un po’ di eleganza ed equilibrio)hanno segnato non poco questo avvio del nuovo millenio, con un picco toccato dalla vendemmia 2003, i cui risultati in termini qualitativi sono stati conseguenti. Ma i primi 10 anni del nuovo millennio hanno
offerto anche fenomeni in controtendenza e la vendemmia 2002 si è distinta per una piovosità eccezionale e per un esito qualitativo da dimenticare, anche se non mancano le classiche “eccezioni che confermano la regola”. L’annata 2006, anch’essa “calda”, dai vini generalmente maturi e ricchi, divide i pareri della critica nel confronto con la 2007, dai vini più energici e saporiti. Annate un po’ più deboli sono la 2005, in grado di produrre però vini di bella personalità, la 2008 e la 2009, specie se
considerate nella loro proiezione futura. Millesimi generalmente positivi tutti quanti, ma, probabilmente, non in grado di restare negli annali. E poi, finalmente, la vendemmia 2004, forse la più equilibrata e classica ( non nella nostra zona), che ha “sfornato” le sue declinazioni migliori nei Brunello Riserva e nei Barolo Riserva, con vini immensi e, in alcuni casi, assoluti, e la 2001, un millesimo i cui vini continuano ad evidenziare evoluzioni importanti e punte di sicura eccellenza. E la 2010? Promettente per freschezza e aromaticità, ma, forse, non destinata a incidere più di tanto nella storia enologica del Bel Paese.

domenica 19 dicembre 2010

COSA BEVONO I NOSTRI POLITICI?


Esaminati sotto la lente di ingrandimento i vini proposti ai parlamentari nei
ristoranti e bouvette di Montecitorio e Palazzo Madama. Tra l’approvazione di un ddl e un emendamento alla finanziaria, qui si gustano Chianti, Refosco, Vermentino, Chardonnay.Risultato? Camera sfiduciata e via libera al Senato. Nel menu di Montecitorio, 5 bianchi e 5 rossi in formato 37 cl (costo: 2,10-3,30 euro).
Tra i bianchi: Vermentino “Piero Mancini”, Corvo di Salaparuta “Duca di Salaparuta”,
Frascati “Terre dei Grifi”, Pinot grigio “Santa Margherita” e Orvieto “Bigi”; tra i rossi Rubesco “Lungarotti”, Corvo di Salaparuta “Duca di Salaparuta”, Santa Cristina
“Antinori”, Saccaia “Piero Mancini” e Chianti “Fattorie Melini”. Tutte etichette tra 9 e 6 euro. Che dire? Spicca l’assenza dei vini del nord Italia. Non solo: sono poco rappresentate le grandi denominazioni italiane e manca l’indicazione dell’annata. Va decisamente meglio al Senato: oltre 40 etichette, da 2 euro a calice fino a 70 euro a
bottiglia, ma sono presenti anche Moet&Chandon e Pommery, e non mancano i nostrani Berlucchi, più richiesti dai leghisti; assenti i rossi francesi. Spiccano i vini biodinamici Quercia Bella di Greve in Chianti, soprattutto il rosso Camartina, scelto anche da Obama alla Casa Bianca per le ricorrenze speciali. Da poco presenti i vini Betella (cantina Lovera, in Franciacorta) con una serie di Brut millesimati, in vendita anche col marchio di Palazzo Madama, come regalo di Natale.

I VITIGNI DEL FUTURO


I vitigni del futuro saranno resistenti alle malattie e in grado di dare ottimi vini. Anni fa era solo una speranza, oggi quasi una realtà. Dietro le alchimie del Dna, negli avamposti dell’enologia del futuro, i ricercatori ottengono risultati molto promettenti, incrociando varietà locali e antenate americane, medio-orientali e cinesi. L'Università di Udine e Istituto agrario di S. Michele all’Adige procedono in parallelo, con un occhio alle avanguardie francesi e ungheresi e un obiettivo: rafforzare i vitigni consentendo alle aziende di ridurre i fitofarmaci,con varietà a prova dei flagelli oidio e peronospora. “Siamo in dirittura d’arrivo: entro il
2013 brevetteremo un bianco e un rosso" – spiega il presidente dell’Istituto di genomica applicata di Udine, Raffaele Testolin. Sono ottenuti da circa 15
selezioni che stiamo microvinificando con l’Unione italiana vini”. Sauvignon,
Cabernet, Merlot, Sangiovese e Tocai friulano: da queste varietà, incrociate
per sette generazioni con viti americane e asiatiche, "avremo viti" destinate per di più ai produttori medi”. I risultati migliori? “Dal Sauvignon – dice Michela Cipriani, enologa dell’Uiv – con vini interessanti dal punto di vista chimico
e sensoriale”. A San Michele all’Adige, si incrociano viti nordamericane e azere con
Teròldego, Marzemino, Chardonnay e Pinot grigio. “In un anno avremo i primi risultati
sulla resistenza – dice il ricercatore Marco Stefanini – poi lavoreremo sulla qualità”. Contro la botrite “abbiamo selezionato – spiega – alcuni incroci di vitis vinifera: da 14 mila semi ne abbiamo 160 che micro-vinifichiamo”. Altri incroci di Moscato Ottonel per Malvasia bianca di Candia e Teroldego per Lagrein sono “in prova da produttori locali”.
Come dire: dopo i figli in provetta ci sarà anche l'uva in provetta. Poveri piccoli produttori che tanto coccolano i loro autoctoni!

martedì 7 dicembre 2010

TECNICA E VITICULTURA


Anche l’occhio del satellite,dallo spazio, può aiutare a migliorare la produzione di
vino. Accade in Francia, dove il celebre Chateau Lynch-Bages, storico produttore della denominazione Pauillac, nella regione del Medoc-Bordeaux, ha deciso di sfruttare tecnologie spaziali per facilitare la gestione dei diversi appezzamenti di terreno. E così ha puntato sulla cosiddetta cartografia e mappatura satellitare, grazie al sistema Oenoview, sviluppato da una società francese. Risultato? Sulla base dei dati satellitari ottenuti, soprattutto quelli relativi a intensità della vegetazione e composizione del terreno, la casa vinicola francese ha deciso per una redistribuzione dei vigneti, passati da 130 a 160 appezzamenti, e per una nuova
organizzazione dei metodi della vendemmia. La tecnologia non è poi troppo costosa: per un piccolo appezzamento di terreno la spesa si aggira intorno ai 150 euro. Il sistema, presente alla recente fiera ViniTech di Bordeaux, potrebbe aprire la strada
anche ad altre applicazioni, tra cui il controllo via Gps delle macchine per la vendemmia. “Anche in Italia è presente questa tecnologia, ad esempio in
Franciacorta – spiega Marco Stefanini, ricercatore dell’Istituto agrario di San Michele all’Adige –. E’ una tecnica molto utile per capire lo status di un vigneto. Fornisce informazioni utili, a partire dalla struttura e morfologia del terreno, per la sua razionalizzazione produttiva”.

TOP 10 MIGLIORI VINI ITALIANI

Ecco l'elenco dei migliori vini italiani;risultato ottenuto sommando i punteggi di
quattro guide: Gambero Rosso, L’Espresso, Veronelli e Luca Maroni.
1.Taurasi Radici Riserva 2004 Punti 379
2.Bolgheri Sassicaia 2007 Punti 377,5
3.Kurni 2008 Punti 376,5
4.Barolo Le Rocche del Falletto Riserva 2004 Punti 374,5
5.Bolgheri Superiore Ornellaia 2007 Punti 372,5
6.Rocca di Frassinello 2008 Punti 371
7.Moscato Giallo Passito Serenade Castel Giovannelli 2007 Punti 370,5
8.Solaia 2007 Punti 369,5
8.Montepulciano d’Abruzzo San Calisto 2007 Punti 369,5
9.Trento Brut Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2001 Punti 369
9.Primitivo di Manduria Es 2008 Punti 369
10.Masseto 2007 Punti 368

sabato 4 dicembre 2010

PILLOLE E POZIONI MAGICHE


Parliamo di pillole e pozioni più o meno naturali pubblicizzate dell’era moderna e che promettono di far passare la sbronza, o peggio di preservarti dal cancro o da malattie autodegenerative come l’Alzheimer. La Rebootizer, bibita antisbornia
prodotta in Svizzera dalla Nutradeal Sa di Ginevra e la Red Wine Pill, la pillola
del vino rosso anti-invecchiamento distribuita nelle farmacie della Gran Bretagna. La “Rebootizer” è una specie di tisana a base di estratti naturali di carciofo e varie erbe, che si consuma dopo una serata passata "allegramente". Si è diffusa l’idea, infatti, che questa bevanda sia in grado di ridurre l’alcolemia e di mettere gli automobilisti italiani al riparo dall’etilometro. Molto suggestiva la campagna pubblicitaria tutta incentrata sullo slogan “The Detox Shaker, Great Night Great Morning”. Ma attenzione! Da una ricerca del Ministero della Salute francese,rivela Roberto Pancheri, medico che lavora all’Alcologia (ex Sert) di Trento, emerge che bevande come Rebootizer in commercio già da 15 anni con diversi nomi, non fanno affatto passare la sbornia e, quel che è peggio, incentivano chiaramente all’abuso di alcol. La “Red Wine Pill”, invece, è una delle tante pillole che vengono prodotte utilizzando il resveratrolo, potente antiossidante presente nelle bucce delle uve da vino rosso. Che il resveratrolo abbia effetti benefici non vi sono dubbi,ma non vi sono prove scientifiche che dimostrino che il resveratrolo, una volta estratto dalla buccia, abbia gli effetti benefici pubblicizzati dai produttori”.
La morale: bere buon bicchiere di buon vino rosso e sopratutto bere responsabilmente.

venerdì 3 dicembre 2010

IL FUTURO DEL VINO SECONDO ROBERT PARKER

Per Robert Parker, uno dei più importanti critici enologici del mondo, ha racchiuso in un “decalogo”, il futuro del vino.
Vediamo quali sono:
1) l’utilizzo dei siti specializzati diventerà di uso comune, diffondendo in maniera più democratica ogni genere di informazione;
2) scoppieranno vere e proprie “guerre” per aggiudicarsi i vini migliori: grazie alla pressione dei nuovi mercati come Asia, Sud America e Europa centrale e dell’Est, una cassa di grande Bordeaux che oggi costa 4.000 dollari toccherà i 10.000;
3) la Francia avrà un ridimensionamento: la globalizzazione del vino avrà conseguenze disastrose per questo Paese, e se il 5% dei produttori continuerà a mettere sul mercato vini top, molti falliranno;
4) i tappi spariranno,entro il 2015, quando la maggioranza delle bottiglie non avrà più tappi di sughero ma a vite;
5) la Spagna sarà la nuova star dell’industria e, sempre entro il 2015, le regioni più quotate saranno Torno, Jumila e Priorat;
6) esploderà il Malbec: tra 10 anni la grandezza dei vini argentini prodotti con uva
Malbec sarà riconosciuta da tutti;
7) la Costa Centrale della California governerà l’America, e la regione di Santa Barbara soppianterà la Napa Valley;
8) il Centro-Sud Italia aumenterà di prestigio: Umbria, Basilicata, Sardegna e Sicilia, diventeranno sempre più famose;
9) ci sarà un numero sempre maggiore di buoni vini e buon prezzo, soprattutto di produzione europea e australiana;
10) la parola d’ordine sarà diversità: avremo vini di qualità dai Paesi più inaspettati come Bulgaria, Romania, Russia, Messico, Cina, Giappone, Turchia, Libano e, forse, perfino dall’India.
Siamo tutti d'accordo? Staremo a vedere......

CONSIGLIO PER UN REGALO DI NATALE !


Cercate un regalo natalizio inebriante come il vino , ricco di contenuti, raffinato e
che ci lasci sobri? La risposta è: il libro “Il desiderio del vino”, appena scritto dal presidente della Sorbona, Jean-Robert Pitte, studioso di geografia e del paesaggio oltrecchè storico della gastronomia.Ecco il commento del professor Paolo Scarpi che ne ha curato la prefazione italiana. “È un affascinante viaggio alla
scoperta di come, a partire dalla civiltà babilonese, il vino abbia attraversato secoli, culture e continenti”, spiega il docente di Cultura e Simbologia dei Cibi
dell’Università di Padova. Con una precisazione: “Reale e allo stesso tempo trascendentale, il vino si è da sempre imposto come ponte fra il nostro mondo e l’aldilà, grazie alla sua capacità di esaltare e condurre in un’altra dimensione.
Non a caso a servirsene maggiormente è stata la cultura religiosa”. “Si pensi all’antica Grecia dove la divinità diventa personificazione del vino con Dioniso. Incarnazione che ritorna nel cristianesimo con la trasformazione nel sangue di
Cristo e quindi in Cristo stesso”. Simbologie, aneddoti, storia e geografia dell’enologia hanno contribuito, insieme ad un ricco apparato iconografico, a
decretare il successo del libro in Francia. Vedremo in Italia datosi che è appena uscito nelle librerie.

CONSUMI DEL VINO ALL'ESTERO


Ecco un torta che ci rappresenta le vendite di vino italiano all'estero nell'anno 2009. Sembra proprio che nel futuro imminente si debba puntare ai mercati emergenti, senza però trascurare anche gli Stati Uniti.